<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609</id><updated>2012-02-12T18:52:37.439+01:00</updated><category term='Darianna Saccomani'/><category term='Famiglie Arcobaleno'/><category term='Chiesa Cattolica Apostolica Romana'/><category term='Diritto della persona'/><category term='Pensieri'/><category term='teologia'/><category term='legge'/><category term='diritti'/><category term='autodeterminazione'/><category term='Meditazioni'/><category term='teologia?'/><category term='tutela'/><category term='sociale'/><category term='buona notizia'/><category term='io'/><category term='comunicati'/><category term='Apertura'/><category term='Stato'/><category term='la vita'/><category term='Costizione'/><category term='critica'/><category term='Transessualità'/><category term='me stessa'/><category term='Associazionismo'/><category term='Transgenderismo'/><category term='associazioni'/><category term='Politica'/><category term='società'/><category term='diritti civili'/><category term='riflessioni'/><category term='Spirito'/><title type='text'>Cose che penso</title><subtitle type='html'>Ecco il mio Blog ... mio? Mio sarà il pensiero del momento, la riflessione, l'irritazione o l'analisi che mi troverò a fare, poi sarà di chi vorrà prendere.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>75</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-418895129747596203</id><published>2012-02-12T18:52:00.000+01:00</published><updated>2012-02-12T18:52:37.443+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Darianna Saccomani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='teologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritto della persona'/><title type='text'>Della Buona notizia</title><content type='html'>Devo considerare una cosa che, sicuramente, ha una sua specifica importanza. La questione che deve essere considerata è proprio il "pre-conosciuto"!&lt;br /&gt;La persona che ha una media informazione, una media formazione, che vive la propria esistenza nello sforzo di stare in un equilibrio che vorrebbe sempre meno precario, ma che nei fatti è sempre più difficile da tenere; la persona media che con due anni di ritardo si accorge che le cose non stanno andando bene, che ancora spera e si arrabbia con una classe dirigente che reputa inetta e malandrina, quale pre-conosciuto ha di una argomentazione che richiama ad una libertà pienamente correlata alla responsabilità?&lt;br /&gt;Sostanzialmente non ha gli strumenti sufficienti per poter accedere ad un certo tipo di informazioni e poter valutare con serenità le argomentazioni, proprio perché il sistema culturale, nel quale si è formato ed ha vissuto, ha precostituito degli schemi definiti interpretativi.&lt;br /&gt;Se io usassi il termine "dio", prima ancora di cogliere i sensi possibili, dovrebbe comprendere il perché uso la "d" minuscola, perché non lo configuro nella logica della dottrina o della dogmatica cristiana cattolica apostolica romana, perché sostanzialmente userei quel termine come assunto o esemplificazione di ogni concezione di assoluto. &lt;br /&gt;Se poi arrivassi ad affermare che il concetto stesso di evangelo = buona notizia è nei suoi termini e nel suo senso un concetto esclusivamente politico, questo farebbe a botte con tutta quella cultura che invece ha relegato questa argomentazione nell'ambito religioso. Per non parlare del fatto che spesso le persone confondono la politica con la partitica, aiutare abbondamente dai mass-media che giocano consapevolmente su questo fraintendimento! &lt;br /&gt;Insomma, la buona notizia c'è, ma non c'è più quel substrato culturale sufficiente a poterne cogliere la sua capacità innovativa e di proposizione strutturale.&lt;br /&gt;Certamente questo deve essere profondamente considerato, deve essere riflettuto ed elaborato. Si deve, in altre parole, trovare un linguaggio che consenta il superamento dei limiti imposti da una strutturazione culturale che ha negato l'accesso alla conoscenza.&lt;br /&gt;Del resto il passaggio culturale dall'omosapiens all'omofaber, ha determinato la caduta della conoscenza in favore del sapere! Il sapere codifica e pretende di aver già elaborato e contestualizzato la realtà! Del resto, non è forse frase tipica quella che pretende "fatti e non parole"? Il problema che nessuno si pone: ma i fatti da chi sono determinati? Chi li governa? Quale pensiero soggiace a quei fatti? La praticità tanto auspicata, da quale pensiero è sostenuta? Ed il delegare il pensiero agli altri, non significa forse il consentire loro di gestire anche le azioni?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-418895129747596203?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/418895129747596203/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=418895129747596203' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/418895129747596203'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/418895129747596203'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2012/02/della-buona-notizia.html' title='Della Buona notizia'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-2149936970367259272</id><published>2012-02-12T14:40:00.000+01:00</published><updated>2012-02-12T14:40:51.633+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='buona notizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritto della persona'/><title type='text'>La Buona Novella</title><content type='html'>C'è ancora una buona novella da annunziare, proclamare e raccontare alle persone? C'è ancora un annuncio di speranza e di liberazione che può essere pronunciato?&lt;br /&gt;Nel linguaggio biblico tale buona novella, buona notizia, viene raccontata in un linguaggio assolutamente e prettamente politico, per quanto questo sia stato nei secoli rinchiuso e legato nelle diverse forme religiose, tanto da venire nascosto e trasformato. Ma, per quanto l'impegno titanico di poteri ed autorità, di quei principati e podesta, che in modalità e con tecniche diverse hanno cercato di occultare tale messaggio, rendendolo inaccessibile alle persone, questo messaggio e questa buona notizia non è stata variata, non è stata toccata! C'è, è ancora integralmente presente con tutta la sua carica dirompente di assoluta trasformazione del sistema, con la sua prepotente capacità di risvegliare le persone dal loro sonno condizionato. &lt;br /&gt;L'evangelo di Marco inizia proprio con questa frase: "inizio dell'evangelo di Gesù il cristo, figlio di dio" che volendola tradurre in un linguaggio più immediato potremmo dire: inizio della buona notizia di Gesù, colui che ha preso pienamente su se il suo ruolo politico in quanto non ha avuto paura di essere pienamente figlio di dio.&lt;br /&gt;E si, la parola "cristo" non è un titolo casuale, e la sua valenza politica non è cosa che può rimanere nascosta per troppo tempo. Infatti la traduzione di Messia, di Unto, non è espressione di qualche "roba" stile religioso e rituale, quanto piuttosto la chiarezza dell'identificazione di chi assume politicamente il proprio ruolo di governo e di sovranità! In effetti il "messia" così come la sua traduzione greca "cristo" altro non indica colui o coloro che prendono su sé ed in meniera molto seria e profonda il senso della loro piena sovranità! Ma tale sovranità non è solo espressione di una individuale scelta soggettiva, bensì è espressione chiara di una determinazione che caratterizza ogni soggetto, ovvero quello di essere espressione in assoluto di sé, del diritto soggettivo che si pone di fronte alla storia rivendicandosi ed affermandosi come inalienabile.&lt;br /&gt;Io sono figlia di un assoluto, ovvero sono figlia del diritto di cui sono portatrice ed espressione storica, politica, economica, culturale e sociale. Proprio questo mio essere figlia di questo assoluto soggettivo mi rende automaticamente legittimata nell'assumere su me stessa pienamente il senso di questa sovranità che è insista nella mia stessa persona. E' insita in me quanto in qualsiasi altra persona, la quale nella mia stessa misura e maniera può ed ha facoltà di potersi assumere pienamente la propria sovranità.&lt;br /&gt;C'è una buona notizia, e tale buona notizia si pone oggi di fronte a noi sfidandoci a trovare la modalità e la forma per poterla nuovamente comunicare. Diceva un mio vecchio professore, che la predicazione è sempre sottoposta ad un costante processo di invenzione! E' verissimo! Chi ha consapevolezza della propria sovranità è chiamata e chiamato ad attivare un nuovo e sempre rinnovato processo di invenzione della comunicazione di questa buona notizia. &lt;br /&gt;Ciò che è formidabile in questa buona notizia, è proprio nel fatto che non necessita di leader, quanto piuttosto di consapevolezza soggettiva, di consapevolezza della propria sovranità e della responsabilità che tale sovranità comporta. Nell'ambito di questa buona notizia non ci sono leader, quanto piuttosto diverse funzioni, ruoli e servizi, ma sicuramente non può e non ha senso che vi sia un leader che possa rappresentare ed esprimere il contenuto della sovranità di ciascuno. Ogni persona è sovrana, ed in quanto tale leader di se stessa ed espressione della propria leadership di fronte ad altre leadership con le quali costantemente si deve confrontare, in uno scambio quotidiano nella prospettiva dell'affermazione del diritto.&lt;br /&gt;C'è una buona notizia, e questa non è che vada inventata nuovamente, ma semplicemente va ricompresa e liberata da tutte le gabbie nelle quali si è voluta nascondere e rinchiudere. Ma, per quanto la si voglia incatenare, quella parola non è legabile, non è nascondibile, non è sopprimibile! &lt;br /&gt;C'è, finalmente, la buona notizia, che oggi mi sono dovuta ricordare e nuovamente annunciare!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-2149936970367259272?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/2149936970367259272/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=2149936970367259272' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/2149936970367259272'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/2149936970367259272'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2012/02/la-buona-novella.html' title='La Buona Novella'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-8578249517117647161</id><published>2012-02-05T22:36:00.000+01:00</published><updated>2012-02-05T22:36:28.815+01:00</updated><title type='text'>alla fine</title><content type='html'>&lt;b&gt;Bisogna sapere, imparare a metabolizzare le proprie sconfitte ed i propri fallimenti.&lt;/b&gt; Indubbiamente questa è una bella frase, un pensiero corretto, una giusta ed opportuna impostazione. Il problema si pone e si presenta in una sorta di aporia quando il proprio fallimento è una sconfitta sostanziale e complessiva della propria esistenza. La questione non è più semplicemente circoscritta ad un evento (o più eventi) che intervengono all'interno della propria realtà e che creano uno scompenso, un cambiamento. Quando il proprio fallimento è la propria sconfitta il problema diventa il dover metabolizzare l'interezza della propria esistenza, a partire dai propri principi, da ciò che si è sempre e radicalmente creduto.&lt;br /&gt;Per correttezza di chi avrà la ventura di leggere questo scritto, devo anche - in un qualche modo - provare a tracciare quali sono state le linee guida di tutta la mia esistenza, pensando che chi mi legge abbia anche la voglia di ripercorrere con me una sommaria analisi di un cammino che, ritengo, sia giunto alla sua fine.&lt;br /&gt;Devo anche sottolineare con chiarezza che non ho astio né rabbia né rancore verso qualcuno o qualcosa.&lt;br /&gt;Il mio tentativo è anche quello di cercare di dare una immagine semplice di quegli elementi costitutivi della mia esistenza:&lt;br /&gt;a) l'essere parte di una famiglia, intesa in modo esteso, che comprendeva tutte le persone che circolavano e che erano entrate nella mia esistenza ed io nella loro. L'idea che a precindere dalla possibilità di avere idee diverse, sensazioni diverse, ci fosse un qualcosa che ci legasse, che ci tenesse insieme; il senso di fraternità di comunione, di partecipazione, di un esserci per l'altra persona a prescindere da tante possibili valutazioni. Il senso di appartenenza non era nel fare parte di un gruppo, ma dell'idea, del senso che aveva quel gruppo. Aver fatto parte di chiese evangeliche, mi aveva dato l'idea - nella quale sono cresciuta - che ciò che ci univa non era una sigla, una denominazione, ma una visione della fede, una visione del nostro senso nell'ambito di questa storia nella quale noi avevamo ricevuto un mandato, un compito, un servizio che potesse essere benedizione per tutti gli altri. Ciò che ritenevo dovesse essere il senso profondo di questo appartenere, era che noi fossimo stati e state chiamate a libertà, e che avremmo dovuto chiamare e richiamare tutti alla propria libertà, al proprio essere pienamente persone libere così, come il dio nel quale credo, ci aveva pensate e volute;&lt;br /&gt;b) la lealtà è un altro principio fondamentale, costitutivo della mia formazione. Essere leali verso se stesse e verso gli altri, se vogliamo proprio come conseguenza del punto precedente; lealtà perché diversamente non poteva essere nel principio di rispondere con l'interezza della nostra esistenza a quella chiamata alla libertà, e che nei fatti si dovesse esprimere nella possibilità concreta per tutte le persone di poter ritrovare se stesse pienamente. Si, quello che in genere viene detto "conversione" e che proprio rappresenta il senso del cambiamento della propria mente da un concezione nella quale si deve corrispondere a delle aspettative, all'essere pienamente se stesse in relazione alla storia ed al contesto sociale. Si, la lealtà è un moto profondo!&lt;br /&gt;c)Il vivere senza pregiudizio, soprattutto senza porre come presupposto del proprio giudizio le nostre valutazioni di valore, di bene, di male! L'altro di fronte a noi agisce per quello che è e per come interpreta se stesso e se stessa, tanto che il punto fondamentale diventa non tanto la sua azione, ma se questa è corrispondente e relativa alla propria realtà, alla propria persona, se è espressione piena della lealtà con se stessa e con gli altri. Chi mente, mente quando simula, quando è qualcosa di diverso da ciò che è, quando nega la sua primaria chiamata a libertà, quando smette di essere leale con se stessa e nega se stessa, quando la persona smette di esserci per adeguarsi;&lt;br /&gt;d) la scela della propria azione e del proprio agire a prescindere dalla opportunità e dalla convenienza, dal ritorno che tale azione può produrre. Agire solo sulla base della propria giustizia e secondo la propria giustizia. Agire secondo la propria giustizia significa porsi in modo serio chi è la persona che ti si pone di fronte, soprattutto qual è il suo diritto, quella dimensione inalienabile che non puoi disconoscere, che non puoi accorpare in un comune multiplo che potrebbe nei fatti escluderla. Agire secondo giustizia è guardare con molta attenzione al dirito della persona, guardare al suo profondo, alla sua realtà soggettiva, individuale e personale, e questo a prescindere da ogni valutazione morale, etica, ideologica eccetera.&lt;br /&gt;In una buona sintesi questi sono i 4 principi che hanno determinato la mia esistenza, le mie scelte, le mie azioni.&lt;br /&gt;Su questi 4 principi ho costruito tutto, la mia attività lavorativa, la mia professione, la mia attività nella cultura, nel sociale e nella politica. &lt;br /&gt;All'età di 52 anni mi trovo di fronte alla necessità di fare una constazione sostanziale e, quindi, di fare una valutazione quanto più onesta di tutta la mia esistenza.&lt;br /&gt;Se riguardo a quei 4 principi, mi chiedo sostanzialmente se hanno in un qualche modo funzionato, quanto sono stati validi, quanto sono stati solo l'espressione folle di chi ha ritenuto che potessero essere fondamentali per una esistenza in questa storia, in questa società.&lt;br /&gt;Alla fine della fiera posso solo dire che tutto questo, per quanto splendidamente vero, funzionale, programmatico, capace di prevedere e di poter interagire con la storia, è rimasto lettera morta! &lt;br /&gt;Difetto di comunicazione? Me lo chiedo! &lt;br /&gt;Mi chiedo se ho spiegato male, se ho detto le cose in modo da non esser recepite, se, fondamentalmente, quanto venivo a dire non tratteggiava con sufficiente chiarezza le cose. Eppure la sensazione era che le persone comprendessero, ma cosa non le ha fatto prendere lealmente una posizione in merito? Come mai hanno attuato la logica dell'adeguamento ad un qualcuno che appariva nella sostanza più forte?&lt;br /&gt;Mi chiedo il perché di questo, sostanzialmente perché ho la percezione che un po' tutte le persone con le quali sono venuta in contatto hanno sostanzialmente avuto l'atteggiamento di chi ha ritenuto che io avessi sempre e comunque una minore necessità. Forse era anche vero, almeno fino a quando ha retto l'ultimo dei miei tentativi! Anche questo ultimo tentativo è finito, è arrivato alla sua fine! A me rimane l'amaro di chi ci ha provato per l'ennesima volta e non ci è riuscita; agli altri? Alle altre persone tutto questo non ha prodotto proprio nulla. La loro vita non è cambiata di una virgola ed il loro percorso lo hanno proseguito nei loro guai e nelle loro situazioni. &lt;br /&gt;Le mie energie sono finite, le mie risorse sono finite! Non mi rimane che sistemare quello che è possibile, e chiudere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-8578249517117647161?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/8578249517117647161/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=8578249517117647161' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/8578249517117647161'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/8578249517117647161'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2012/02/alla-fine.html' title='alla fine'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-1308122614566137195</id><published>2012-02-02T19:03:00.000+01:00</published><updated>2012-02-02T19:03:02.281+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Darianna Saccomani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritto della persona'/><title type='text'>La mia inutile esistenza</title><content type='html'>Risultato? Dopo tutto questo e gran parte di cose che non ho comunque espresso né detto? Ieri mi è capitato di parlare con una persona, ed ovviamente parlare di “politica”. La sua depressione, la sua sfiducia, la sua totale rassegnazione mi hanno fatto pensare che io sono sicuramente “la migliore”, se non altro sono la “migliore” proprio per il fatto che non sono rassegnata, che ancora non ho delegato integralmente la mia esistenza a qualcun'altra persona semplicemente perché la sfiducia ha preso il sopravvento su ogni altra cosa.&lt;br /&gt; Sono la “migliore” perché fondamentalmente non sono meglio di nessuna persona al mondo, non sono peggio di nessuna persona al mondo, semplicemente sono consapevole di essere me stessa, consapevole di cosa non voglio, disposta a spendermi per trovare quello che insieme potremmo volere. Sono la “migliore” semplicemente perché sono consapevole che non posso stare nei parametri e nei concetti stereotipati di questo tipo di società. &lt;br /&gt; Sono la “migliore” semplicemente perché sono consapevole della inutilità della mia esistenza! Sono totalmente inutile e tutta la mia esistenza è stata totalmente inutile se non per molti aspetti “dannosa”. &lt;br /&gt; Nasco, e la mia nascita è non voluta! Nasco in una famiglia dove di figli erano già 4 e con uno stipendio che sarebbe stato appena sufficiente per far crescere due figli. Nasco in un momento in cui tutto sarebbe stato meglio accettato che non la nascita di un bambino che, fra l'altro, implica e costringe i miei genitori a mandare in collegio i fratelli più grandi. Inutile e dannosa! Nasco e fra l'altro sono pure persona con diversa identità di genere, quelle persone che vengono definite dalla società ed in senso dispregiativo “trans”! Nasco e sono una donna con un fisico maschile e che subisce una educazione maschile, che viene posta di fronte all'evidenza della propria fisicità e costretta a tentare di adeguarsi a quella fisicità! &lt;br /&gt; La mia totale inutilità si manifesta sempre di più nel corso degli anni, quando inizia a prendere corpo una consapevolezza sociale, un senso di giustizia, un senso profondo di fare parte di una collettività composta da tante piccole o grandi collettività che interagiscono fra loro; inutile nel momento che scopro quanto costa la lotta di classe, quando inizio a conoscere le conseguenze di una stupida ed inutile lotta per il diritto della persona ad avere una pensione, a lavorare con un giusto salario, ad avere una sanità eccetera. La stupida ed inutile lotta per il diritto, per l'affermazione del diritto di tutte le persone, comprese tutte quelle persone che ritengono stupide quelle poche che si spendono e si battono per i diritto di tutte e tutti! &lt;br /&gt; Così prendo atto della inutilità della mia esistenza! Perché? Perché a conti, fatti e secondo i parametri di queste persone che hanno sempre ritenuto stupido ed inutile lottare per il diritto, io non ho mica concluso nulla nella mia esistenza, non ho proprio fatto nulla! Ho combattuto ed ho perso; ho lottato ed ho perso; ho cercato di trasmettere quelle poche cose che potevo trasmettere, ed ho perso! Ho cercato di aggregare le persone e chiamarle a riflettere su aspetti più sostanziali, ed ho perso! &lt;br /&gt; La lunga lista delle mie sconfitte, dei miei insuccessi, del mio aver perso ogni battaglia nella mia esistenza, di aver da subito e sempre, come una costante, portato danno agli altri in un modo o nell'altro, manifesta e palesa la mia esistenza come una dimensione totalmente inutile. Ed i conti vanno pur fatti! Del resto se io oggi mi trovo con una si ricca schiera di insuccessi e di sconfitte, è evidente che io ho sbagliato tutto e che, invece, gli altri che non si sono con me spesi e con me non hanno rischiato; quelle persone che hanno pensato di potermi sfruttare ed ingannare; quelle persone che hanno pensato che potessero trarre vantaggio da quello che io facevo, che mi hanno abbandonata, che si sono dileguate come nebbia al sole, che hanno definito il mio parlare ed agire come filosofia e senza nessun senso pratico, che hanno sempre ritenuto che io dovessi portare la mia azione e le mie energie per dare soddisfazione alla contingenza, tutte queste persone, invece, sono utili, e non sono state dannose per nessuno! Loro possono annoverare nella loro storia, fra le tante sconfitte, anche delle vittorie! &lt;br /&gt; La mia inutilità è stigmatizzata proprio da queste persone, tutte, che idealmente mi hanno semmai anche dato ragione, ma che la ragion del quotidiano ha dato ragione a qualche altra istanza, ed il fatto che loro abbiano – diversamente da me – sbarcato il lunario, le rende vittoriose della loro quotidianità. Io sono una perdente perché non ho neanche vinto la battaglia della quotidianità.&lt;br /&gt; La mia inutilità e dannosità si manifesta palese nella realtà della mia storia, dove tutto ciò che ho tentato di fare è risultato un nulla!&lt;br /&gt; La mia inutile esistenza e la mia inutile vita di persona che non ha mai smesso di lottare può solo raccontare il proprio insuccesso, la propria sconfitta su tutti i piani! Questa è la mia vera storia, la vera storia di chi è stata sconfitta non dai poteri che ha combattuto, ma dall'ignavia e dalla rassegnazione, dalla miopia di chi era oggetto della mia azione.&lt;br /&gt; La mia vita inutile e determinata dal fatto che io ho lottato per chi ha sempre ritenuto inutile la mia lotta! &lt;br /&gt; In effetti, guardiamo bene! Quale utilità ha lottare per il diritto della persona? Non ha nessuna utilità, è dispersivo, poi chi ti ascolta? La gente ha bisogno di risposte subito e sui loro specifici problemi! Certo, sarebbe bello poter lottare per il diritto della persona, a prescindere da questo o quell'aspetto, ma è troppo lunga la cosa; meglio lottare per cose specifiche, per determinati diritti … che so? Il matrimonio omosessuale? Il posto di lavoro per le persone trans? E si, è sicuramente più utile spendersi per le persone trans, si ha un chiaro oggetto, si ha un seguito, si possono conseguire reali successi o sconfitte reali! Ma lottare per il diritto della persona? Per ogni persona, non è lottare anche per quegli aspetti peculiari senza creare privilegi? Ma cosa sto dicendo? C'è forse una gerarchia di diritti? No! Non c'è gerarchia di diritti semplicemente perché i diritti non esistono! Esiste solo il diritto e nel diritto non c'è gerarchia, c'è la persona! Ma questa è utopia, bisogna stare con i piedi per terra. Si devono dare segnali chiari, sensi precisi, bisogna guidare verso qualcosa che si ritiene utile per gli altri! Ma coinvolgerli? Ma chiedere loro cosa è per loro utile? No, non serve, non ha senso! Noi sappiamo cosa è possibile e cosa no, ci muoviamo in modo tale per poter conseguire dei risultati, piccoli, ma almeno dei risultati.&lt;br /&gt; Io sono inutile; sono inutile come amica, sono inutile come socia, sono inutile come persona! Sono inutile perché a me, di quello che ritenete utile, non ho alcun interesse! Non ho interesse alla vostra vittoria quotidiana, alla vostra necessità di risposte e di dare risposte; alla vostra rassegnazione che nulla si può cambiare, al vostro sapervi ben lamentare senza mai affrontare le cose; alla vostra paura di affrontare la storia nella sua interezza, perché non ho interesse per questa vostra ricerca della particolarità, come se la totalità e l'interezza che io posso vedere non sia nei fatti una parzialità, una parcellizzazione di quanto io stessa posso semplicemente comprendere. Io non ho paura del mio limite, per questo chiedo agli altri di non aver paura del loro, perché solo così il nostro limite si allarga, si espande! Ma io sono una che fa filosofia anche nei programmi lavorativi, anche nei progetti di fattibilità! Io non penso alla quotidianità ed infatti io sono finita miseramente nel nulla. Ma ...a confronto del vostro nulla? A confronto della vostra vittoria di pirrò, preferisco il mio nulla e la mia sconfitta. Si, io sono la migliore proprio perché non ho paura della sconfitta, non ho paura della mia fallimentare quotidianità, non ho paura ad estendere il mio limite ed a metterlo in gioco. Io sono la migliore semplicemente perché io sono per voi completamente inutile! &lt;br /&gt; Si, penso proprio che io rimarrò nella mia inutilità, prendendo le distanze sempre con maggiore decisione dalla vostra quotidianità e dalla vostra utilità! Il mio senso per voi è inutile, ed in questo si palesa forte e chiara la profonda incompatibilità! &lt;br /&gt; Del resto devo anche dire che mi sono stancata di essere per voi inutile! Così penso che vivrò pienamente la mia inutilità senza dovervi più far danno, o recarvi fastidio! Del resto io posso solo lavorare, costruire, pensare e vivere solo con chi pensa cose inutili! Ma, appunto, io voglio essere solo inutile e non più dannosa, per questo penso e credo sia giunto il tempo che io abbia la mia strada inutile e chi non la condivide fino in fondo non si avvicini, perché altrimenti quella strada diventa per costoro anche dannosa, profondamente dannosa.&lt;br /&gt; Io sto nella mia piena e totale inutilità, piena e totale assenza della vostra concretezza, perché tale concretezza non mi appartiene e non fa parte della mia esistenza inutile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-1308122614566137195?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/1308122614566137195/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=1308122614566137195' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/1308122614566137195'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/1308122614566137195'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2012/02/la-mia-inutile-esistenza.html' title='La mia inutile esistenza'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-3115432837422060337</id><published>2012-01-22T19:51:00.000+01:00</published><updated>2012-01-22T19:51:37.262+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Costizione'/><title type='text'></title><content type='html'>Mi chiedo quanto sia alta la percezione o la consapevolezza del momento in cui stiamo vivendo. Me lo chiedo anche di fronte ad esternazioni del Presidente del Consiglio quando spiega con chiarezza quale sia la strategia di cui lui si fa portatore in Italia.&lt;br /&gt;Nell'ascoltarlo è possibile scoprire (per chi già lo sapeva averne semplicemente conferma) che la crisi che ci sta massacrando e che sta distruggendo le nostre esistenze, che ci fa perdere casa, affetti, amicizie eccetera, nei fatti non esiste, ma è una logica strategica attuata dai poteri forti per sviluppare il loro programma portando i popoli ad una accettazione di elementi normativi, economici e sociali sufficienti a determinare come logica conseguenza il raggiungimento di obbiettivi chiari e dichiarati.&lt;br /&gt;Splendido! Per quanto ci stia ragionando da tempo, anche utulizzando tutta la mia capacità esplicativa e, contemperaneamente, di sintesi, non sarei mai riuscita a spiegare adeguatamente e chiaramente quanto in poche e chiare frasi ha detto il prof. Monti in questo video rivelatore: http://www.youtube.com/watch?v=g1AG2DlDaaQ&amp;feature=related&lt;br /&gt;Siamo di fronte ad una chiara finalità: l'europa ha bisogno di crisi, di grosse crisi per spingere le popolazioni a dare sempre più ampie parti - lui le chiama "cessioni" - della loro sovranità.&lt;br /&gt;Abbiamo bisogno delle crisi, ma quando le crisi spariscono, rimane un sedimento (leggi e quant'altro) per cui il cambiamento non è reversibile ed è accettato perché c'è la crisi a cui far fronte.&lt;br /&gt;Allora? Questa crisi è reale o è totalmente inventata? Tutto quello che si dice e si è detto sulla crisi economica, è fatto vero, siamo state e stati vittime di una ulteriore menzogna?&lt;br /&gt;Ma, anche volendo tralasciare questo aspetto non secondario, la questione è su cosa stanno agendo queste "cessioni" di cui il Primo Ministro Italiano sta parlando? Bene, tali cessioni si configurano in primo luogo nella restrizione e nella limitazione del diritto della persona! La persona apertamente e dichiaratamente non è più ritenuta e considerata "cittadino" o "cittadina", ma solo componente e facente parte di un popolo che deve rinunciare con il consenso forzato da una finzione, al proprio diritto e ridurre se stessa a suddito di un potere sovrano di soggetti eletti da comitati, lobby ed associazioni segrete che vogliono fare il bello ed il cattivo tempo sulle nostre esistenze!&lt;br /&gt;Da dove sono partiti? Semplicemente da renderci confuse e confusi sul significato della politica. Oggi la maggioranza delle persone confonde la politica con l'attività di partito e dei propri dirigenti. Fra l'altro questa confusione, che ha avuto come massimo artefice Berlusconi e compagnia, ha reso la politica un qualcosa di estraneo alla quotidianità delle persone, le quali non sanno più distinguere uno slogan, un'azione di marketing, da un programma politico, da una idea ed un progetto politico. Questo ha portato le persone a non avere più capacità critica, ma piuttosto di accovacciarsi nel proprio ristretto guscio a tentare di conservare quel nulla che ha, nella convinzione che quel nulla possa essere veramente qualcosa. &lt;br /&gt;E noi cosa stiamo a fare? Quando smetteremo di giocare ai demagoghi e ci metteremo noi per primi a fare politica seriamente? A costruire prima di tutto un tavolo di discussione, di ragionamento, di riflessione di informazione?&lt;br /&gt;QUando?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-3115432837422060337?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/3115432837422060337/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=3115432837422060337' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3115432837422060337'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3115432837422060337'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2012/01/mi-chiedo-quanto-sia-alta-la-percezione.html' title=''/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-1851243371102421551</id><published>2012-01-02T23:35:00.004+01:00</published><updated>2012-01-02T23:50:20.233+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='associazioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritto della persona'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Associazionismo'/><title type='text'>Si riparte dal diritto</title><content type='html'>Prendendo spunto dalla riflessione personale fatta da Fabianna Tozzi (http://www.fabiannatozzi.it/), nel suo blog, vorrei tentare di sviluppare un ragionamento in merito alla centralità del Diritto e, conseguentemente, al senso dell'attività all'interno di una associazione o gruppo politico o quant'altro.&lt;br /&gt;La prima cosa che tenderei a sottolineare è il concetto contenuto in una vecchia frase, ovvero: “la forza di una catena è determinata dall'anello più debole”. Tecnicamente si chiama “punto di rottura” ed è il parametro sulla base del quale si calcolano tante cose, anche direttamente inerenti alla quotidianità delle persone. Il punto di rottura di un trave, di un attrezzo, di un materiale ed anche il punto di rottura di una società. Non a caso la frase riportata è riferita proprio alla società, che in quel contesto veniva paragonata ad una catena dove ogni anello, pur nella sua possibilità di potersi muovere, è comunque strettamente correlato a tutti gli altri anelli, i quali gli determinano la possibilità di movimento autonomo, così come è determinano dal movimento complessivo di tutti gli anelli. Una catena, insomma, nella quale ogni individuo rappresenta un anello, e la sua forza è determinante nello stabilire la forza complessiva della catena stessa. Gli esempi ed i richiami potrebbero essere molti, e tutti sono finalizzati a focalizzare con chiarezza che un qualsiasi gruppo, struttura, materiale è determinato e calcolato proprio sulla base del suo “punto di rottura”.&lt;br /&gt;La nostra società, ma tutto il sistema nel quale viviamo, sembra essersi dimenticata di questa semplice e fondamentale regoletta che interessa ogni aspetto del sapere umano ed ogni aspetto della esistenza delle persone, e questo lo si vede nello sviluppo delle politiche economiche, sociali e culturali del nostro paese, così come lo si vede con maggiore evidenza nelle politiche internazionali che hanno la pretesa di gestire la globalità. La parte più debole non viene riconosciuta e, quindi, tanto meno presa in considerazione. Invece di partire dalla dimensione più debole, questa la si considera come un peso morto ed un impedimento allo sviluppo sociale, economico e culturale da parte di chi pensa ed organizza la politica.&lt;br /&gt;In considerazione di quanto brevemente sopra accennato concettualmente, l'attività politica di una persona (o più persone) che si può esprimere nell'ambito associazionistico, partitico o economico produttivo e di servizi e che vuole tener presente questa semplice regoletta del punto di rottura sociale, si trova nella necessità di individuare quale sia (o quali siano) il punto di rottura della nostra società, ovvero qual è l'anello debole, qual è la realtà di persone che in questo dato contesto sociale, politico, economico e culturale si trovano in una condizione di profonda e radicale debolezza.&lt;br /&gt;Nel 1800 e gran parte del 1900 la parte debole socialmente fu individuata nel proletariato urbano. Ci sarebbe da discutere non poco su questa scelta storica, non tanto per discutere quella scelta in sé, quanto piuttosto per comprendere quali furono i limiti che tale scelta comportò. In primo luogo c'è da evidenziare che tale scelta focalizzò l'attenzione solo su un aspetto – per quanto di maggiore evidenza e più facilmente organizzabile – e che era anche determinato dall'orientamento economico che stava sviluppando ed espandendo la concezione industriale, pretendendo di imporla su ogni piano produttivo ed economico. In questo contesto concettuale che storicamente voleva imporsi (e si è imposto), fu sostanzialmente ignorato il proletariato agreste, legato alla economia agro-zootecnica che, nei fatti, rappresenta economicamente il settore primario. Tutta l'attività politica, sociale, culturale ed economica fu centrata sulla classe operaia che aveva il suo centro ed il suo riferimento nell'industria nascente, ma questa impostazione ha determinato degli scompensi di cui noi ancora oggi paghiamo le conseguenze. Solo a titolo di richiamo si possono citare l'urbanizzazione forzata di grandi masse di persone, l'esplosione di una edilizia arruffata e di pessimo valore con la conseguente perdita di strutturazioni adeguate e ragionate dell'urbanistica, ed uno spaventoso ritardo nello sviluppo della zootecnica e dell'agricoltura sul piano sociale e culturale.&lt;br /&gt;Nella seconda metà del 1900 emergono con forza i movimenti di liberazione, a partire dal movimento di liberazione delle persone nere degli USA capitanate dal loro leader Martin Luther King. Tali movimenti di liberazione nascono in prevalenza nell'ambito urbano ed industrializzato, anche se negli anni 1970 ci fu la nascita di movimenti di liberazione che presero le mosse dalla organizzazione delle zone rurali abbandonate dalla politica in una spaventosa povertà economica, sociale e culturale.&lt;br /&gt;Tali movimenti ebbero il pregio di focalizzare aspetti diversi da quello meramente economico della debolezza sociale, ponendo all'attenzione la questione del diritto della persona come fattore primario di rivendicazione. Chiaramente non trovarono da subito accoglienza presso le centrali organizzative del sistema sociale che, invece, riteneva che il fattore primario di rivendicazione fosse quello economico. Ancora oggi possiamo vedere come questo aspetto di non ritenere fondamentale e primario il diritto , ma di focalizzare ancora tutto sulla base della rivendicazione economica, non solo è presente ma oggi manifesta tutta la sua deteriore azione di rivendicazione e di emancipazione della società dal proprio stato di debolezza. &lt;br /&gt;All'inizio degli anni 2000 e seguenti noi ci troviamo ancora posti in questa situazione, dove la politica e l'attività politica continua a ritenere fondativa e primaria la questione economica, quindi rimanendo sorda alla rivendicazione del diritto della persona come fondamentale per ogni ulteriore emancipazione della società. Tale sordità non si ha solo nelle categorie di persone che possono essere definite “classe dirigente” del paese, ma è fortemente presente anche e soprattutto in quegli ambiti in cui la precarietà, la disoccupazione, la destabilizzazione economica cerca di organizzarsi in strutture di rivendicazione e di lotta. Per semplificare si può dire che ancora oggi la questione del salario prevale sulla rivendicazione del diritto, per tanto si perpetua quell'errore di fondo di impostazione dato a partire dal 1800. Ancora si pensa in termini di liberalismo o di statalismo, come se nella realtà attuale sia ancora possibile pensare in queste categorie, come se le persone fossero determinate e catalogabili esclusivamente dal punto di vista economico. Ancora il punto di riferimento per le analisi sociali e politiche è il PIL, il quale ancora è determinato sulla base della produttività di un paese.&lt;br /&gt;Fattore di debolezza proprio dei movimenti di liberazione è che anche loro non hanno saputo staccarsi da questa visione economica, non hanno saputo costruire un pensiero ed una azione che fosse effettivamente centrata sul Diritto della persona, che avesse come fuoco primario la persona in tutta la sua completezza.&lt;br /&gt;Ritengo che sia giunto il momento che è necessario dare una reale svolta a tutto il sistema di rivendicazione e di progettazione della società nel suo insieme. C'è bisogno di fare un reale salto di mentalità, una emancipazione culturale da una serie di vincoli e di limiti che ci portiamo dietro dalla nostra stessa storia di persone occidentali e condizionate negativamente da un pensiero religioso che, solo formalmente, si richiama al pensiero cristiano.&lt;br /&gt;Ritengo che siano fondamentali i seguenti punti di riflessione, sui quali – quanto meno – avviare un dialogo ed un approfondimento:&lt;br /&gt;L'economia è un fattore importante, ma non il più importante. L'economia, intesa come finanza, quindi come circolazione del denaro e dei beni correlati, fa parte della struttura stessa sulla quale si può fondare il piano sociale, ma essa ha una importanza pari a quella della politica, della socialità e della cultura. Va sostanzialmente ridimensionata nella sua importanza e ridargli quel suo ruolo fondamentale di strumento di valutazione e di passaggio dei beni. Sicuramente è da rivalutare fondamentalmente il significato stesso del denaro, della sua produzione e della sua finalità, di chi siano i legittimi proprietari del denaro.&lt;br /&gt;Il PIL va, di conseguenza, ripensato nei suoi parametri, e sostanzialmente deve essere ridotta l'importanza della produzione in sé, la quale deve essere valutata in termini effettivi di produzione di ricchezza, e non di produzione di materiale. Ci si deve rendere conto che la produzione non può crescere all'infinito e che comunque questa è finalizzata alla ricchezza e non il contrario. Il Prodotto Interno Lordo deve prendere in considerazione anche la capacità di risparmio e di virtuosità della popolazione, ovvero quanto è capace di risparmiare, di tagliare il superfluo, di recuperare e riciclare quanto è già stato prodotto, quanto è capace di far crescere la capacità di acquisto del proprio denaro, quanto è capace di investire in prospettiva, ovvero in cultura, arte e socialità, ovvero di quanto è capace di investire sulla persona e sullo sviluppo del proprio diritto.&lt;br /&gt;La persona deve essere posta la centro dell'analisi complessiva della realtà sociale. L'emancipazione della persona, la sua capacità critica, la sua capacità di valutazione è determinata e incrementata da una sua profonda crescita culturale, di conoscenza dell'arte, della letteratura, della musica. Questo consente alla persona di poter sviluppare idee, progetti, di essere creativa sul piano delle proprie attività, di produrre ricchezza e crescita, di trovare soluzioni e di inventare nuove possibilità. Una società aperta, che accoglie e raccoglie, che si alimenta della diversità, che si nutre del dialogo con ciò che è da lei diversa, perché gli allarga i confini della mente, gli apre nuove prospettive. Una società che ha la persona come centro fondamentale della sua azione e riflessione, è una società che cerca e persegue il benessere della persona in ogni aspetto e che si libera dal senso di colpa, che si libera dalla tutela di qualcuno, per esserci finalmente e pienamente.&lt;br /&gt;Una politica che è centrata sulla persona è una politica che ha come presupposto il Diritto della persona, cioè quello che è costitutivo della persona stessa. Il diritto non è qualcosa di casuale o di arbitrario, ma è ciò che fondativo della persona nella sua interezza che riguarda il suo esserci pienamente, non il suo fare! Il diritto non è nel fare, ma nell'essere, e la politica deve tener conto di questo aspetto fondativo, deve diventare la sua linea guida fondamentale.&lt;br /&gt;La cultura, l'arte, la fauna e la flora di un territorio, la conservazione e la cura del territorio sono elementi normativi nella logica di strutturazione di una società. Se la persona è al centro, al centro della riflessione e della progettazione c'è anche l'ambiente nel quale la persona vive. Non è vivibile la periferia di ogni città, non è più vivibile il centro di ogni città, perché si è persa la centralità della persona per dare spazio ad altro che vede la persona solo come mero strumento o come mercato. La cultura è dare spazio alla mente, dare input, dare senso e sensibilità, attenzione e ragionamento, percezione e pensiero. La cultura è dare struttura alla propria società e renderla ricca di tutte quelle potenzialità che il contesto ambientale e storico presentano.&lt;br /&gt;Si deve ripartire da quello che fu messo in evidenza dai primi movimenti di liberazione della seconda metà del 1900, ma appunto reimpostandoli su una visione più ampia che è quella del diritto della persona è non la frammentazione di una massa informe di singole rivendicazioni. Ci si deve chiedere chi prende in mano il testimone del movimento di liberazione dei neri degli USA, tenendo conto che la sua forza e la sua capacità di saper aggregare neri e bianchi e di conquistare i diritti per tutti! L'emancipazione legale delle persone nere implicava anche l'emancipazione legale delle persone bianche, la liberazione dalla segregazione era libertà per entrambe. Si deve ricordare quanto era detto, predicato ed enunciato e portato avanti da Martin Luther King, ovvero che la lotta era verso la realizzazione di quel “sogno” dove tutti insieme si costituisce una società libera, a prescindere dal genere, dal colore della pelle, dal proprio censo eccetera. Si, quanto è già definito ed enunciato nell'art. 3 della Costituzione, ma che non ha mai visto la luce realmente nella strutturazione della società.&lt;br /&gt;La scommessa di questi tempi è quella di impostare e far crescere una realtà, associativa o partitica o semplicemente politica, proprio su questi presupposti, poiché è fondamentale e strutturale che le persone che si riconoscono in una diversa impostazione trovino il modo e le modalità per creare i presupposti di un modo di agire e di fare politica che sia capace di incidere realmente sul piano culturale, sociale, economico e politico. Ritengo che questo sia il compito primario delle associazioni e dei movimenti nella loro specificità. Infatti se le associazioni hanno delle finalità aggregative e di azione sul territorio, poiché sono tese a raccogliere territorialmente le forze e le intelligenze che a queste finalità si vogliono dedicare, i movimenti hanno un ruolo politico di elaborazione e di proposizione a livello più ampio territorialmente di quelle istanze comuni fra tutte le associazioni o gruppi che vi aderiscono. &lt;br /&gt;L'Associazione ha finalità specifiche e si muove territorialmente su obiettivi concerti, finalizzati al contesto storico, culturale, sociale, politico ed economico nel quale è presente, ed in quanto tale raccoglie ed elabora l'insieme delle istanze e delle dialettiche che si vengono a sviluppare in quel determinato contesto, trasmettendole e rappresentandole al movimento che se ne fa interprete a livello generale ed in correlazione con le altre istanze, dialettiche sviluppate in altri contesti. Fare parte di una Associazione o creare una associazione dovrebbe avere questa finalità, dovrebbe poter essere luogo primario di analisi, proposta e discussione sulle tematiche relative al Diritto. L'associazione è il luogo primario di presenza, e questo è la storia stessa che ci racconta questo metodo. Tutte le realtà che hanno avuto sviluppo e portata a livello storico, soprattutto per i movimenti di liberazione, hanno avuto il loro luogo primario di partenza piccole realtà contestuali. Sempre prendendo ad esempio il movimento dei neri degli USA, esso si fondava ed aveva i suoi centri di discussione e di dialogo proprio nelle Comunità Battiste Nere distribuite su tutto il territorio. In queste comunità ecclesiali veniva discusso, organizzato, elaborato il programma, la proposta che poi il movimento metteva in discussione su tutto il territorio nazionale. Ma il movimento – Martin Luther King – non era altro che il portatore di quelle istanze, che elaborava e strutturava politicamente.&lt;br /&gt;Oggi noi dobbiamo riprendere la discussione a livello locale, riprendere a dialogare con il contesto sociale locale, porsi di fronte alla società con la quale siamo direttamente in contatto, per proporre e per recepire da loro, per poter elaborare insieme quanto è contestualmente vero. Dobbiamo organizzarci localmente nelle nostre specifiche senza più avere riferimenti ideologici a leader di qualsiasi tipo e natura. Chi verrà individuato come leader pubblico non sarà perché ha una sua idea ed una sua linea, ma perché capace di dare corpo e di sintetizzare strutturalmente l'insieme delle istanze che provengono da ogni situazione territoriale.&lt;br /&gt;Si devono creare tante, tante associazioni; si devono moltiplicare i luoghi di discussione reale, si deve produrre discussione, pensiero, dialettica; si deve riprendere la modalità di aggregarci e di imparare a lavorare insieme; si deve imparare a capire di fare parte di un insieme che si riconosce sulla base di presupposti specifici. Le comunità Battiste nere degli USA non si riconobbero né nella caratteristica della loro fede, né nel colore della loro pelle, ma nel comune desiderio e volontà di aprire al diritto e di rendere il diritto aperto e libero. Questo portò le singole persone a lottare con determinazione per una causa comune, perché ciò che univa la persona della chiesa dell'Alabama con quella di Atlanta era il comune desiderio e volontà di aprire il diritto ad ogni persona a prescindere dal sesso, genere, colore della pelle, pensiero, fede eccetera.&lt;br /&gt;Questo è il mio pensiero per questo inizio di anno.&lt;br /&gt;Darianna Saccomani&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-1851243371102421551?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/1851243371102421551/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=1851243371102421551' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/1851243371102421551'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/1851243371102421551'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2012/01/si-riparte-dal-diritto.html' title='Si riparte dal diritto'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-2899034461488839685</id><published>2011-11-06T14:04:00.002+01:00</published><updated>2011-11-06T14:04:50.521+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Darianna Saccomani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritto della persona'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stato'/><title type='text'>L'urgenza di fare politica</title><content type='html'>Il Paese Italia è di fronte ad una delle più grosse crisi strutturali della sua storia, ed eccetto poche eccezioni, la sensazione è che nessuno ci stia ponendo mente in modo serio, organi e strutturale. Il paese va alla deriva, sfaldandosi socialmente, culturalmente, politicamente e finanziariamente, ma tutto questo sembra non essere al primo punto dell'agenda politica sia della maggioranza che dell'opposizione. &lt;br /&gt;Ma sul serio crediamo che il vero problema di tutta questa situazione sia Berlusconi? Indubbiamente Silvio Berlusconi fa parte del problema, ed i quanto primo ministro ritengo debba avere quel minimo di responsabilità di comprendere istituzionalmente che è arrivato il momento di passare la mano. Dobbiamo dirlo con chiarezza che il problema reale è che l'economia reale, quella di chi tutti i giorni lavora, di chi tutti i giorni va a fare la spesa, è stata annullata e svalutata all'infinito dall'economia virtuale, la quale da economia di supporto è diventata luogo di speculazione mediante la quale per la ricchezza (forse) di qualcuno si affamano intere popolazioni, si distruggono economie, si rende senza valore il quotidiano di ogni persona, ciò che effettivamente conta.&lt;br /&gt; Chi vive nel quotidiano, ovvero vive la realtà del Paese, invoca che si prendano provvedimenti! Coloro che si trovano nella “cabina di comando” hanno la responsabilità di assumere decisioni chiare, hanno la responsabilità di trovare soluzioni e di coordinarsi con l'opposizione per la ricerca del bene del Paese. &lt;br /&gt; Tutto questo, che dovrebbe caratterizzare una classe dirigente di un paese, oggi in Italia è del tutto assente, e le poche voci – come quelle del Partito Radicale – che cercano di alzarsi e di richiamare alla legalità ed alla responsabilità, non sono ascoltate se non denigrate e preventivamente demonizzate sia da una parte che dall'altra.&lt;br /&gt; Agli occhi di chi si è posta ad osservare quanto accadeva, nella speranza di trovare una sua collocazione, sembra che ci sia stata quasi una regia per portare il Paese ad uno stato di totale incapacità di agire, ad una progressiva delegittimazione della politica. Una regia che ha costruito – a negli anni fra il 1990 ed il 2000 – un progressivo decadimento culturale e sociale, ad una progressiva ignoranza del senso (da sempre scarso in Italia) dello Stato. Ma fino a quando questo scarso senso dello Stato era appannaggio di un segmento della società, controbilanciato da istituzioni autorevoli e da una classe dirigente del paese che – per quanto contestabile – era autorevole! &lt;br /&gt; Cosa era ancora chiaro prima degli anni 1990? Cosa era ancora condiviso nello Stato? Per quanto molto indebolito, ma negli anni 1990 c'era ancora chiaro il Patto che aveva costituito lo Stato Italiano, ancora c'era la memoria di questo patto ed tale memoria era un deterrente notevole per la classe dirigente ad agire con cautela.&lt;br /&gt; Ma la sensazione è che oggi non solo si è perso la consapevolezza del Patto sociale che costituiva lo Stato Italiano e, quindi, la portata e l'importanza normativa della Costituzione, ma si è persa anche la memoria di quel Patto, di cosa lo ha costituito, su cosa si fonda. E questa memoria non si è persa solo nell'ambito dei cittadini e delle cittadine sempre più prese a cercare di resistere in un contesto di disfacimento totale, ma si è perso anche in quella cosiddetta “società civile” in quegli ambiti culturali ed intellettuali che erano la punta di diamante della società, in quei movimenti che agivano e si battevano per l'affermazione del diritto integrale della persona. &lt;br /&gt; Avvicinarsi a quegli ambienti è trovarsi di fronte ad ambiti introversi su se stessi ed incapaci di aprire lo sguardo, di assumere quel loro ruolo profetico nell'ambito di una società sempre più dormiente ed anestetizzata dai media e dal populismo dilagante.&lt;br /&gt; Forse sono presuntuosa, ma il fatto di essere una persona transessuale mi rende più attenta a quanto sta accadendo o, semplicemente, proprio perché persona che ha la presunzione di avere un suo proprio pensiero, sento una profonda repulsione per ogni tipo di tifoseria da stadio su questioni che riguardano il bene comune dello Stato. Non nego l'importanza di ogni singola istanza che viene portata avanti, ma mi chiedo quale sia il senso di un portare avanti istanze in un contesto dove il patto sociale non esiste più, dove non c'è neanche più memoria di cosa sia fondativo, dove chi è al governo ha il pieno disprezzo dell'istituzione e delle regole, dove sembra vincere la logica del più furbo e del più arrogante.&lt;br /&gt; Voglio pensare ed agire politicamente, e per tanto rivendico questo MIO diritto di agire e pensare politicamente, nella logica di un discorso politico e di una azione politica che sia autenticamente MIA. Sono stanca di dovermi adeguare a qualcosa che gira intorno a ciò che ritengo determinante e fondativo, sono stanca di discorsi demagogici che si riempiono di proclami ma che servono solo a nascondere il vuoto a perdere di posizioni! Sono stanca di essere considerata solo ed esclusivamente apparato votante di un sistema, perché io sono persona che produce, lavora e tenta con tutte le sue forze di dare il proprio contributo alla crescita di questo Paese, ed è stufa di vedersi tarpata, tartassata di tasse, vessata da apparti di Stato che diventano aguzzini applicatori di leggi e norme ingiuste. Sono stanca di dover sottostare a giochi iniqui determinati da un sistema assoggettato agli interessi di banche e di speculatori che ci vogliono schiavizzare.&lt;br /&gt; Voglio ripartire dalla Costituzione, da quel Patto fondativo dello Stato Italiano, perché io sono Italiana e MIA è questa terra e MIO è questo Stato, e non ho più alcuna intenzione di delegare ad altri  le sorti di ciò che per diritto e di MIA competenza. Sono una cittadina e non ho alcuna intenzione di diventare suddita di qualcuno o di un gruppo di potere di cui non conosco le facce né le intenzioni. Sono anche stufa di lamentarmi nel chiuso della mia cameretta o fra quattro amici, perché ritengo che sia arrivato il momento di agire, di riprendere in mano quel Patto e di affermarlo di fronte a chiunque lo voglia nascondere o dimenticare; siano questi i gruppi di potere, siano i governanti, sia la classe dirigente di questo Stato, sia l'Europa! &lt;br /&gt; Se sono in Europa ci voglio essere come Italiana e, quindi, come chi ha dietro di sé un chiaro patto sociale sancito e stabilito dalla Costituzione Italiana. Ad oggi, ancora, non mi trovo di fronte ad un patto sociale che mi costituisce Europa, ma piuttosto mi trovo di fronte ad accordi fra poteri e banche, le quali non hanno ricevuto da me il consenso di gestirmi l'esistenza.&lt;br /&gt; Si deve ri-fondare lo Stato! Parlo di “ri-fondare” perché sono convinta e persuasa che oggi si sia perso il fondamento, e ri-fondare lo Stato significa ri-stabilire il Patto fra cittadini e cittadine che costituiscono lo Stato. Proprio per questo mi chiedo da cosa nasce la nostra Costituzione, e devo ricordare che questa costituzione nasce dal vissuto e dall'esperienza e dalla cultura di persone che avevano vissuto sulla loro pelle la negazione totale di quanto è costitutivo del diritto della persona. Erano persone che uscivano, dopo un ventennio di dittatura e di totalitarismo, da una guerra sanguinosa e folle. Nasce da queste persone le quali avevano ben presente di salvaguardare per le generazioni future e di garantire nel tempo ogni aspetto facente parte del diritto costitutivo della persona. &lt;br /&gt; Nel leggere la Costituzione emerge con chiarezza il patto costitutivo fra i cittadini e che aveva nello Stato quell'organo di servizio deputato a garantire che tale patto fosse mantenuto e rispettato. Proprio per questo i padri costituenti disegnano lo schema normativo sul quale doveva svilupparsi ogni tipo di politica e che tali politiche dovevano trovare la propria origine nel Patto che viene configurato proprio nel cosiddetto Stato Sociale.&lt;br /&gt; Sono profondamente convinta che noi, oggi, non siamo chiamate e chiamati ad “inventarci” un nuovo paradigma di Stato Sociale, quanto piuttosto a rifondarlo su quei principi che costituiscono il fondamento del patto fra i cittadini che costituisce lo Stato, e che trova il suo punto di partenza proprio nella cultura del diritto della persona, poiché come persona collocata nella parte debole della società colgo nella Costituzione quei principi che mi comprendono e che danno senso per ogni persona al Patto Sociale costitutivo dello Stato, il quale si configura come patto fra cittadini e non fra uno Stato padrone ed i suoi sudditi.&lt;br /&gt; Ora mi chiedo se ancora, in questo nostro Paese, c'è qualcuno che sente come prioritario il diritto della persona come elemento fondativo del patto costitutivo dello Stato Italiano. &lt;br /&gt; Proprio per questo io pongo come prioritario il rifondare lo Stato Sociale poiché questo rappresenta il presupposto di ogni scelta ed azione politica, di ogni decisione governativa, di ogni trattativa e patto ulteriore fra gli Stati ed anche all'interno dell'Unione Europea.&lt;br /&gt; Il superamento della crisi, quindi, si ha proprio a partire dal ricollocare nella chiarezza e nella piena condivisione quanto è determinato dal Patto Sociale che trova la sua esplicita traduzione nello Stato Sociale che rappresenta il reale e programmatico investimento per lo sviluppo e la crescita della società e dello Stato nel tempo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-2899034461488839685?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/2899034461488839685/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=2899034461488839685' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/2899034461488839685'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/2899034461488839685'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2011/11/lurgenza-di-fare-politica.html' title='L&apos;urgenza di fare politica'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-6739132847878842200</id><published>2011-11-06T11:13:00.002+01:00</published><updated>2011-11-06T11:13:39.671+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Darianna Saccomani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritto della persona'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti civili'/><title type='text'>Il centro della questione?</title><content type='html'>Parlare di diritti significa andare a parlare di un qualcosa di talmente vasto che, per quanto estremamente concreto e determinante, rischia di diventare un discorso aleatorio e teorico, usato a bella posta come strumento retorico o demagogico che non vuole cogliere o prendere seriamente in considerazione il fatto che nel nostro paese c'è una crescente carenza nel riconoscimento del diritto soggettivo.&lt;br /&gt;Forse la buona intenzione di prendere in visione ogni aspetto della carenza del riconoscimento del diritto soggettivo, porta a diventare dispersive sul piano dell'incisività della propria azione e pensiero. Forviante è il pensare che ci si trovi di fronte alla negazione di una certa quantità diritti che interessano ora questa tipologia di persone ora quell'altra. Tale pensiero è forviante soprattutto perché distoglie dall'attenzione che il diritto soggettivo non è un qualcosa che possa considerarsi come una sommatoria di permessi o riconoscimenti, ma è un unico e sostanziale diritto della persona. Il fatto che poi questo diritto venga declinato su tutta una serie di aspetti, questo non significa che ogni aspetto assume la dignità di diritto a se stante.&lt;br /&gt;Il mio diritto di esserci legittimamente, implica l'essere riconosciuta, poter accedere adeguatamente ai servizi, poter esprimere liberamente il mio pensiero, poter interpretare liberamente il mio esserci nel contesto sociale nel quale vivo. Il mio diritto ad esserci viene negato anche se solo un aspetto  limita la mia possibilità di esserci pienamente nel quadro sociale. Affermare “io ci sono” è l'affermazione sostanziale e di sintesi che rivendica e reclama il proprio diritto, proprio in relazione al fatto che una certa quantità di servizi, opportunità, situazioni sono precluse variamente alle persone proprio perché queste, nella situazione o modalità in cui ci sono, non viene riconosciuta, presa in considerazione, ritenuta importante. Nel momento che a me viene negato un solo aspetto del mio esserci socialmente, mi viene negato il mio diritto soggettivo di esserci e di potermi legittimamente autodeterminare.&lt;br /&gt;Io sono mia, recitava un vecchio slogan, e questo riassumeva l'interezza delle rivendicazioni sociali e politiche di un intero movimento che – sebbene ora molto disconosciute – hanno portato a significativi cambiamenti sociali.&lt;br /&gt;“Io sono mia” esprime un valore politico e sociale fondamentale, poiché sottolinea ed imprime una consapevolezza del proprio diritto ad esserci secondo la propria volontà, visione e determinazione.&lt;br /&gt;Se oggi noi dobbiamo muovere il pensiero e l'azione in relazione al diritto, forse è il momento che riprendiamo a declinare in modo nuovo e incisivo questa affermazione “io sono mia/o”, avendo il coraggio (e non tanto la fantasia) di applicare questa affermazione su ogni piano sociale, culturale, politico ed economico. &lt;br /&gt;Cosa può significare questo? Penso che in primo luogo se noi ci assumiamo il compito ed il coraggio di declinare l'affermazione “io sono mia/o” ci troveremo di fronte ad un profondo disagio in merito alla impostazione politica generale delle rivendicazioni, e questo perché per noi sarà difficile poter sostenere una lotta che indica come diritto ciò che noi riteniamo sia solo un aspetto, uno degli elementi che si declinano dalla consapevolezza del proprio diritto che si attua nella reale possibilità e legittimità di autodeterminazione. In secondo luogo, se ci poniamo su questa linea, non possiamo più permetterci di confondere quale sia il “soggetto/oggetto” del nostro pensiero ed azione. L'affermazione del diritto non è mai un qualcosa che riguarda solo qualcuno, ma riguarda ogni persona, ogni esistenza. L'affermazione del diritto implica che il margine di trattabilità, di mediazione, di personalizzazione si riduce drasticamente, poiché non può consentire in alcun modo la ricerca di un proprio vantaggio o di un proprio particolare. In terzo luogo questa logica ci pone in una posizione critica verso ogni programma politico, poiché potremmo solo ritenere congrui i programmi e le azioni che visualizzino la persona nella sua interezza e nella sua indivisibilità dalla società. &lt;br /&gt;Questo procedere non ci impedisce di ricercare e cogliere dei punti di partenza della riflessione e dell'azione, ma piuttosto ci darà sempre la consapevolezza che si sceglie un aspetto attraverso il quale mettere in luce la negazione complessiva del diritto che si viene a sostenere e reclamare. Se sociologicamente partiamo dal corpo e se politicamente focalizziamo il lavoro, non è perché in questi aspetti vediamo “diritti” negati, ma piuttosto perché partiamo da questi elementi per rappresentare aspetti in cui il diritto all'autodeterminazione venga negato, venga occultato, venga ridotto progressivamente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-6739132847878842200?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/6739132847878842200/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=6739132847878842200' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6739132847878842200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6739132847878842200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2011/11/il-centro-della-questione.html' title='Il centro della questione?'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-5202712500122562825</id><published>2011-09-24T12:36:00.000+02:00</published><updated>2011-09-24T12:36:53.605+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Darianna Saccomani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritto della persona'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transgenderismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transessualità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Famiglie Arcobaleno'/><title type='text'>Si parla di outing?</title><content type='html'>Non mi va di entrare nella polemica attuale riguardo all'outing recente di 10 personaggi pubblici che fanno parte del nostro parlamento. A me, personalmente, se siano o meno omosessuali poco importa. Tutto questo argomento mi pone nella condizione di fare alcune considerazioni a partire da una visione personale di persona transessuale e che ha sviluppato anche una propria comprensione della situazione delle persone transgender.&lt;br /&gt;Cosa è il coming-out e cosa è l'outing per una persona transessuale e transgender? Sono due eventi contemporanei nella esistenza di una persona T, infatti pur se la persona a livello del proprio ambito dichiara il proprio essere persona trans, nell'ambito sociale, invece, subisce quotidianamente lo "sputtanamento" della propria realtà personale. &lt;br /&gt;Sorrido per  non piangere quando leggo certe cose, le motivazioni contrarie come quelle a favore di questo atto compiuto da "anonimi", il cui unico fine mi sembra essere semplicemente lo sputtanamento di questi soggetti sbattuti in internet. &lt;br /&gt;Sorrido perché è questione propria di chi si può nascondere, non di chi non può nascondersi. E si, l'identità di genere non lascia margini che, invece, lascia l'orientamento sessuale. Una persona che si trova a vivere nell'ambito di una incongruenza fra la propria interpretazione di sé ed la marcatura di genere che la sua biologia gli ha attribuito, la questione diventa un problema che esce dai limiti e dagli ambiti del coming-out o dell'outing, perché diventa una questione esistenziale che caratterizza la propria esistenza determinandone la qualità della sua esistenza. Per chi non ha cibo, la disquisizione se la pasta è più buona se ben cotta o se al dente, è argomentazione assolutamente astratta, puro esercizio accademico quando non meramente demagogico.&lt;br /&gt;A me, come persona transessuale, tutta questa questione risulta assolutamente insulsa e indicizzante di una scelta (non so quanto consapevole) politica del movimento gestisto da Lesbiche e Gay che si guarda bene di valutare effettivamente cosa significa e cosa implica parlare di queste cose. La questione della persona, della legittimità del suo esserci come coincidente o conguente alla propria interpretazione di sé, sembra non essere assolutamente presa in considerazione in modo serio da parte di chi, oggi, si arroga di rappresentare e interpretare le necessità dell'inisieme delle persone LGBTIQ.&lt;br /&gt;Una volta di più devo segnare quanto io mi trovi sempre più distante da chi si sta facendo interprete del movimento. &lt;br /&gt;La questione della lotta delle persone omosessuali è sicuramente importante, ma è chiaro che è una parzialità che diventa negativa come proposizione politica? E' chiaro che il pretendere che tutto passi nel riconoscimento delle necessità omosessuali significa squalificare e ridicolizzare l'insieme delle battaglie per il diritto della persona?&lt;br /&gt;Se oggi io prendo in visione la battaglia che portano avanti le famiglie arcobaleno, io ritengo tali battaglie assolutamente fondative, poiché è in gioco la realtà dei figli e delle figlie, le quali subiscono le conseguenze delle discriminazioni che hanno come oggetto i loro genitori. Ma le altre battaglie? Dove il diritto della persona viene posto in primo piano? &lt;br /&gt;Me lo chiedo e non trovo risposta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-5202712500122562825?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/5202712500122562825/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=5202712500122562825' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/5202712500122562825'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/5202712500122562825'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2011/09/si-parla-di-outing.html' title='Si parla di outing?'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-2715302591095516629</id><published>2011-08-20T21:07:00.002+02:00</published><updated>2011-08-20T21:07:08.678+02:00</updated><title type='text'>Pensieri a ruota "libera"</title><content type='html'>Riflessioni a ruota libera?&lt;br /&gt;	Ho un crescente disagio ogni volta che mi trovo ad usare la parola “libera” in tutte le sue coniugazioni. Riflessioni “libere”? No, è un eufemismo che non regge di fronte alla realtà. In Italia, mi pare, che non ci sia più nulla di libero, tanto meno la possibilità di avere un “libero” pensiero. Non posso avere un libero pensiero quando, nei fatti, ho migliaia di questioni aperte di fronte alle quali mi trovo posta fra la demagogia ipocrita degli uni, e la demagogia di sopravvivenza degli altri. Demagogia sia da parte di chi consapevolmente deprime e circoscrivere in ambiti sempre più stretti i diritti civili, demagogia da parte di chi questi diritti civili vorrebbe reclamarli.&lt;br /&gt;	Dove posso vedere libertà o espressione di libero pensiero, come io stessa posso esprimere un libero pensiero, quando sembra che nessuno si renda veramente conto di cosa sta accadendo nel nostro paese? Chi è pervasa dal timore e dalla preoccupazione smette di essere libera, prima ancora di perdere la lucidità. Io sono pervasa dal timore e dalla preoccupazione perché vedo che non vi sono più cittadini e cittadine, ma solo un popolo di indistinti arrabbiati nei confronti dei loro sovrani perché ora non gli garantiscono più la solita “paga” a fronte della loro sudditanza ed ubbidienza.&lt;br /&gt;	Vedo che menti fervide si rinchiudono nel particolare, incapaci di aprirsi ad un più vasto, incapaci di osare. Ma se non osano le menti fervide, chi deve osare? Di fronte al crollo di un sistema dove almeno poteva essere logico scrivere una petizione per fare dimettere un insulso individuo, dove una interpellanza parlamentare avrebbe messo alla berlina personaggi che si sono permessi di giustificare gli eventi di Oslo … e si continua su questa strada come se nessuno registrasse che ogni nostra petizione non porta neanche ad un “minuto di vergogna”, che una interpellanza parlamentare non produce altro che semplici declamazioni eclatanti e risonanti ma nulla di effettivo segue.&lt;br /&gt;	Ma ci rendiamo conto che è giunto il momento di fare veramente un passo avanti? Oppure ostinatamente continuiamo a coltivare il nostro orticello, pensando che “non stia succedendo niente”? Questa volta non arresteranno qualche studente né quale operaio, questa volta sarà lo spazio delle rivolte del nulla e del vuoto, le rivolte di chi non potrà più permettersi un certo tenore di vita, ma che non si interrogherà neanche per un attimo di cosa in effetti sta succedendo.&lt;br /&gt;	Ma io, che lo scrivo a fare?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-2715302591095516629?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/2715302591095516629/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=2715302591095516629' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/2715302591095516629'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/2715302591095516629'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2011/08/pensieri-ruota-libera.html' title='Pensieri a ruota &quot;libera&quot;'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-480795104298830008</id><published>2011-08-04T21:38:00.000+02:00</published><updated>2011-08-04T21:38:44.079+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti civili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Punto di partenza</title><content type='html'>In ogni cosa ci deve essere un "punto" di partenza, un idea, un qualcosa che sollecita a pensare ed investigare. Forse oggi c'è poco pensiero proprio perché le sollecitazioni e gli stimoli che ci provengono dall'esterno sono raccolti solo in modalità di consumo, di utilizzo dell'informazione senza quella necessaria "fatica" di dover approfondire, riflettere, studiare ed impiegarci quel minimo di energia necessaria perché quella sollecitazione possa rappresentare un punto di partenza opportuno.&lt;br /&gt;C'è una indubbia sollecitazione che mi ha colta e che mi ha spinto ad una più profonda riflessione, e questa mi proviene sicuramente dal "Piccolo Manifesto Pangender" di Mirella Izzo, il quale mi ha sostanzialmente spinta a prendere in considerazione una prospettiva diversa, più ampia della storia nella quale vivo e nella quale cerco di apportare - con le mie capacità e forze - un contributo di pensiero, di progetto e di sviluppo.&lt;br /&gt;Ogni idea evoca, richiama, suscita emozioni e riflessioni, scatena all'interno della persona che la recepisce una scintilla che può provocare una reazione a catena di riflessioni, di necessità di chiarificazioni. Questo ha sostanzialmente suscitato in me l'idea Pangender, per quanto tutto questo movimento di pensieri e di riflessioni poco veniva a legarsi con il richiamo primario che lo stesso termine Pangender sotto intende. &lt;br /&gt;Forse l'idea Pangender mi coglie nello sforzo di trovare una uscita da una modalità definita, costretta nei limiti e negli spazi determinati dalla comprensione del “genere” come identificativo di una o mille identità, di una dimensione che supera la costrizione di ragionare a partire dalla parcellizzazione che socialmente si viene a subire nel momento in cui si è “diverse” in quanto transgender (transessuali). L'idea Pangender – nella mia mente – diventa la dichiarazione di un “principio” di un nuovo punto di partenza nell'analisi e nell'azione, il quale si trova ad abbracciare tutto il campo umano.&lt;br /&gt;Da subito l'idea Pangender viene ad interrogarmi sul piano complessivo della vita sociale ed individuale delle persone, diventa subito la questione di fondo da cui può partire un nuovo presupposto di impostazione del pensiero e dell'attività di progettazione. Questa visione che mi si apriva di fronte all'idea Pangender, inizia a trovare delle conferme, dei contributi delle espressioni analitiche chiare nel dialogo con Luisa Stasi e con Emanuela Abbatecola, questioni  che mi fanno sentire asfittica una stretta correlazione fra l'idea Pangender e l'attività specifica nel quadro dell'associazionismo trans o più ampio LGBTIQ.&lt;br /&gt;Nel corso del tempo maturo l'idea che Pangender possa essere un principio innovativo nella visione economica, ovvero come strumento interpretativo dello sviluppo economico sulla base della correlazione fra tutte quelle macro aree che compongono il piano economico (Culturale, Sociale, Economico e Politico), e su questo inizio a concentrare la mia riflessione, sollecitata da più parti a dare uno sguardo complessivo alla realtà, uscire dallo schema ristretto di un posizionamento di genere o sessuale, comprendere che la dimensione di genere è primariamente una questione di come ci si rapporta al contesto sociale, culturale, politico e finanziario (il mercato nel suo complesso).&lt;br /&gt;È l'interrogativo se tale idea può essere strutturale, se può divenire l'elemento di una nuova impostazione di ogni attività per l'affermazione dei diritti della persona, proprio a partire da come la persona stessa vuole esserci contestualmente alla propria esistenza, a prescindere da ogni pretesa di determinazione da parte di altri per le più diverse motivazioni culturali, sociali, politiche e finanziarie. &lt;br /&gt;Non è tanto la questione dell'essere, ma piuttosto - l'idea Pangender per come io la percepisco – è il porre l'accento nel diritto di esserci a partire da come ogni singolo soggetto si interpreta e si comprende. È l'affermazione più ampia del diritto all'autodeterminazione che si presenta come lo sforzo, prima di tutto culturale, di uscire da una categorizzazione. Di fronte ad una impostazione in cui “pangender” assume il carattere di una identificazione di status delle persone, mi pare di cogliere la possibilità culturale – in prima istanza – di un diverso approccio che necessariamente deve partire da una riflessione sul significato stesso del termine.&lt;br /&gt;Forse in tutto questo effettivamente mi sono allontanata dall'idea stessa del “piccolo manifesto pangender” di Mirella Izzo, ma questo è per me stato un incpit, un punto di partenza, una apertura ad un qualcosa di non investigato e tutto da scoprire.&lt;br /&gt;Forse proprio per questo è giusto che la mia esperienza in Crisalide Pangender sia finita, ma perché evidentemente io ho preso una strada diversa, un percorso in cui il “pan” viene letto come “Tutti” e non come “tutto”, ed il “gender” viene letto come elemento sostanziale interpretativo del sé della persona nel suo pieno diritto di esprimersi e di esserci liberamente.&lt;br /&gt;L'idea Pangender così come mi è stata evocata mi porta ad una visione che prende in considerazione il piano economico nel quale ogni società si viene a strutturare, con le sue molteplici modalità di espressione soggettiva, come presupposto fondativo del diritto soggettivo prima ancora di ogni preteso diritto collettivo. Un idea che chiede una riflessione sul piano sociale, culturale, politico e di mercato, poiché è mia solida convinzione che vi può essere una economia pangender, una economia nella quale il soggetto ed il suo pieno diritti di esserci sia collocato nella legittimità non discutibile.&lt;br /&gt;Non è l'assoggettamento di una argomentazione ad un concetto finanziario, così da determinare o ritenere che ogni cosa sia o debba essere determinata dal mercato, al contrario, è piuttosto ritenere che ogni tipo di proposta, di azione e di visione debba essere sostenibile economicamente, ovvero comprenda ed interagisca su tutte le regole che costituiscono le relazioni sociali, sia quelle determinate dal diritto, sia quelle che si impongono per consuetudine. Il senso che evoca in me l'idea Pangender, appunto in una interpretazione di questo in senso più esteso o – se si vuole – più sistemico, è appunto quello in cui la persona, il soggetto, l'individuo sia posto come principio e fine di ogni attività che si svolge all'interno delle norme che regolano le relazioni sociali (ovvero l'economia). Infatti è mia convinzione che tante e troppe storture sociali di cui le persone più deboli sono oggetto, hanno la loro origine nel porre come principio e fine altro che non sia il soggetto, l'individuo, la persona. Nel mercato, come in politica, come nelle scelte sociali e così nella cultura quale posto ha effettivamente il “soggetto”, l'”individuo”, la “persona”? Si parla di un generico “umano”, categoria che non necessariamente comprende tutti, anzi sempre più e sempre in modo più evidente proprio attraverso questa generica categorizzazione il diritto soggettivo viene sacrificato in nome di altro, e spesso questo altro è una generica concezione di “umano” di “umanità” che nulla a che vedere con la realtà di ogni singola persona, che è tendente ad idealizzare un modello e produrlo come standard di riferimento al quale tutto deve -  in un qualche modo ed entro i limiti definiti di un rapporto di tolleranza – rientrare.&lt;br /&gt;Proprio per questo il principio, il punto di partenza di questa riflessione trova il suo ambito proprio a partire da persone transgender, poiché parte da chi vive quotidianamente la condizione di chi non rientra in alcun modo nei limiti definiti dal rapporto di tolleranza. Ma questo punto di partenza è, appunto, la partenza di una riflessione e di una analisi che focalizza ed esprime la condizione in cui ogni persona socialmente si viene a trovare, ovvero persona che a prescindere da sé e dalla propria interpretazione di esserci socialmente, a prescindere dal fatto che sia più o meno nello standard o nei limiti di tolleranza che questo standard impone, si trova sostanzialmente negata nella possibilità piena di viversi ed esserci socialmente per come lei si sente di essere e di interpretarsi.&lt;br /&gt;Se è stato ormai compreso ed assodato che l'omologazione è un qualcosa di economicamente non valido, perché nell'ambito delle persone – invece – si cerca costantemente questa omologazione culturale, sociale, politica e finanziaria? &lt;br /&gt;L'evidenza di questa situazione mi è stata data sostanzialmente da una riflessione di Luisa Stasi in relazione al corpo, al linguaggio che esprime e di come è usato per esprimere – in modalità diverse – un disagio che non trova composizione. Anoressia, Bulimia e Vigoressia cosa esprimono se non questo disagio che reclama il proprio corpo come luogo nel quale ancora rimane un margine di “autonoma decisione”? E cosa significa tutto questo? Significa che la questione deve passare da un rapporto di mera intuizione ad un qualcosa di più composto, di pensato, di ragionato, di discusso; deve passare ad essere principio, punto di partenza di una modalità nuova.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-480795104298830008?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/480795104298830008/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=480795104298830008' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/480795104298830008'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/480795104298830008'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2011/08/punto-di-partenza.html' title='Punto di partenza'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-3074549877649688220</id><published>2011-06-13T19:47:00.001+02:00</published><updated>2011-06-13T19:47:24.858+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Darianna Saccomani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti civili'/><title type='text'>Sul diritto e sui diritti</title><content type='html'>E' sempre necessario fare riflettere sulla storia che stiamo vivendo, su quanto sta accadendo nella nostra società, ed è sempre più necessario sforzarci di guardare qual è lo stato dei diritti nella nostra società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' stato raggiunto il quorum per questi 4 referendum che trattavano tutti questioni importanti, questioni che prendevano di petto la vita reale delle persone, sotto certi aspetti che prendevano decisioni grosse e pesanti per quanto riguarda il futuro di questa nostra società. Sicuramente partecipo con gioia profonda al fatto che si sia raggiunto il quorum, ma non gioisco poi tanto nel momento in cui penso che solo il 57% delle cittadine e dei cittadini italiani sono andati a votare. L'altro 43%? Posso ignorare che il 43% delle mie concittadine e concittadini ha negato uno dei nostri diritti fondamentali?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Indubbiamente ho un pregiudizio, ovvero ritengo che è facile andare a pescare sulla base di quel 26% di astenzionisti abituali, ma è anche facile sviluppare un discorso di questo tipo. Piuttosto non è da pensare in modo più serio e profondo al perché queste persone rinunciano ad un loro diritto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ripenso a quante volte ed in quante maniere le persone soprassiedono alla rivendicazione dei loro diritti, come spesso diventi una consuetudine quella di sopportare i sopprusi, un lasciarsi andare ad un andazzo dove l'angeria, il soppruso, la furberia sono non solo sopportate, ma addirittura premiate e viste come obiettivo della propria esistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è un ribaltamento dei significati, un costante ribaltamento delle cose; un palese insuccesso si trasforma in una vittoria; dove ci si accontenta di una parzialità come se fosse la norma l'insuccesso, come se fosse la norma il non raggiungimento del quorum. Si vince e si perde sulla base dello scontro reale. Non era più significativo e più soddisfacente un 53% di si ed un 47% di no? Non sarebbe stato più significativo e più avvincente che le ragioni dei NO e quelle dei SI si fossero scontrate ed avessero posto le persone aventi diritto al voto di fronte ad una chiara e completa informazione? Forse se tutto questo fosse accaduto le percentuali non sarebbero state così, ma chi ha votato 4 SI per dare la spallata a Berlusconi avrebbe votato in modo diverso o, quanto meno, non così compatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché sto ragionando su questo? Perché in tutto questo avverto fortemente e nuovamente la negazione profonda del diritto all'autodeterminazione della persona. Avverto fortemente il senso di un meccanismo sociale di induzione e di prevaricazione dove la costruzione del consenso e del dissenso avviene in modalità forvianti, demagogiche, pretestuose e prive di una reale riflessione e confronto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gioisco perché ho votato convintamente 4 SI! Ma anche questo mi lascia un grande amaro in bocca, come quello di una occasione persa, di una opportunità di civiltà, come la possibilità di essere effettivamente un paese di soggetti pensanti. E tutto si consuma così, in adesioni ad un qualcosa senza capirne il senso, il motivo, seguendo quella fatiscente e vacua ricerca del numero da poter esibire. Ma posso accettare di essere ritenuta un numero? Posso accettare che ciò che sono sia legata solo ad una dimensione numerica ritenuta rilevante? Ed il mio soggettivo diritto ad autodeterminarmi, anche a perdere democraticamente la mia battaglia, non ha più luogo! Mi è negato pure il diritto di aver perso, così come quello di aver vinto. A me, alle persone è dato solo il diritto di essere spettatori marginalmente interattivi con un gioco che si compie sulle nostre teste e di cui conosciamo solo i burrattini, ma non chi tira le fila.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-3074549877649688220?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/3074549877649688220/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=3074549877649688220' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3074549877649688220'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3074549877649688220'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2011/06/sul-diritto-e-sui-diritti.html' title='Sul diritto e sui diritti'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-4285837052649109317</id><published>2011-05-19T23:31:00.000+02:00</published><updated>2011-05-19T23:31:58.133+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Darianna Saccomani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti civili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sociale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Chiesa Cattolica Apostolica Romana'/><title type='text'>C'è ancora un orizzonte?</title><content type='html'>Lentamente, ma sembra inesorabilmente, si sta radicando in me la convizione che nulla serve tentare un qualsiasi dialogo con chi ritiene di rappresentare la realtà delle persone LGBTIQ (lesbiche, gay, bisex, transex, intersex e queer), ma anche nulla serve tentare un dialogo con le persone TTI (transgender, transessuali ed intersex). Forse è il periodo di stanchezza psichica e mentale, forse è la carenza di energia che si sta cronicizzando, forse è il momento in cui sto smettendo di anteporre il cuore alla mente, e quindi inizio a guardare con più lucidità quanto accade e cosa mi sta intorno.&lt;br /&gt;La voglia di polemica che mi prende, anche solo nel riflettere e pensare a quanto sto scrivendo, è segno di quanto ancora sia presente e pressante il richiamo verso questa realtà umana che, indubbiamente e pesantemente, vive in uno stato di sofferenza profonda, una situazione in cui il ridicolo richiamo alla sofferenza dell'uno nei confronti dell'altro, diventa espressione drammatica e pesantemente lacerante di una sofferenza umana che rimane chiusa, inespressa, inascoltata e denigrata. &lt;br /&gt;Ma posso lasciarmi prendere dal dolore e dalla sofferenza, così da cercare di mitigarli attraverso l'innesco di polemiche e di attacchi? Posso pensare che ancora ci sia un margine possibile? Devo dare spazio ad un pensiero politico e non alla tentazione ed alla voglia, necessità di urlare la mia rabbia, il mio essere pienamente solidale e, quindi, il soffrire di tanti atteggiamenti e modalità. Devo dare spazio al pensiero politico e chiamare il più possibile al pensare politicamente in questo contesto, dove la sconfitta della Deputata Paola Concia deve esser compresa politicamente. Devo cercare di sforzarmi di riflettere politicamente e di tentare di dare una interpretazione politica a questa sconfitta, la quale non è della Deputata Paola Concia, ma è della nostra realtà politica e partitica italiana, una sconfitta dei diritti civili a tutto tondo. &lt;br /&gt;Non è il fatto che questa legge sia stata bocciata in sede di commissione giustizia, ma piuttosto il fatto che si sia bocciata una ovvietà del diritto, questo mi fa pensare e mi spaventa. Se in una società si viene a perdere anche il minimo senso del diritto, di quello che "non costa nulla" e che non toglie né aggiunge, cosa ne sarà del diritto quando riguarderà questioni fondamentali, questioni di rilevanza effettivamente sociale e di portata immediatamente percepibile a livello nazionale? &lt;br /&gt;Possiamo dire che è stata sbagliata la linea politica perseguita fino ad oggi da chi si è addoperato per i diritti civili in Italia, possiamo pure invocare memoria di azioni forti e coraggiose, possiamo invocare ciò che meglio riteniamo di un glorioso passato, ma la cosa che rimane è la situazione storica nella quale viviamo, e tale situazione pretende che si proceda seriamente su un'analisi politica capace di aprirsi ad un contesto più ampio e capace di vedere oltre l'apparenza.&lt;br /&gt;Può essere che siamo arrivate ed arrivati ad una situazione tale in cui il pensiero politico si sia esaurito o sia rimasto solo in poche e spente persone? Oppure si può ritenere che c'è chi ha opportunisticamente cavalcato questo degrado politico e culturale, nell'attesa che si sviluppasse una nuova possibile consapevolezza? Può essere! E se così potrebbe essere, non dobbiamo - in un qualche modo - riprendere l'argomentazione politica della nostra realtà sociale di cittadine e cittadini affrontando con lucidità ogni aspetto sostanziale che costituisce il nostro essere un paese?&lt;br /&gt;Non posso accettare che si proseguamo a nascondere alla nostra analisi la questione di fondo che ha determinato ogni tempo ed ogni situazione politica e sociale nel nostro paese Italia. Non posso pensare che sia per tutti solo una visione di contrapposizione fra lo Stato (laico e democratico) e la Chiesa Cattolica Apostolica Romana. La questione della Chiesa Cattolica Apostolica Romana (da ora in poi CCAR)è questione che dal 20 settembre 1870 si trascina e che merita di essere rimessa al centro della nostra argomentazione, in senso pienamente politico e laico.&lt;br /&gt;Credo che si debba fare uno sforzo di "invenzione" in merito a questa questione. Si, uno sforzo di invenzione proprio perché è necessario trovare una nuova formula per affrontare questa questione che è fondamentale nel nostro paese e che non può proseguire come si ci fosse un dialogo fra "sordi". &lt;br /&gt;Non è una questione di teologia, di fede o di religiosità, quanto piuttosto una profonda interazione fra la dimensione politica/sociale e quella culturale/sociale, e questa interazione deve essere affrontata trovando nuovi piani di confronto e dialogo, nuovi piani in cui diventi possibile l'incontro nella prospettiva di un cammino comune.&lt;br /&gt;Come persona che nasce e cresce in un ambiente culturale profondamente protestante, sento forte nelle persone che incontro il peso della cultura CCAR, e questo a prescindere dalla loro professione di fede o non fede. La cultura è sostanzialmente, nella mia comprensione delle cose, la modalità con cui si procede in un sistema analitico, i presupposti di un sistema critico. Se io oggi osservo qual è il presupposto fondativo di ogni argomentazione trovo - dal mio punto di vista stuccevole - morale. La parola "etica" è presente solo come parola usata in senso morale, come giudizio morale, come questione morale. Tutto si sviluppa sul piano morale e non su quello etico. Ma la laicità non è morale, piuttosto è etica, ed in quanto tale può anche iniziare a pensare politicamente nella ricerca di un dialogo con la morale, di costruire strutture di incontro e di progettazione. Può esserci dialogo fra etica e morale? Oppure ci si deve scontrare su quale sia la prioritaria sul piano sociale? Può essere utile proseguire a sottolineare cosa sia giusto in termini assoluti (ma definiti temporalmente) oppure può diventare possibile aprire un dialogo dove si accoglie la necessità della morale di un percorso di crescita senza venir meno alla propria comprensione che ciò che deve essere analizzato e considerato è l'etica sospendendo giudizi? &lt;br /&gt;Non è la presa di consapevolezza che ci potrebbero essere degli spazi di "manovra", ma piuttosto è l'affermare che il dialogo diventa elemento necessario sia per chi si colloca nell'etica sia per chi si colloca nella morale. E' nella necessità che viene presentata dal contesto storico nel quale viviamo che impone a tutte e tutti di fermare la polemica ed adoperarsi per trovare qual è il piano sul quale sia possibile il dialogo. &lt;br /&gt;Nessuno si vuole porre fuori dalla storia, ma ciascuno ha la propria interpretazione della storia! E' la consapevolezza che di interpretazioni si sta parlando che può aprire la strada ad un dialogo che si muova su piani diversi che non siano la contrapposizione fra assoluti. Deve riprendere la parola chi non è nell'assoluto e nel fondamentalismo sia dell'etica che della morale. Dobbiamo riprendere la parola e compiere questo processo di "invenzione" per aprire nuove prospettive. Posso ragionare con chiunque nel momento in cui comprendo il suo assoluto ed a questo non mi chiudo contrapponendo altri assoluti! Una mentalità laica non può ritenere "non possibile" a priori un qualsiasi assoluto gli venga posto. Una mentalità laica può non sopportare l'idiozia, ma questo è altro aspetto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-4285837052649109317?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/4285837052649109317/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=4285837052649109317' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4285837052649109317'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4285837052649109317'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2011/05/ce-ancora-un-orizzonte.html' title='C&apos;è ancora un orizzonte?'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-3603233168520509620</id><published>2011-05-15T21:15:00.002+02:00</published><updated>2011-05-15T21:15:35.392+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Darianna Saccomani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti civili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autodeterminazione'/><title type='text'>Il recinto</title><content type='html'>C'è una cosa sulla base del quale, ritengo, non si possa scendere a compromessi e non si possa in alcun modo trovare mediazioni. Un qualsiasi cosa che nel suo principio e nel suo pensiero esprime una qualsiasi tipologia di esclusione, non può in alcun modo essere avvallato o supportato.&lt;br /&gt;Non voglio entrare in merito ad una argomentazione sulla libertà di scelta o sul fatto che tale libertà non c'è, che potrebbe risultare accademica, ma piuttosto vorrei evidenziare che lo scorrere dell'esistenza ci colloca o dalla parte di chi è incluso o dalla parte di chi è escluso. L'essere collocate in una di questi due campi determina con forza ogni nostra presa di posizione. A prescindere dalla posizione o dalla collocazione sociale di ciascuna persona, l'imprinting dato è quello che orienta la persona in un verso o nell'altro e determina la possibilità interpretativa dell'esistenza nel vivere  o nel senso della ricerca di una dimensione esclusiva o nel senso di un vivere fuori da ogni concezione esclusiva o inclusiva.&lt;br /&gt;L'esclusività come la inclusione appartengono allo stesso campo semantico, quindi concettuale. Sia nell'uno che nell'altro vi è il principio di un “recinto” entro il quale si può stare o non si può stare. Si può pensare che il recinto debba essere selettivo oppure che debba essere assolutamente inclusivo, ma il punto non è tanto se questo è inclusivo o selettivo, quanto piuttosto che si ritiene di fondo che ogni cosa debba funzionare sulla base di un “recinto”. &lt;br /&gt;Dall'altra parte si può invece escludere questo campo semantico della inclusione o della esclusione, proprio perché in tale campo semantico e concettuale si ritiene non congruo o non giusto o non accettabile l'idea che comunque vi sia un “recinto”. &lt;br /&gt;Il “recinto” (si può definire in moltissime altre maniere che dalla concezione del “mancipium” si sono venute a sviluppare) rappresenta il punto critico di separazione e di definizione della comprensione umana. Ritornando all'inizio della mia argomentazione, le persone nella loro esistenza si trovano collocate o da una parte di questo punto critico o dall'altra, ed in relazione al dove sono collocate i termini assumono sensi diversi ed implicazioni diverse.&lt;br /&gt;Termini come: inclusione, esclusione, emarginazione, integrazione, inculturazione eccetera, diventano termini sui quali la diversità di campo si palesa nell'estenuante discussione tesa a trovare una possibile intesa. Sono giunta alla determinazione che tale intesa non potrà esserci. Potrà esserci una riconciliazione, ma una intesa non credo possa essere possibile. &lt;br /&gt;Può apparentemente sembrare che si usi un linguaggio comune, ed è questo che genera la confusione, ma nella realtà sono i sensi del linguaggio che non coincidono, e questo dipende sostanzialmente dal fatto che il presupposto fondativo è diverso. Non è una dimensione ideologica quella che definisce il posizionamento su un campo o l'altro, nei fatti la persona non può pensare ed agire fuori da quel presupposto che rappresenta un suo profondo punto di riferimento, il principio della propria capacità critica. Può essere più o meno consapevole, ma c'è! C'è nel fastidio che si sente di fronte a certe situazioni, affermazioni o discorsi; c'è nella prospettiva di un confronto politico; c'è nella dimensione di una visione economica; c'è nella prassi quotidiana di ciascuna persona. C'è nel fondo e nel principio di valutazione di qual è il senso e l'ambito per cui ci si muove. Si manifesta in quel fastidio ad appartenere, quella ribellione a regole di cui non si comprende il senso, all'accettazione di dimensioni non condivise. &lt;br /&gt;La si può chiamare “libertà”, ma anche questo termine subisce l'influsso di questo presupposto, poiché la libertà viene sempre ad essere definita e individuata in un ambito, in una situazione. Come è possibile pensare qualcosa che non è collocata in un ambito? Che non ha un soggetto, che non prevede azioni? Eppure c'è chi percepisce che c'è una possibilità di esistere e, quindi, di vivere senza dover tracciare ambiti o limiti, senza per questo determinare o consentire invadenze, senza definire rispetti od altro. Che io esista è un fatto che diventa sostanziale nel momento che io vivo la mia esistenza e che concepisca la mia esistenza come una costante interrelazione con tutto ciò che è altro da me, ma che è relazionato a me in modalità diverse ed intensità diverse. Come si può pensare che vi sia qualcuno escluso o indifferente o ininfluente alla mia esistenza ed alla mia possibilità di vivere questa mia esistenza? Ma è anche vero che c'è chi pensa che proprio perché io voglio vivere la mia esistenza devo necessariamente porre dei limiti, stabilire dei confini, mettere dei paletti e, quindi, escludere qualcuno dalla relazione per poter vivere la mia esistenza. &lt;br /&gt;E non è questione che qualcuno abbia ragione o torto, che una posizione sia vera e l'altra falsa. Non è neanche relativismo, poiché dovremmo anche definire in relazione a cosa questo tipo di argomentazione sia espressione di relativismo. Piuttosto è la considerazione che riguardo al come si vive la propria esistenza si può solo sospendere il giudizio e non procedere oltre la constatazione.&lt;br /&gt;Ma lo scontro avviene perché evidentemente nessuna persona riesce a tener presente che le due parti inconciliabili si fronteggeranno sempre in una inesauribile argomentazione, di fronte alla quale non ci può essere una neutralità, non ci può essere il non prendere consapevolezza della propria collocazione, del proprio presupposto. E non c'è ideologia che possa superare questo, che possa armonizzare questi due posizionamenti. Ogni ideologia potrà essere letta a partire dal “recinto” o dalla negazione del “recinto”, e di fronte ad ogni ideologia ci sarà sempre la contrapposizione più o meno consapevole dell'una o dell'altra parte. &lt;br /&gt;Non critico, quindi, chi nei fatti concepisce ogni suo pensiero ed ogni sua azione a partire dalla concezione del recinto, dalla necessità di appartenere, dalla necessità di includere od escludere, di integrare o marginalizzare, ma piuttosto prendo consapevolezza di me in relazione al fatto che tale posizionamento non è il mio. Non c'è bene e non c'è male, poiché tutto è bene e tutto è male! Non c'è bello o brutto poiché tutto è bello e tutto è brutto! Fondamentalmente comprendo di esser di fronte al solo esserci di ogni cosa, di ogni esistenza. Comprendo il perché non mi è possibile accettare alcune cose, per quanto queste possano apparirmi anche corrette ed intelligenti; comprendo il perché dei miei glissare proposizioni e del mio spostare argomentazioni. Comprendo che a prescindere dalla mia volontà di negoziare e di dialogare c'è un qualcosa che per me non è né negoziabile né dialettico, e questo qualcosa è l'impossibilità di accettare che a determinare un qualsiasi pensiero o qualsiasi azione sia, prima ancora del pensiero stesso o dell'azione stessa, il concetto che esista un “recinto”.&lt;br /&gt;Se c'è inclusione, se c'è esclusione c'è quel concetto che per me diventa inaccettabile, diventa impossibile aderire e prendere in considerazione anche una sua possibile valenza politica, poiché diventa per me un “non senso” il ritenere che vi sia una qualsiasi esclusione o inclusione, una qualsiasi integrazione o emarginazione.&lt;br /&gt;C'è la possibilità di aggregare, e solo l'aggregare mi assume senso, poiché ogni soggetto è nella dimensione di potersi determinare nell'aggregarsi ad altri per il raggiungimento di una finalità, di un obiettivo, ma nella aggregazione non può esserci esclusione o paletti, così come l'aggregazione non può neanche essere fine a se stessa. &lt;br /&gt;E se mi specchio nell'articolo 2 della Costituzione, mi specchio nel fatto che nello Stato l'aggregazione non è implicazione di appartenenza, né di inclusione, ma è solo nella dimensione di una cittadinanza che si esprime nel riconoscimento del proprio diritto di autodeterminarsi profondamente e radicalmente, dove è chiaro che l'autodeterminazione risiede solo nella piena consapevolezza, nella piena libertà decisionale, nella piena integrità della propria persona. L'autodeterminazione che viene messa subito in crisi nel momento in cui si deve dare “senso”, “significato” alla parola “piena”!&lt;br /&gt;E chi stabilisce tale pienezza? E su quale presupposto? E se c'è chi deve verificare tale “pienezza”, continua a sussistere lo stesso concetto di “autodeterminazione”? C'è una condizione di fronte alla quale non penso sia possibile fuggire, cioè il fatto che ogni soggetto di fronte a se è privo di ogni riferimento. Di fronte a se ogni soggetto è come una “x” sparata nell'universo. Per qualcuno questa è la libertà, per qualcun'altro questa è la disperazione. È la fatica intellettuale di accettare che nessuno può essere tutore di un altro soggetto, che nessuno può definire e stabilire i criteri di riferimento che siano universalmente validi. Un soggetto è solo di fronte a se stesso ed inevitabilmente responsabile di sé a prescindere.&lt;br /&gt;Questo non vuol dire che non vi siano regole, che non vi siano leggi, che non vi siano patti sociali, proprio per quanto si diceva prima che ogni soggetto è in relazione con tutto quello che è altro da sé, ed in quanto tale è un individuo non divisibile da tutto ciò che è altro da sé. Ma le regole, le leggi, i patti sociali non possono permettersi di entrare mai in quello che è l'autodeterminazione di ciascun soggetto, poiché ogni soggetto deve essere riconosciuto tale, quindi nella condizione di essere solo di fronte a se stesso, e dove la condizione non è e non può essere né valutata né determinata da altri. Io sono responsabile delle mie azioni, non sono responsabile delle azioni di altri! Io sono responsabile delle mie parole e dei miei pensieri, non sono responsabile di come tu li interpreti e di come tu agisci, di come tu determini.&lt;br /&gt;Non presuppongo un mondo di perfezione, al contrario, penso e mi confronto esattamente con il mondo nel quale vivo e dove c'è l'inganno, la frode, la maldicenza, la simulazione, dove c'è diversità ad ogni livello, dove sono convinta che non c'è l'anormalità, la deficienza, la stupidità. Se si parla di normalità è perché qualcuno ha posto un recinto nel quale ha voluto definire normali quelli corrispondenti ai suoi criteri, ma i suoi criteri non sono i miei, ed anche se ci fossi solo io a non corrispondere a quei criteri, quel concetto di normalità sarebbe un inganno, una truffa, una fronde, una maldicenza, una simulazione; siamo tutte e tutti diversi, ma quindi tutte e tutti responsabili dei propri pensieri, delle proprie azioni di fronte a quelle che sono le leggi, le regole e i patti sociali.&lt;br /&gt;Mi si chiede se parteciperò all'EuroPride, ed io non posso partecipare a questo evento, poiché non posso aderire ad un qualcosa che esclude e che nasce sulla base di una esclusione. Non mi interessa la motivazione di tale esclusione, le buone ragioni che possono essere portate in merito, le ragioni politiche o quant'altro si vuole e si può addurre a motivare o giustificare la scelta fatta di dare vita ad un comitato non eletto, non designato, non frutto di un confronto collettivo; la scelta di scrivere un documento politico senza che alcuno, fuori dal comitato auto definito, potesse metterci mano; la scelta di escludere persone che ad oggi, più di ogni altra persona, subisce una violenza radicale fin dalla sua nascita, ovvero ogni persona intersessuata. Posso anche superare il fatto che tutto sia posto più come un indicativo che non come una rivendicazione determinata e decisa, ma che non sia stato preso in considerazione una realtà umana che vive e soffre l'insieme di tutte le negazioni ed esclusioni che sono determinate da una violenza che viene effettuata sul loro corpo sulla base di una decisione assolutamente arbitraria, diventa per me questione di fondo insuperabile, non trattabile né negoziabile. Un fatto che proprio in relazione ad un Pride diventa ancora più insopportabile perché è una negazione che si perpetua e si attua proprio a partire da chi ha vissuto e sofferto tale negazione. Sto dalla parte di chi è escluso e non riconosciuto, non preso neanche in considerazione! Sto dalla parte di chi viene negato nella sua esistenza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-3603233168520509620?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/3603233168520509620/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=3603233168520509620' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3603233168520509620'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3603233168520509620'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2011/05/il-recinto.html' title='Il recinto'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-4871910294723663334</id><published>2011-04-24T21:06:00.000+02:00</published><updated>2011-04-24T21:06:32.623+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Darianna Saccomani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Spirito'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='teologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>Dello spirito</title><content type='html'>Si dice di non farsi immagine né scultura alcuna di dio! Si dice che lo spirito è come il vento, se ne ode il rumore, ma non si sa da dove venga e dove vada!&lt;br /&gt;Quando parliamo di spirito di cosa parliamo? Del rumore che odiamo oppure compiamo l'assurdo tentativo di codificare il non codificabile? Così di dio: parliamo dell'opera sua e di quella che noi possiamo vedere e constatare o ci arrampichiamo nella speculazione al fine di dare una codificazione al non codificabile per farlo rientrare nei nostri parametri e quindi pensare di poterlo così gestire o di poter così gestire noi stessi e noi stesse?&lt;br /&gt;Noi possiamo essere solo testimoni del rumore che abbiamo udito, e solo se l'abbiamo udito! Dello spirito non si può parlare per “sentito dire”, non si può tradurre in un discorso che lo rappresenti e lo descriva ad altri. Se è possibile parlare della nostra esperienza dell'opera di dio nella nostra esistenza, non è altrettanto possibile poter parlare dell'esperienza del “rumore” dello spirito nella nostra esistenza! Ci provò a fare questo già Simon Mago e gli Atti degli Apostoli ci raccontano come andò a finire. Lo spirito è – per usare un termine evocativo – ineffabile, ed in quanto tale non pronunciabile.&lt;br /&gt;In un atto sostanziale di presunzione potremmo dire che noi abbiamo udito il “rumore” dello spirito ed abbiamo agito in conseguenza, ma oltre ad essere un atto presuntuoso è anche un falso teologico. Infatti anche ammesso che si possa dire di averne udito il “rumore” non possiamo dire di aver agito in conseguenza a quel che abbiamo udito, poiché noi possiamo solo essere agiti da dio e non possiamo essere agenti in relazione di dio. Forse, sempre nell'ambito di una profonda presunzione, possiamo dire che siamo ubbidienti a ciò che dio ci pone di fronte e, al massimo, possiamo arrivare ad affermare che abbiamo agito perché guidati dallo spirito! Ma se arriviamo a fare una affermazione di questo tipo anche dobbiamo essere profondamente consapevoli che dobbiamo esentarci dall'esprimere un qualsiasi giudizio di valore su quanto abbiamo vissuto e poniamo i nostri interlocutori nella misura di rischiare di bestemmiare contro lo spirito nel momento in cui anche loro possono venire esposti alla possibilità di esprimere un qualsiasi tipo di giudizio di valore.&lt;br /&gt;Dello spirito quindi non se né può parlare. Anche i padri della chiesa quando arrivarono a dover esprimere qualcosa nel cosiddetto “credo apostolico” in merito allo spirito, dissero semplicemente e compiutamente “credo lo spirito santo”! Non di più, non aggiunsero altro! Perché? Mancavano di fantasia oppure c'è un motivo ben più radicato e profondo a questa inconsueta cautela nel affermare oltre? E se loro che noi definiamo “padri” furono così sobri, perché noi dovremmo non esserlo? Per quanto discutibile la concezione trinitaria, di fronte a questa realtà dello spirito non si può dire altro che “credo”. Credo cosa? Credo!&lt;br /&gt;A cosa è dovuta la curiosità sullo spirito, le domande apparentemente tese a conoscere ed ad investigare? Chi parla dello spirito generalmente non ha esperienza dell'azione dello spirito, ed è proprio per questo che ne vuole parlare, che vuole investigare e fa domande. Se lo spirito è “l'advocatum” nostro ed è il “consolatore” ed è chi ci renderà chiaro quanto ci è oscuro, perché interrogarsi? Perché chiedere? Perché volerlo conoscere come se questo potesse essere oggetto della nostra conoscenza, del nostro sapere, dei nostri parametri e delle nostre categorie?&lt;br /&gt;Chi è dallo spirito non è nelle nostre categorie e ne sfugge, perché lo spirito non si sottopone a nessuna categorizzazione e nessuna codificazione. Così è chi è dallo spirito! &lt;br /&gt;Se si incontra qualcuno che è dallo spirito, lo spirito esamina lo spirito e lo sa discernere! Lo spirito si sa riconoscere! Se si incontra qualcuno che è dallo spirito lo si può solo “udire” nel “rumore” che fa e niente di più!&lt;br /&gt;Un giorno comunica all'altro, ma non hanno favella né parole! E noi ci chiediamo come comunicano? Forse c'è un modo per poter esprimere e rappresentare qualcosa che non si coglie e non si comprende? E se ci fosse dato modo di poter comprendere e cogliere questo, perché dovremmo anche esprimerlo e rappresentarlo? Possiamo noi sostituirci o farci garanti? Forse che lo spirito ha necessità di essere legittimato da noi quando è già di per sé legittimato da dio? A chi è sottoposto lo spirito se non al proprio soggetto? &lt;br /&gt;Perché è di soggetti che si deve parlare! Chi è il soggetto agente di ogni cosa in tutto se non dio a cui tutto e tutti sono sottoposti?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-4871910294723663334?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/4871910294723663334/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=4871910294723663334' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4871910294723663334'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4871910294723663334'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2011/04/dello-spirito.html' title='Dello spirito'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-6939963601729531011</id><published>2011-04-03T22:42:00.000+02:00</published><updated>2011-04-03T22:42:36.451+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Darianna Saccomani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Vuoto</title><content type='html'>Arrivo alla sera della domenica dove mi interrogo su me stessa, sul senso del mio argomentare e parlare. Avrei forse troppe cose da dire, ma preferisco tacere. Quanto mi viene da dire lo trovo fuori luogo, inascoltabile, inaccettabile e, per la maggior parte dei casi, incomprensibile.&lt;br /&gt;Ciò che mi ferisce - e non riesco a capacitarmi del perché continui a ferirmi - è l'arrogante richiamo alla bibbia, alla fede, a dio ed ad un ipotetico "bene" a cui fare riferimento. Sento usare la parola "peccato" con una facilità ed una presunzione che mi irrita profondamente. Sento parlare di concretezza da parte di chi rincorre la chimera quotidiana della contingenza, dimenticando che l'esistenza è lunga ed il tempo non si ferma. Mi ferisce ancora come le persone possano essere così miopi da non accorgersi di quanto demagogica e forviante sia l'espressione più azzeccata e la loquacità più spigliata! Mi ferisce come ancora si cerchi la verità e qualcosa che rassicuri, sfuggendo a chi balbetta e si pone la questione della correttezza, di chi con onesta timidezza espone il proprio pensiero. Si fugge chi interroga seriamente e chiede di pensare piuttosto che applaudire. &lt;br /&gt;Mi ferisce ancora questa modalità comoda dell'applauso e del fischiare, l'affermazione ad arte del retore di turno. &lt;br /&gt;Una umanita "vuoto a perdere" invece che soggetti pensanti e viventi nello scorrere a tempo dell'esistenza!&lt;br /&gt;Cosa poter dire all'amica che riflette sulla morte? Posso dire qualcosa ancora? Potessi abbracciarla nel momento in cui sente la fine del tempo vicina e si sforza di dire il suo senso, lo farei senza interagire con il suo pensiero. Non per non turbarla, ma piuttosto per non disturbarla, per non interrompere il flusso del suo pensiero! E cosa dire a chi, invece, fugge la vita cercandola oltre? Cosa dire a chi non coglie la serietà e la profondità di chi vede senza illusione e senza fatansie un senso più grande? Per chi non ha parole, il mistero è importante come contenitore di qualcosa che per le proprie labbra è inefabile ed ineprimibile. Così lo dico qui, nascosto angolo di un pensare a sprazzi, luogo nascosto e pubblico delle briciole del mio pensiero. Inutili a tutte le persone, luogo a me utile per darmi un punto di partenza nuovo, liberata da un pensiero che ho visto scritto, che posso quindi lasciare ad un prossimo momento. Ritonerà, non dimenticato, ma scordato in qualche luogo del web, solo utile a me ed alla mia psiche!&lt;br /&gt;Tutti che si rincorrono ad apparire dimenticando quanto sia portante e fondante l'esserci. Ad affermare sé, prescindendo da proprio portato! &lt;br /&gt;So di non essere, di non esistere per i più; ci sono per chi vuole, così come appaio e come dico! Ripiena della forza della mia fragilità, inebriata dal mio costante pensarmi inutile e vacua; consapevole di tesori che non mi appartengono e che, in buona sostanza, nessuno vuole.&lt;br /&gt;Condannata a vivere in una prigione del bisogno, proseguo a dirmi ed a dire che vale comunque la pena di vivere questa esistenza, perché è straordinaria in ogni suo aspetto, perché comunque sia, è irripetibile nella storia che determina e dalla quale è determinata!&lt;br /&gt;Passa anche questa e scorre, finisce come ogni cosa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-6939963601729531011?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/6939963601729531011/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=6939963601729531011' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6939963601729531011'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6939963601729531011'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2011/04/vuoto.html' title='Vuoto'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-7049551767589942289</id><published>2011-01-13T23:34:00.001+01:00</published><updated>2011-04-03T22:43:38.177+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Darianna Saccomani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Come, quando, perché</title><content type='html'>Come accadono le cose? Esserci spesso equivale al non esserci! Il senso di inutilità e di spreco del proprio tempo diventa quasi una dimensione corporea. All'improvviso finisce una storia, un racconto, un dialogo, finisce e nulla più, senza possibilità di replica! Finisce e basta! E questo accade oggi! Semplicemente accade ed il quando è un "oggi" che assume un carattere di atemporalità nel quale possiamo perderci per la sua indefinibile durata. Oggi è sempre ora, è il momento qualsiasi che si vive. Oggi è oggi ora come dieci anni fa come fra dieci anni!&lt;br /&gt;Perché cosa cambia nella realtà umana? Nulla, assolutamente nulla! La mia ragione prevale su ogni altra cosa, anche su possibile e sul pensabile. Il mio io diventa enorme e pervade ogni cosa fino al punto di aver fastidio di ogni altro io che si palesa al proprio orizzonte, per quanto lontano ed irraggiungibile! Fondamentalmente conta solo dare il senso della sconfitta, non ha senso dare la vibrazione della lotta che si protrae fino all'ultimo. Chi ha voglia di un così grande sforzo? Non c'è ricompensa per tanto non vale! In sè qualcosa non ha valore, non più almeno per questo tempo! Ma io non sono di questo tempo e mi dissocio da questo tempo affermando che io ci sono oggi! Non ieri, non domani! Oggi io ci sono per chi desidera esserci! Per chi non desidera esserci ... tempo ne rimane!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-7049551767589942289?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/7049551767589942289/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=7049551767589942289' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/7049551767589942289'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/7049551767589942289'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2011/01/come-quando-perche.html' title='Come, quando, perché'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-4068244320772232911</id><published>2010-11-21T20:41:00.001+01:00</published><updated>2011-04-03T22:44:34.862+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Darianna Saccomani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='legge'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tutela'/><title type='text'>Può esserci una legge che tuteli?</title><content type='html'>Potremmo dire che una legge che tutela è fondamentale, la prima necessità, ma il ritenere che questa sia sufficiente è un errore veramente grosso. La cultura del diritto non si esprime solo con una "legge", ma soprattutto si esprime quando la società nel suo complesso ha acquisito e diggerito gli elementi culturali fondativi quella stessa legge. &lt;br /&gt;A partire da questo principio potremmo dire che sarebbe sufficiente la Costituzione, ma la necessità di norme applicative e di regolamentazioni è qualcosa di insuperabile. E' necessario avere norme applicative e regolamenti, perché appunto gli enunciati costituzionali non sono poi così immediatamente riferibili a particolari contesti in cui, sicuramente, può valere e deve valere il principio generale, ma caso per caso vi devono essere opportune chiarificazioni e puntualizzazioni. &lt;br /&gt;Se la nostra carta Costituzionale enunica e definisce - anche - i prinicipi di ogni norma relativa ai diritti, quello che manca e che non vuole essere fatto è proprio la norma applicativa e la regolamentazione necessaria. Questo diventa il problema fondamentale di fronte al quale ci troviamo e che viene abilmente camuffato da una pretesa possibilità interpretativa della norma costituzionale.&lt;br /&gt;Ma anche ammesso che, per un qualsiasi motivo, si arrivasse alla formulazione di leggi che tutelano le persone collocate nella diversità, queste norme sarebbero sufficienti ad annullare ed eliminare gli effetti di discriminazione omofobica e transfobica? Sarebbero sufficienti a garantire una qualità della vita delle persone collocate nella diversità dalla sottocultura colletiva, ad assumere piena dignità di cittadine e cittadini?&lt;br /&gt;Personalmente ritengo di no! Ritengo che una legge non può sostituire la cultura sociale. Una legge la può aiutare, la può supportare, la può produrre, ma sicuramente non può sostituirla. &lt;br /&gt;Qui nasce la profonda ambiguità che vedo nell'ambito del movimento, il quale sostanzialmente si sta battendo per avere una o più leggi, mentre sta tralasciando o sta ponendo in secondo piano la questione più radicalmente culturale.&lt;br /&gt;Fare promozione sociale, portare contenuti, attuare ogni forma e modo di esprimere socialmente e culturalmente il senso della pienezza dell'umanità che si esprime proprio nella molteplicità e nella diversità, che è il senso ed il segno della ricchezza non attuata della nostra società, dovrebbe essere questo il compito primo di una associazione.&lt;br /&gt;Non che l'aspetto legale non sia importante, ma semplicemente non dovrebbe essere l'aspetto pubblico da esprimere e da sostanziare.&lt;br /&gt;Ma queste sono mie riflessioni folli e dette fra le mie pagine.&lt;br /&gt;Bacio a chi legge.&lt;br /&gt;Darianna&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-4068244320772232911?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/4068244320772232911/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=4068244320772232911' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4068244320772232911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4068244320772232911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/11/puo-esserci-una-legge-che-tuteli.html' title='Può esserci una legge che tuteli?'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-4662510832502240096</id><published>2010-11-02T19:41:00.001+01:00</published><updated>2011-04-03T22:45:47.798+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Darianna Saccomani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='teologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='critica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><title type='text'>Ed oggi?</title><content type='html'>Ed oggi sono presa da una profonda angoscia. A 51 anni guardo la mia esistenza e come l'ho vissuta, e cosa constato e devo constatare? Che sostanzialmente la mia esistenza è stata vissuta nella costante esperienza di veder infrangere ogni sogno, ogni desiderio, ogni progetto, ogni pensiero ed ogni azione conseguente a quanto sopra.&lt;br /&gt;Così a partire dalla mia attività ecclesiastica. Studiare teologia, iniziare a lavorare nelle chiese nella convizione che l'evangelo fosse un qualcosa nel quale le persone effettivamente credevano, che ci fosse - bene o male - la comprensione e la voglia di comprendere, di crescere, di acquisire nuove e diverse possibili comprensioni che offrissero una più ampia possibilità interpretativa di sé e della propria fede. Lo studio della teologia per poter acquisire gli strumenti essenziali per poter dare - per quanto possibile - conoscenza ad un popolo, quel popolo che ritenevo fosse il popolo che dio si era scelto, quel popolo che ritenevo avesse scelto dio. Ed anche questo è stata l'esperienza nella quale ho dovuto constare che il mio pensiero e quanto ritenevo fosse conseguente alla mia fede, nei fatti non trovava alcuna corrispondenza e nessun punto di collegamento con quell'ambito ecclesiastico nel quale ho vissuto lottando e perdendo. &lt;br /&gt;Perdendo dal punto di vista teologico, ma anche dal punto di vista personale, trovandomi sola, trovandomi esclusa senza una determinata ragione, senza un determinato motivo. &lt;br /&gt;Tutto quello che poteva rappresentare per me la mia esistenza nella chiesa e per la chiesa è stato un rendermi conto di quanto io fossi illusa, sognatrice, incapace di cogliere e vedere che quanto presentavo e proponevo, nei fatti, non poteva essere né accolto né ascoltato. Per gran parte della mia esistenza ho veramente scaricato le mie pistole in aria e regalato le mie parole ai sordi. Ma non imputo loro alcuna responsabilità, poiché questa è effettivamente tutta mia. Ho sbagliato io a pensare certe cose ed a non accorgermi subito che la situazione era radicalmente diversa. Ho sbagliato io a pensare che la mia lotta potesse portare a qualcosa di significativo e di importante, di liberante. Non è che non sia servito, semplicemente non era né necessario né opportuno. Buttare un secchio d'acqua nel mare, per quanto l'acqua sia dolce, non cambia la salinità del mare se non in una misura così infinitesimale da non rappresentare nulla di significativo sia in senso negativo che in senso positivo.&lt;br /&gt;Ed ancora nel lavoro sociale, strettamente legato alla mia visione teologica, il risultato non è stato diverso. Ho errato a pensare che vi potesse essere un riscatto, che fosse opportuno dare una ulteriore possibilità, che vi potesse essere una qualche possibilità che trionfasse il senso di solidarietà e di civiltà. Ma per chi? A chi è servito? Solo un disastro totale! Invece che vita si è prodotta morte, invece che di solidarietà si è prodotto odio, invece che di coesione si è prodotto divisione. Ed anche qui? Anche qui la responsabilità è solo mia. La mia visione della vita, della storia, della società, della politica, della cultura si collocano così al di fuori della storia e della possibilità, da rappresentare una pura illusione nella quale, mio malgrado, ho coinvolto persone. Non mi faccio pena per le persone le quali tutte hanno deciso in modo autonomo e libero di seguire un sogno. Non è questo il discorso. Il discorso è che io di fronte a me stessa prendo atto della mia illusione e della mia incapacità di saper vedere e di aver saputo vedere la storia per quella che era. La stupidità di chi ritiene che qualcosa possa cambiare e per questo lotta fin'oltre il possibile.&lt;br /&gt;Ed i tradimenti, le delusioni, le denigrazioni, le infamie, l'uso che è stato fatto di me come capro espiatorio sono fatti che rimangono, ma che non tolgono e non mitigano che io ho sbagliato a credere che era possibile vivere in modo più giusto ed in una società più giusta.&lt;br /&gt;Ed infine anche nell'economia. Sempre il sogno, il desiderio, il progetto che si infrange non sulla infattibilità, ma sulla non volontà di dare possibilità di sviluppo. Anche qui il mio errore di non voler vedere la storia e di non voler prendere atto della storia. La storia ha posto e pone il veto, nonostante sia ottimo il progetto, ottima la possibilità di uno sviluppo diverso per una società più giusta. Ma a chi interessa una società più giusta? Fosse interessata a qualcuno, ma a nessuno interessa e nessuno (tranne poche e persone anche loro acciecate come me da questo senso di giustizia) hanno interesse a muovere solo un dito a fare solo un passo verso una possibile realtà migliore. Non il meglio, ma solo migliore di quello che attualmente è la società, la politica, la cultura e l'economia.&lt;br /&gt;E sono presa da angoscia perché vedo cose che non potranno mai essere, ho creduto e credo in cose che non possono verificarsi, mi trovo schiacciata ora da tutto questo e dalla comprensione piena della mia inutilità, dal mio aver giocato tutto per tutto.&lt;br /&gt;Forse l'unico vero atto concreto da fare è quello di smettere di lottare. Forse è proprio nel mio smettere di lottare che finalmente sarò conseguente a questa storia, a questa società, a questa cultura, a questa economia.&lt;br /&gt;Rassegno le dimissioni dalla vita, in buona sostanza, sempre ammesso che la vita poi le accolga e le prenda sul serio.&lt;br /&gt;Ma oggi non ho più senso nella lotta e nel lottare, la mia angoscia mi parla dalle pareti dei palazzi. Manifesta è la mia condizione di chi ha sbagliato a vivere interamente la propria esistenza, non producendo alcuna cosa né per sé né per gli altri. A nulla, quindi, questi anni spesi; a nulla, quindi, tutto!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-4662510832502240096?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/4662510832502240096/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=4662510832502240096' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4662510832502240096'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4662510832502240096'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/11/ed-oggi.html' title='Ed oggi?'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-4452527648303189606</id><published>2010-09-05T12:29:00.002+02:00</published><updated>2010-09-05T12:29:30.610+02:00</updated><title type='text'>Il Movimento LGBT? Alcune riflessioni</title><content type='html'>Cosa è stato il Movimento LGBT? Per quanto mi riguarda e per quello che può essere la mia diretta conoscenza in circa 10 anni di militanza più o meno evidente e palese, il Movimento LGBT è stato una bella "idea", anche perseguita con una certa forza e volontà. Era l'idea di un movimento che raccogliesse e sintetizzasse, desse forza e corpo alla rivendicazione di istanze e di diritti che sono propri delle persone Lesbiche, Gay, Bisex, Trans e, quindi, di tutte quelle persone che non si configurano e che non si riconoscono nello schema culturale duale dei generi e della sessualità.&lt;br /&gt;E' stata una bella idea ed è stato bello lo sforzo di tante persone di dare corpo realmente a questa idea. Come negare l'impegno e la buona fede di tante persone che ci hanno lavorato e ci hanno speso risorse, energie, parte della loro esistenza? Non si può negare tutto questo, anzi direi che va riconosciuto e va rivolto a tutti costoro il nostro ringraziamento e la nostra stima, e questo a prescindere se abbiamo o meno condiviso le scelte politiche e le prassi.&lt;br /&gt;La questione è, però, che tale idea è rimasta una "idea", che è fallita prima ancora di essere superata da una nuova idea "pangender" e "pansessuale". E' fallita perché non chiara sul proprio presupposto, non chiara sul fatto che ha voluto mettere insieme due concetti di diritto completamente diversi che nascono da due situazioni completamente diverse. E' stata una operazione ideologica il ritenere che "identità di genere" ed "orientamento sessuale" fossero due questioni che potevano trovare una sintesi nella rivendicazione dei diritti, e forse poteva anche andare bene se ci fosse stata una chiara determinazione di quale fosse l'ambito dei diritti che si veniva a porre come focus del nostro agire e pensare. Ma questo non è stato, e questo ha determinato che il Movimento LGBT altro non è che un manifesto che non ha mai trovato attuazione e che ha solo provocato frustrazione e scontento.&lt;br /&gt;Non è colpa di questa o quella organizzazione, ma del fatto che abbiamo ritenuto la questione dei "diritti" come una questione già chiara in se. Ma così non è. Vi sono diritti che riguardano la persona nella sua soggettiità e individualità, ci sono diritti che riguardano le persone nel loro vivere associate o insieme. C'è la questione dei diritti individuali e la questione dei diritti collettivi. &lt;br /&gt;Sono stata "accusata" di produrre una gerarchia di diritti! Forse è vero se si mettono a confronto i diritti soggetivi e quelli collettivi. Infatti io ritengo che i fondamenti di ogni diritto collettivo è dato dall'affermazione e dal conseguimento dei diritti soggettivi. In altre parole non posso pensare al diritto di una comunità se non parto dal diritto proprio di ogni singola persona che compone quella comunità, per questo forse l'accusa rivoltami di avere in testa una gerarchia di diritti si manifesta come vera. Ma proprio perché vera questa accusa è altrettanto vero che chi mi  ha accusata di questo (Patané e Scalfarotto) non ha preso in visione che vi sono due distinti ambiti del diritto e, per tanto, loro si sono dimenticati del diritto soggettivo pensando solo a quello collettivo. &lt;br /&gt;Nessuna contro accusa a loro, ma la presa d'atto che siamo collocati su due piani molto diversi e, quindi, c'è da chiedersi veramente se ci sono i presupposti minimi per poter pensare un movimento "unitario". &lt;br /&gt;Sulla base di quanto accaduto mercoledì 25 agosto 2010 ed il 27 agosto 2010, sono giunta a queste conclusioni&lt;br /&gt;a) La comunità TI porta avanti - e non può fare diversamente - lotte e rivendicazioni che si muovono a partire dal diritto soggettivo; in questo non può trovare una comune piattaforma con chi (LG) porta avanti e sostiene lotte e rivendicazioni che partono dal diritto collettivo. La comunità TI potrà sostenere o appoggiare le rendicazioni LGB, ma vedendole sempre come "seconde", in quanto espressione del diritto collettivo, quando ancora non sono stati affermati e ottenuti i diritti soggettivi (Lavoro, Cultura, Sanità, Diritto, Libertà di potersi muovere, Libertà di espressione e di pensiero, l'autodeterminazione della persona ecc.);&lt;br /&gt; b) La Comunità TI è oggi oggetto di una divisione che si focalizza essenzialmente sui Protocolli (WPAT - ONIG), divisione che potrebbe facilmente comporsi sulla base di un confronto che prescinda da "personalismo" e che si focalizzi su ciò che effettivamente necessita. Ma anche questa divisione ha la sua motivazione su un "presupposto", il quale per primo dovrà essere affrontato e discusso, ovvero se la persona ha necessità di una TUTELA o meno e fino a che punto tale tutela da parte di terzi debba essere esercitata.&lt;br /&gt;c) Ritengo che in questo periodo storico sarebbe quanto meno assolutamente salutare che si smetta di portare avanti una idea morta, e che invece si inizi a costruire in modo adeguato i presupposti perché si possa arrivare "domani" ad un vero movimento Pangender e Pansessuale.&lt;br /&gt;Un Bacione &lt;br /&gt;Darianna&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-4452527648303189606?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/4452527648303189606/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=4452527648303189606' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4452527648303189606'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4452527648303189606'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/09/il-movimento-lgbt-alcune-riflessioni.html' title='Il Movimento LGBT? Alcune riflessioni'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-3426211375477478560</id><published>2010-08-13T00:23:00.000+02:00</published><updated>2010-08-13T00:23:45.122+02:00</updated><title type='text'>Una sera</title><content type='html'>Questa sera è una di quelle sere in cui si darebbero le dimissioni da ogni cosa! Dalla vita sostanzialmente! Non perché non si ritenga valido, piacevole, importante quanto si sta facendo, ma semplicemente perché si ritiene che il nostro apporto sia sostanzialmente finito. Ci sono giorni che si vive e sere in cui si sente il giungere della "sera" della nostra vita, così che la nostra esistenza si esaurisce da sola, come una logica sequenza. &lt;br /&gt;Ma sono sere di giorni, e non sere di esistenze, per cui quella voglia di dare dimissioni da ogni dove, la trattieni pensando che domani, a mente lucida, potresti darle meglio,con maggiore considerazione delle cose, con maggiore razionalità di te e di quanto ti circola intorno. &lt;br /&gt;Ma questa sera, la voglia di dare le dimissioni da ogni dove, si tradurrà semplicemente in un andare a dormire. Domani e dopodomani vedremo se questa dimensione di finitezza, persisterà. Se sarà ancora presente, allora si daranno le dimissioni, lasciando il campo ad ogni più pronta intelligenza, ad ogni più acuta osservazione, ad ogni più limpida strategia, ad ogni più valida consideazione delle cose.&lt;br /&gt;Noi non abbiamo mai avuto parola, abbiamo preso parola con fatica, tanta, tanta! Ora dobbiamo ancora lottare per avere parola e ci si chiede il perché. Ma il perché può anche stare nel fatto che abbiamo finito di poter dire. La parola che abbiamo conquistata si è anche subito esaurita. Il tacere potrebbe essere adeguata condizione del nostro essere? Non so del vostro, ma persistente è la sensazione che lo debba essere per il mio essere. Forse, anche la possibilità di esserci può venire meno, in quanto non essenziale, non più richiesto ne da me stessa ne dagli altri. La convinzione che ancora qualcosa si posssa dare sta finendo, e con essa la voglia e la possibilità della vita. Esisteremo, nella storia, come corpi! La storia scorrerà ancora su me, levigandomi ancora inutilmente, fino a quando la sequenza finirà.&lt;br /&gt;Bacio&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-3426211375477478560?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/3426211375477478560/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=3426211375477478560' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3426211375477478560'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3426211375477478560'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/08/una-sera.html' title='Una sera'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-8048024159417571464</id><published>2010-08-08T21:05:00.000+02:00</published><updated>2010-08-08T21:05:38.375+02:00</updated><title type='text'>Ed amo</title><content type='html'>Chi mi è vicino, conosce il mio dolore silenzioso e sordo. Lo conosce e non lo insidia, ma con me lo vive nella sua parte che viene negata e non possibile di essere partecipata. &lt;br /&gt;Amo molto i miei nipoti, tutti! Ed io quando uso la parola "amo" intendo proprio la scelta profonda a prescindere da loro e da ciò che loro pensano e sentono. Li ho scelti profondamente per come sono, per quello che sono, per come saranno e per qualsiasi cosa loro vorranno o potranno vivere della loro esistenza. Li ho scelti e quindi li amo. Ma è una cosa che rimane in me, non posso dirla, non posso comunicarla, non posso trasmettere nulla di questo. Li amo nel mio silenzio e nel mio esserci solo come una entità che non c'è, se non nella misura che loro vogliono che io ci sia. Vorrei poterci essere pienamente, ma non posso! Vorrei potergli essere vicino, ma non mi è del tutto possibile quando non mi è espressamente negato. Ed è un tutto che non permette parzialità! Ho scelto, li amo, ed amo ciascuno di loro, ma loro sono un plurale e faticano a divenire dei singoli per la negazione di me, per la negazione che viene rivolta a me. Non da loro, da altri, dal contesto, da troppe cose insieme e prive di un reale significato. &lt;br /&gt;E così questo grido rimane nella mia gola ad attendere il nulla, perdendosi nelle mie cellule per non ricomporsi e non trovare più forza. Si perde di sonorità e diffonde la sua intensità. Così è, e si va oltre?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-8048024159417571464?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/8048024159417571464/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=8048024159417571464' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/8048024159417571464'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/8048024159417571464'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/08/ed-amo.html' title='Ed amo'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-8982617645485299715</id><published>2010-08-08T20:56:00.002+02:00</published><updated>2010-08-08T20:56:51.823+02:00</updated><title type='text'>qual è il senso?</title><content type='html'>Non ho buone notizie da dare, tutto è come ieri e spero che non sia come domani. In questi tempi di attesa, di silenzio, di tensione, si aprono - qualche volta - delle finestre di riflessione su se, sul proprio "mondo", tali da potersi proporre come momenti di riflessione comune.&lt;br /&gt;Si parla spesso di affetto, quando non si arriva a parlare di "amore": due parole forse troppo usurate dal tempo e svilite nel loro significato. C'è da chiedersi quale sia ancora il loro senso, quale il loro significato nel nostro contesto storico. Forse dovremmo inventare nuove parole per dire il loro significato? Forse dovremmo ridare spessore a qualcosa che è stato volgarizzato al punto di non aver quasi più senso?&lt;br /&gt;Ma cosa si dice e cosa si vuole dire quando si parla di "amicizia" o si parla di "affetto"! Quale peso può veramente avere la frase "ti voglio bene"? Il linguaggio corrente ha trasformato queste parole in un generico e molto fluido intendere di un interesse non definito nel tempo e nell'intensità. Focalizzo la parola "amicizia" poiché ritengo che sia fondamentale, primaria! E ridiamo senso a questa parola senza produrci in pericolose definizioni o pericolose descrizioni, ma piuttosto scoviamo nella nostra mente quale sia il vero senso di questa parola "amicizia", poiché solo riscovando nella nostra memoria potremmo poi ridare senso alle altre parole, come affetto, amore e quant'altro.&lt;br /&gt;Non ho molti amici ed amiche, piuttosto ho una considerevole quantità di conoscenze con le quali condivido anche molto, ma con le quali non c'è una reale comunione, una reale condivisione di "mensa".&lt;br /&gt;La persona che definisco "amica" è la persona che conosco per quello che è, di fronte alla quale non ho alcuna aspettativa, ma di cui godo la sua esistenza e possibile presenza. Non prentendo la sua intelligenza, non pretendo alcuna cosa, piuttosto è lo scoprire quotidiano di avere una modalità comune nel pensare, nel procedere; anche nella diversità di pensiero la modalità è comune. Non c'è uniformità, piuttosto il riconoscersi ed il comprendersi, senza bisogno di trasferire sull'altra persona nostri desiderati, poiché sono sufficienti i suoi che non necessariamente sono i miei, che non necessitano di essere soddisfatti, ma che trovano soddisfazione nel quotidiano senza sforzo. Nell'esistenza si trova il vivere senza lo sforzo di doverlo fare.&lt;br /&gt;Se c'è attesa, aspettativa, pretesa, necessità ... può esserci amicizia o non piuttosto delusione, bisogno, insoddisfazione? Di chi potrò mai essere io amica, che nulla chiedo e nulla do, ma tutto metto a disposizione e tutto uso?&lt;br /&gt;Ed in ciò che metto a disposizione perché dovrei pensare a gratitudine? Perché dovrei pensare a ringraziare? Perché?&lt;br /&gt;Il non senso del dare ed avere che mi svuota ogni termine che indica, senza definire, quello che è il vicendevole relazionarsi fra persone libere o liberate. E' il gioco sottile del giudizio del bene o del male che mi svilice la figura di fronte a me, pretendendo che io interpreti la maschera che ho di fronte senza godere di ciò che mi rappresenta.&lt;br /&gt;Ma gioco basso o troppo alto nelle relazioni dove io sono di fronte ad un io sono che dialoga o tace, ma in ogni caso discute e ragiona con me su me per me.&lt;br /&gt;Qual è il senso? Me lo chiedo e mi guardo in giro cercando, forse cieca, forse ottusa, forse abbagliata. Forse in quel dubbio interrogante che non mi lascia tregua, ma che mai prende il sopravvento uccidendo la vita che voglio vivere in questa mia esistenza, unica, che unica rimane anche se in compagnia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-8982617645485299715?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/8982617645485299715/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=8982617645485299715' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/8982617645485299715'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/8982617645485299715'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/08/qual-e-il-senso.html' title='qual è il senso?'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-54827557432909206</id><published>2010-07-16T23:50:00.000+02:00</published><updated>2010-07-16T23:50:57.761+02:00</updated><title type='text'>Una cosa, anzi due ...</title><content type='html'>Difficile comprendere chi è in lotta quotidiana, ma non si sente affatto in guerra; difficile comprendere chi ogni giorno combatte, ma non ha nemici;&lt;br /&gt;difficile comprendere che una guerriera non ami l'odore del sangue;&lt;br /&gt;difficile comprendere ...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella mia esistenza ho perso tutte le battaglie che ho fatto; ho sempre scelto di stare dalla parte "sbagliata" della barricata! Tante volte ho cercato di spiegare, di far comprendere che in ogni cosa ci deve sempre essere un ponte, che un popolo si emancipa solo se trova chi gli fornisce il mezzo di stabilire il proprio diritto, di sancirlo e di codificarlo. &lt;br /&gt;Non è la mediazione, tanto meno è diplomazia! E' una scelta di fondo di come si porta avanti una battaglia. La scelta perdente ... delle battaglie si, ma della "guerra"? Alla lunga quale sarà la logica che prevarrà? Quella del conflitto e della chiusura, o quella della chiarezza delle posizioni, ma del dialogo e della disponibilità?&lt;br /&gt;Non ho persone che ritengo mie nemiche, possono essere avversarie politiche, di strategia, ma sono sempre persone ed io lotto per le persone, non per le mie verità! &lt;br /&gt;La verità è così molteplice ... valla a cercare quella che potrebbe essere forse più vera. Tutto è così mobile ed indefinito, così impalpabile, che ho imparato che non vi sono verità di alcun tipo, ma solo interpretazioni, e queste si fondano su presupposti. Il mio presupposto è che se lotto, lotto per le persone, per gli individui, per le soggettività, non per dare una configurazione a queste. &lt;br /&gt;Faccio parte del pensiero debole? Si, vero! Ma questo non vuol dire che sia facilmente assimilabile o non chiaro, forse è difficile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-54827557432909206?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/54827557432909206/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=54827557432909206' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/54827557432909206'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/54827557432909206'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/07/una-cosa-anzi-due.html' title='Una cosa, anzi due ...'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-7227550900142707559</id><published>2010-06-13T01:00:00.001+02:00</published><updated>2010-06-13T14:20:47.501+02:00</updated><title type='text'>Cosa penso?</title><content type='html'>A quest'ora cosa posso trovarmi a pensare? &lt;br /&gt;La riflessione di Laura Denu, che si trova a questo indirizzo: &lt;br /&gt;http://lauradenu-lauradenu.blogspot.com/2010/06/le-ferite-e-la-riconciliazione.html&lt;br /&gt;mi ha posto di fronte ad una questione che, tutto sommato, avevo pensato di aver già sufficientemente affrontato. Il problema della riconciliazione lo avevo già valutato dal punto di vista teologico e dal punto di vista personale, avevo già tentato alcune correlazioni, ma il testo di Laura mi ha richiamata con forza a ripensare e, quindi, a rivedere. Questo è il bello del dialogo che a molti sfugge, il bello del poter rimettere in discussione con noi stesse le questioni che riteniamo già assodate.&lt;br /&gt;Riconciliarsi con chi? Con cosa? Ecco cosa pone in una prospettiva nuova Laura, ovvero il riconciliarsi nasce e si produce dal fatto che si hanno ferite, ferite che pretendono di essere rimarginate, che pretendono di non essere più invasive nella nostra esistenza.&lt;br /&gt;Possiamo aver accertato ed, in un qualche modo, anche accantonato queste nostre ferite, nascondendole o non considerandole più perché si è affrontato in modo chiaro ed onesto il "chi" le ha prodotte! Forse abbiamo anche ottenuto di non dover dare più tanto peso a quanto ha prodotto quelle ferite, ma nei fatti non abbiamo curato, non abbiamo rimarginato, non abbiamo sanato le nostre ferite, le quali ad ogni occasione risputano fuori. Sono quei fantasmi che ci inseguono e che si palesano di fronte a noi senza preavviso, senza una logica motivazione, che si riaprono improvvisamente riportando alla superficie gli stessi dolori, le stesse sensazioni.&lt;br /&gt;Si è pensato di aver superato la questione, di aver risolto, di aver dato una motivazione sufficiente per poter passare oltre, ma così non è! Nei fatti, per quanto ci si possiamo esseci date motivazioni, spiegazioni e quant'altro, la ferita è rimasta aperta, e questo significa molto semplicemente che non c'è stata riconciliazione. Si, perché ciò che è fondamentale, è comprendere che la riconciliazione non è con "altri", ma è con noi stess*! &lt;br /&gt;Chi mi ha ferita, chi mi ha oltraggiata, chi ha devastato la mia esistenza, chi mi ha sempre impedito di essere, per quanto sia stata la persona o le persone che mi hanno provocato la ferita, non sono la ferita. Ma ciò che a me fa male, fa male oggi, è la ferita che è rimasta aperta, che è producente dolore, ed è quella che pretende di essere curata, guarita, rimarginata.&lt;br /&gt;E penso a me, penso a quante ferite ho rimarginato, quanta riconciliazione ho operato su me stessa. Penso che il mio dolore, la mia paura, la mia profonda sensazione di fallimento, il mio sentirmi un "re mida al contrario", sia proprio indice che nella realtà ho ancora ferite profonde che non ho curato, che ho voluto, tentato di dimenticare.&lt;br /&gt;Una giornalista con inistenza mi chiedeva se io avevo perdonato chi mi aveva devastato l'esistenza. Cosa avevo da perdonargli? La mia esistenza era stata messa nelle mani di penne senza scrupoli, di personaggi indecenti che per soddisfare i loro pruriti o quelli dei loro presunti lettori né avevano fatto scempio. Chi mi aveva ferita, chi mi aveva oltraggiata non era certo quell'individuo che, malato, aveva fatto le sue nefandezze! No! La ferita mi era stata inferta da altri soggetti, mi era stata inferta dalle istituzioni dello Stato, quelle istituzioni che io avevo onorato e servito nella mia dimensione di cittadina libera e tesa ad essere consapevole. Alcune istituzioni dello Stato, le strutture di una realtà ecclesiastica, la becera attività di chi scrive su giornali e fa televisione senza il minimo di professionalità e di deontologia professionale, questi mi avevano ferito ed oltraggiato!&lt;br /&gt;Loro sono la causa del mio dolore, della mia paura, della mia profonda sensazione di fallimento, del il mio sentirmi un "re mida al contrario"! Ma loro sono solo la causa, non la ferita! Ed io devo guardare bene in faccia la mia ferita e smetterla di essere distratta da chi me l'ha inferta. Loro tutti, comunque sia, servi di qualcuno e qualcosa!&lt;br /&gt;La mia ferita che c'è, ed è quella con la quale io devo fare i conti veramente! Ma io con questa ferita mi devo "riconciliare", non devo cadere nella trappola della "giustificazione", poiché non sono giustificabile né io né loro! &lt;br /&gt;Si, io non sono giustificabile, poiché ho creduto - e credo - che un mondo migliore sia possibile, e ho creduto - e credo - che ci sia il diritto per ogni persona di avere una possibilità reale. Dovrei forse giustificare questo che credo? No! Non ci penso proprio a dover trovare giustificazioni a ciò che credo, per quanto queste mi abbiano esposta e continuino ad espormi. Ed ogni volta che mi espongo e mi rendo bersaglio, nella mia più piena consapevolezza di quanto sto facendo, diventerebbe assolutamente ridicolo che io trovassi pure l'onta, verso le ferite che mi procuro, di dare delle giustificazioni. Ed è proprio per questo che io credo che, contemporaneamente, non posso trovare alcuna giustificazione a quelle persone, a nessuna di quelle persone che hanno rappresentato le istituzioni dello Stato, che hanno rappresentato i media, che hanno rappresentato la dimensione ecclesiale! &lt;br /&gt;Questa mia ferita è troppo seria per me, perché io la insulti con giustificazioni! Ma ogni mia ferita è seria, e nessuna di queste io le ho insultate con giustificazioni, per questo si sono rimarginate, per questo sono divenute fregi di cui onorarmi. &lt;br /&gt;Ma la ferita che ho ancora aperta mi da dolore, e per quanto io sapppia e conosca profondamente quale grandezza essa produca, quale senso profondo essa ponga di fronte alla storia, mi da ancora dolore, perché la mia ferita ha dei nomi precisi, ed è per questo che sempre riappare e non guarisce. La mia ferita si chiama abbandono, si chiama slealtà, si chiama pregiudizio, si chama meschinità, si chiama opportunismo.&lt;br /&gt;Potrei dire che questa è la "legione" che mi tormenta, quel tormento che ancora attende che qualcuno mi liberi!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-7227550900142707559?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='enclosure' type='text/html' href='http://lauradenu-lauradenu.blogspot.com/2010/06/le-ferite-e-la-riconciliazione.html' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/7227550900142707559/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=7227550900142707559' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/7227550900142707559'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/7227550900142707559'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/06/cosa-penso.html' title='Cosa penso?'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-5918126465696956649</id><published>2010-05-12T23:29:00.002+02:00</published><updated>2010-05-12T23:29:54.851+02:00</updated><title type='text'>Mi sono chiesta</title><content type='html'>Non è il mio tempo, quello dell'immagine, tanto meno quello del ricordo. L'unica cosa che si è impadronita di me è la visione. Evito di cadere nel gioco pericoloso del ricordo!&lt;br /&gt;Mi hanno costretta a vivere nella logica di ciò che resta, dove tutto ha uno specifico prezzo che deve essere corrisposto o pagato. La gratuicità è qualcosa che non può trovare spazio nella mia quotidianità. Se io vi cedo, la pago caramente! Nulla è concesso alla possibilità di un sogno, di una immagine, di un pensare; il fatto impera e si impone, deformando gli individui che vi sono coinvolti in maschere, così che tu vedi persone di cui non scorgi e non riesci a scorgere chi vi si nasconde dietro. Mi chiedo se nei fatti qualcuno vi si nasconda dietro, oppure quelle maschere non servono ad altro che a nascondere la nullità del fatto, di ciò che concretamente si può portare, che resiste alla pioggia, al vento ed al mare!&lt;br /&gt;Mi sono chiesta e mi chiedo cosa sia il vero e cosa sia il falso. Me lo sono chiesta su me stessa, interrogandomi in modo ossessivo, cercando di comprendere chi di fronte a me fosse "vero" o fosse "falso". Mi sono illusa di pensare che solo l'essere vera io stessa potesse costringere altri ad essere veri; ma io sono vera? Io sono falsa? Chi è di fronte a me si trova di fronte ad una maschera che rappresenta qualcuno che ora è così, ora è diverso!&lt;br /&gt;Mi sono chiesta se la questione della verità e della falsità non fossero, nei fatti, solo concetti conseguenti ad un presuppoto ideologico di coerenza, di continuità, e non invece inerenti al quotidiano che si esprime e che - forse - non merita di essere sottoposto ad una valutazione rigida quale può essere la "verità" o la "falsità".&lt;br /&gt;E se fosse che la verità fosse solo lo scorrere del tempo e gli eventi che mutano? E se la verità fosse un divenire invece che un accadimento? Cosa cambierebbe nella nostra comprensione del mondo e nella percezione che noi abbiamo del contesto nel quale viviamo?&lt;br /&gt;Non ho mai costruito castelli di sabbia sulla riva del mare, proprio perché non ho mai sopportato l'idea che il mare li distruggesse; ho scavato buche nella sabbia, nella sciocca speranza che potessero inghiottire il mare! Il mare ha ricoperto le mie buche, come non fossero mai state!&lt;br /&gt;Le buche che ho scavato erano "vere" o erano "false"? Era vera o falsa la mia pretesa di volere che il mare fosse inghiottito da quelle buce? Non so rispondere a queste domande, ma ho consapevolezza che le buche le ho scavate e che ho sempre desiderato che il mare fosse da queste inghiottito.&lt;br /&gt;Forse perché mai ho pensato che avrei potuto camminare sul mare, e forse perché la tempesta mi affascina oltre ogni cosa!&lt;br /&gt;Non mi interrogo più sulla "deità", tanto meno ritengo che il concetto stesso di "umanità" possa più essere adeguato. La biologia non è sufficiente per farmi sentire appartenente ad un continuo, ad un comune denominatore!&lt;br /&gt;Fuori di metafora, vedo i progetti di molti individui venire annientati da un clic di un mouse; vedo la fatica e lo sforzo quotidiano di individui che hanno dato tutto di loro stessi per poter costruire qualcosa per i loro figli e figlie, annientato dal cinismo disinteressato e distaccato di personaggi dietro a scrivanie squallide; personaggi resi sicuri di sé dalla loro posizione e dalla loro sicurezza di avere garantito il cibo per se e per chi gli è vicino!&lt;br /&gt;Ogni castello che viene dissolto è lacrime e sangue, perché non può essere gratuito, perché nulla ti è permesso nella grauicità! Neanche la grazia è così gratuita, poiché un caro prezzo è stato pagato! Quanto conosce il prezzo della grazia chi ne ha avuto occasione di incontrarla, di conoscerla e di viverla.&lt;br /&gt;Oggi scrivevo a te, cara Ausilia, di qual è il mondo con il quale mi trovo a confrontarmi, ma il mondo che mi circonda è lo sguardo spento di un uomo che ha perso la speranza fino al punto di non riuscire neanche più a cogliere l'opportunità!&lt;br /&gt;Non ho immagini ne posso concedermi al ricordo; ho visione! C'è una massa che grida solo "ora devo salvarmi!" e null'altro conta!&lt;br /&gt;Crolla la borsa! Qualcuno gode nel vedere il successo della propria operazione, si perde nel contare quante volte e quante si moltiplicherà quella disperazione e quel prezzo che altri hanno pagato, pagano e pagheranno! Ed il loro gusto non è il guadagno, del quale non hanno necessità, ma è il cinico giusto di aver vinto.&lt;br /&gt;La menzogna? Si, forse è proprio così! Tutto si regge sulla menzonga! Questa mattina io non mi sarei alzata se non avessi mentito a me stessa che qualcosa potevo ancora fare! E domani mi dovrò mentire ancora, ed ancora per andare avanti! Dovrò pensare ipocritamente al sorriso di un bambino, per non vedere il pianto di tanti e troppi!&lt;br /&gt;Tutto si regge sulla menzogna, e spesso si deve compiere una vera e propria opera di persuasione su noi stesse per poter far si che quella menzogna ci appia vera anche per un solo momento. Ma è mentire il darsi fiato e forza di vivere un altro giorno, sapendo bene che se non ci si mentisse sarebbe il lasciarsi morire?&lt;br /&gt;Domani sarò più positiva, la sera mi riesce meno facile!&lt;br /&gt;Un abbraccio&lt;br /&gt;Darianna&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-5918126465696956649?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/5918126465696956649/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=5918126465696956649' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/5918126465696956649'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/5918126465696956649'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/05/mi-sono-chiesta.html' title='Mi sono chiesta'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-6658801943037454005</id><published>2010-05-09T23:27:00.000+02:00</published><updated>2010-05-09T23:27:20.240+02:00</updated><title type='text'>Il Movimento LGBTQI</title><content type='html'>La stasi che sta cogliendo il movimento sta, a mio parere, svelando le sue motivazioni profonde:&lt;br /&gt;da una parte è l'errata presa di posizione del movimento in un unico senso, ovvero quello della prevalenza dei diritti omosessuali;&lt;br /&gt;dall'altra il logoramento prodotto dai continui insuccessi e dallo scontento generale, ha determinato la perdita di vista degli obiettivi, trasformando il movimento per i diritti delle persone LGBTQI, in uno spazio aggiuntivo dell'area partitica che si definisce "antagonista", come luogo dove esprimere un tentativo di politica "contro" che si richiama ad ideologie e tematiche storiche che sono passate.&lt;br /&gt;La sensazione è di aver di fronte persone che sventolano costantemente un fantasma, senza rendersi conto che ciò che si ha di fronte è ben diverso e, soprattutto, ben peggiore di quel fantasma che loro sventolano ritenendo di trovare una dimensione ideologica concreta nella storia.&lt;br /&gt;Noi non siamo di fronte al "fascismo", poiché non è più pensabile in un contesto europeo la formazione e l'ascesa di una struttura dittatoriale nei termini come fu quella del fascismo e del nazismo. Chi la promulga come chi la combatte si agitano in un quadro storico che non esiste più. Oggi siamo di fronte a ben altre problematiche, e la crisi ed il pericolo della democrazia si struttura in ben diversi metodi e pensieri. Quei fantasmi e quei totalitarismi sono espressione di "miraggi" nel senso più deleterio del termine, di immagini proiettate e prive di sostanza, necessarie a coprire e distrarre le persone dal vero oggetto della questione, ovvero la gestione del potere attraverso la persuasione e l'indottrinamento di massa. &lt;br /&gt;Il livello sempre più basso della cultura diventa indice di un sistema di manipolazione sempre più vasto e determinato dalla paura legata alla questione finanziaria. La paura di perdere anche quel poco che è rimasto diventa l'elemento fondativo e la leva su cui si gioca il potere e la creazione di nuove forme di schiavitù!&lt;br /&gt;Scarsa cultura, scarso peso alla cultura, pressione economica, crisi finanziaria, demonizzazione ed invenzione di spauracchi secondo modelli collaudati, determinano l'attuazione di un programma di gestione delle masse ben organizzato e ben orchestrato che sta bene a tutti, poichè sia la sinistra che la destra, nei fatti, ambiscono ad una gestione di un popolo bue ed ignorante.&lt;br /&gt;Oggi come oggi, l'Occidente, con l'Europa e, quindi, anche l'Italia, ha una sola possibilità di vincere la propria primazia nel mondo, e questo si ha solo nell'attuazione di reali programmi che abbiano come punto fermo e come base programmatica l'allargamento ad infinito dei diritti delle persone. Non c'è altra possibilità di salvezza! Il movimento LGBTQI dovrebbe in questo essere l'avanguardia di questa nuova spinta, ma ne è incapace perché acceccato da questi ideologismi che gli fanno perdere il senso stesso della loro dimensione e della loro vocazione storica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-6658801943037454005?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/6658801943037454005/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=6658801943037454005' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6658801943037454005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6658801943037454005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/05/il-movimento-lgbtqi.html' title='Il Movimento LGBTQI'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-2970672297784684628</id><published>2010-04-25T14:58:00.002+02:00</published><updated>2010-04-25T14:58:23.536+02:00</updated><title type='text'>06 gennaio fare un bilancio?</title><content type='html'>Alla fine o all'inizio dell'anno è uso fare dei bilanci. Non né ho fatti, quanto meno non mi sono messa veramente a fare un reale bilancio di come sia stato l'anno 2008. Forse perché per molti aspetti ancora non si è realmente chiuso, forse perché ancora ci sono cose che devo comprendere, dando una interpretazione.&lt;br /&gt;Sicuramente non è stato un anno privo di aspettative. Nei fatti avevo scommesso molto su quest'anno, soprattutto sulle persone con le quali avevo avviato un progetto. Un anno nel quale ho molto lavorato, ho costruito situazioni nuove e, onestamente, devo dire con un certo risultato che sicuramente è positivo. Nel 2008 ho riaperto molti collegamenti, preso nuovi contatti, aperto prospettive di lavoro più ampie di quello che avevo previsto, ma è anche l'anno nel quale le persone con le quali lavoravo hanno mollato il pezzo. Si sono arrese? Non hanno più creduto a quello che si stava facendo? Non so, sicuramente il 2008 non ha certo portato denaro, quanto meno non l'ha portato in relazione a quanto si è investito. Ma quale attività rende in maniera considerevole al suo primo anno? Già essere arrivati ad un pareggio virtuale (nei fatti c'è un passivo aziendale complessivo) è già un risultato, un risultato che avrebbe potuto consolidarsi nel 2009. Ma a questo non è stato creduto, così si sono ritirate, chiudendo una esperienza che poteva essere significativa. &lt;br /&gt;Sul piano pesonale, il 2008 ha siglato la chiusura di una serie di casini, ma soprattutto ha siglato l'arrivo molto significativo dell'operazione. Il fatto che abbia iniziato il 2009 sofferente, non è un dato negativo, ma anzi è proprio il sengo di una possibilità che ci è data di poter affrontare la vita anche andando oltre a ciò che logicamente ci appare impossibile. Mi sono operata a dicembre 2008 e solo all'inizio di quell'anno potermi operare sembrava una chimera. &lt;br /&gt;Indubbiamente non è stato un bell'anno. La crisi e la recessione hanno fatto e fanno sentire forte il loro peso. Le persone con cui lavoravo mi hanno mollata; mi trovo indebitata per questo, ma il 2009 non parte senza prospettive, senza che siano assenti degli orizzonti verso i quali potersi indirizzare.&lt;br /&gt;Come dice un mio caro amico, una ditta è veramente morta quando sul suo tavolo non gira carta, ovvero quando non ci sono prospettive e possibilità. Forse non ri realizzarà nulla, ma almeno c'è roba su cui poter lavorare e su cui poter sperare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-2970672297784684628?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/2970672297784684628/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=2970672297784684628' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/2970672297784684628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/2970672297784684628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/04/06-gennaio-fare-un-bilancio.html' title='06 gennaio fare un bilancio?'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-5216098657418885325</id><published>2010-04-25T14:57:00.003+02:00</published><updated>2010-04-25T14:57:50.826+02:00</updated><title type='text'>21 dicembre Ed ora andiamo avanti</title><content type='html'>Brutti tempi. Brutti tempi per l'economia che non cammina, per la politica che sembra non capire che la crisi non è una parola, ma è un fatto che sta massacrando milioni di persone, sta mettendo in ginocchio totalmente centinaia di migliaia di imprese. Le risposte? Pagliativi!&lt;br /&gt;E noi qui, ogni giorno a cercare di trovare soluzioni per andare avanti, con l'angoscia di dover chiudere, quindi togliere possibilità di lavoro. TUtto sembra essere vissuto come se fosse una parentesi irreale. Ma gli stipendi non vengono erogati, le tredicesime slittano, la cassa integrazione riappare.&lt;br /&gt;La domanda è: cosa fai a natale? Ma cosa devo fare? Se potessi andrei a lavoro, tanto cosa c'è da fare? Starò in casa e mi riposo, sperando che poi qualcosa si muova.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-5216098657418885325?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/5216098657418885325/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=5216098657418885325' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/5216098657418885325'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/5216098657418885325'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/04/21-dicembre-ed-ora-andiamo-avanti.html' title='21 dicembre Ed ora andiamo avanti'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-6492137796570707098</id><published>2010-04-25T14:57:00.000+02:00</published><updated>2010-04-25T14:57:16.041+02:00</updated><title type='text'>30 novembre 2009 Una riflessione</title><content type='html'>Eccomi qui a scrivere dopo tanto tempo.&lt;br /&gt;Il tre di dicembre mi opero, finalmente! Si, effettivamente quando ho iniziato il percorso farmacologico sembrava un qualcosa di lontanissimo. Invece il tempo è passato ed in circa tre anni sono arrivata a potermi operare, a donarmi questo, a farmi questo regalo tanto desiderato.&lt;br /&gt;Sono ben consapevole che la mia vita non cambiera di una virgola. L'atteggiamento dei più, di questi ragazzotti imbevuti di ingoranza e di presunzione non cambierà, così come non cambierà l'affetto di chi mi ha voluto bene fino ad oggi, così come non sarà diverso l'approccio con i nuovi contatti di lavoro. Sono una transessuale comunque, operata o meno rimango una transessuale. Socialmente le cose non cambieranno, se non nei documenti. &lt;br /&gt;Ma certo che dopo quasi trent'anni che esiste questa legge che riconoscere il disagio d'identità di genere, si prende atto che si deve fare ancora tutto. La gente non né sa nulla, ed in più ha la pretesa di capire ciò che una persona sente, vive, soffre. Ma la cosa sconfortante è che questa pretesa la hanno solo nei confronti di chi nei fatti rifiutano. Perché non si interrogano su loro stessi e sul perché del loro rifiuto?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-6492137796570707098?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/6492137796570707098/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=6492137796570707098' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6492137796570707098'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6492137796570707098'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/04/30-novembre-2009-una-riflessione.html' title='30 novembre 2009 Una riflessione'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-5369729297564447517</id><published>2010-04-25T14:56:00.002+02:00</published><updated>2010-04-25T14:56:26.095+02:00</updated><title type='text'>Qual è il “mio dio”?</title><content type='html'>Qual è il “mio dio”? &lt;br /&gt;Già solo l'idea di poter dire, anche solo per farmi capire, il “mio dio”, in un qualche modo mi disturba, poiché da una definizione inesatta del dio nel quale io credo e del quale poco parlo. &lt;br /&gt;Infatti soggettivamente io non posso possedere alcun tipo di dio. Per la mia formazione, concezione della esistenza, della vita come sua interpretazione, non ritengo di aver necessità di alcun dio, tanto meno di aver necessità di poter “possedere” un dio. Nella mia mentalità, per come io ho vissuto e vivo, posso dire con onestà intellettuale di essere una persona fondamentalmente atea, ovvero senza dio, senza la necessità di dio, senza il bisogno di darsi motivazione nel concetto di dio o in una sua qualsiasi entità che dia una motivazione a monte, che spieghi ciò che è ad origine, che mi dia un senso oltre me stessa. &lt;br /&gt;Nei fatti, quindi, io non ho un dio, piuttosto ho dovuto prendere atto di appartenere ad un dio, che mi ha chiamata, che mi ha coinvolta e che, in un qualche modo, mi ha fregata. Quel dio che si è posto di fronte a me nella sua totale gratuità è mi ha posto di fronte la mia esistenza, mi ha posto di fronte la mia “libertà” e il come io vivessi in “schiavitù”, come io negassi costantemente me stessa. &lt;br /&gt;Questo dio non ha fatto altro che chiamarmi a ciò che sono, costantemente proprio perché la mia più alta resistenza a questo dio è stata proprio nel non voler vedere ed accettare chi io fossi. Non ha mai chiesto a me di fare o di pensare in una certa maniera, semplicemente mi ha posto di fronte il fatto che io, per quanto apparentemente libera, nei fatti non lo fossi. Mi ha chiamata a me stessa ponendo con chiarezza che l'unica condizione per poter esistere vivendo è quello di essere se stessi/e, indipendentemente da tutto e da tutti, indipendentemente da ciò che conviene, da ciò che sarebbe opportuno. &lt;br /&gt;Per questo per me raccontare, dire del dio che mi ha chiamata ed incontrata, è molto difficile, direi quasi impossibile. Infatti io non conosco chi sia questo dio, piuttosto posso conoscere solo ciò che egli ha operato nel corso della mia esistenza e secondo il contesto nel quale la sua azione si veniva a verificare. Potrei dire che è un dio contestuale, ovvero che è un dio che agisce nel contesto e secondo il contesto, decidendo secondo la situazione ed in relazione a sé. Egli è misura a sé stesso e quindi se stesso è misura di ogni cosa. Egli è solo ed esclusivamente fedele a se stesso, chiunque è stato da questo dio conosciuto sa bene che egli è fedele solo a se stesso, solo alla sua parola, al suo patto, alla sua logica, al suo senso che da alla storia. Non a caso il dio che si è fatto da me conoscere è un dio egoista, ma non è egocentrico. E' egoista proprio perché si pone come l'io di fronte a me che sono il suo tu e che con lui posso dialogare, litigare, discutere. Soprattutto posso condividere la mia domanda del “perché”? &lt;br /&gt;Agisce in misura della sua logica e della sua idea. Ed io sono una sua idea! Per questo mi chiama ad essere assolutamente la persona che sono, perché l'esistenza che mi ha dato non è infinita, così come infinita può essere la mia vita se né darà il senso e la memoria, se sarò stata me stessa secondo la sua idea, secondo il suo proposito, secondo il suo disegno. &lt;br /&gt;Si, perché il disegno è suo, ed io sono una componente del suo disegno. Ed un componente del disegno non può pensare minimamente di poter “decidere” di cambiare il disegno di chi è l'autore, di chi lo ha pensato. Egli mi chiama perché io viva la mia esistenza secondo quanto egli stesso ha pensato di me. &lt;br /&gt;Certo, il dio che mi ha chiamata è il dio che mi ha anche creata, e mi ha creata libera nella diversità della creazione, nella molteplicità delle forme, dei contenuti che questa creazione propone e pone. E la sua creazione è libera di essere ciò per cui è stata pensata, non altro! Esistere è dato a tutte le cose, vivere è dato solo a qualcuno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-5369729297564447517?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/5369729297564447517/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=5369729297564447517' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/5369729297564447517'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/5369729297564447517'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/04/qual-e-il-mio-dio.html' title='Qual è il “mio dio”?'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-4833873800712118044</id><published>2010-04-25T14:55:00.002+02:00</published><updated>2010-04-25T14:55:49.521+02:00</updated><title type='text'>Come parlare di dio?</title><content type='html'>Parlare di dio in un contesto religioso diventa questione veramente difficile, poiché non ci si trova di fronte a persona che hanno desiderio di conoscere, quanto piuttosto a persone che presumono di sapere. È questa presunzione di sapere, codificata attraverso l'ascolto distratto e generalizzato di dottrine, spesso senza una reale analisi critica, nasconde o da motivo di nascondere la propria ignoranza, poiché ciò che prevale è comunque la presunzione di sapere. &lt;br /&gt;Ma riguardo a dio non c'è “sapere”, ma c'è la dimensione profonda del “conoscere”. Il termine conoscere biblicamente ha una profondità enorme, implica la dimensione di una profondità e di una intimità che confluisce in una unione reale, carnale; è lo stesso termine che indica il momento in cui due persone raggiungono l'apice della loro piena comunione, cioè il punto in cui si mette pienamente se stessi in comunione dandosi l'uno all'altra, creando uno scambio in cui nessuno pretende di prendere ma entrambe si offre in una libertà sconfinata, dove l'unica cosa che prevale è il raggiungimento di una profonda condivisione delle proprie alterità che si compenetrano e si confondo senza mischiarsi, rimanendo distinte, ma trovando in questo la follia e l'esaltazione del pienamente sentirsi. &lt;br /&gt;La conoscenza biblica, la conoscenza di dio è la conoscenza che crea una dimensione di profonda comunione. Questa è la conoscenza e non il sapere. Si, perché la conoscenza si apre solo nel momento in cui si ha piena consapevolezza della propria ignoranza, quindi il desiderio di conoscere, il cercare fino a che si è in tempo. &lt;br /&gt;Parlare di dio in una società religiosa impedisce questo, impedisce che si possa comunicare la comunione, che la si possa rappresentare, che possa essere condivisa senza il pregiudizio e l'esclusione data da un conosciuto, da un saputo, da un codificato. La società religiosa ha già il proprio concetto di dio, ne produce quantità enormi, espressione del proprio pensiero e desiderio, espressione del sé isolato e distaccato; del sé che ha perso il senso della relazione. La società religiosa è la società che “già” possiede, per tanto non si fa possedere da quell'incontro e quella comunione sempre nuova, sempre sorprendente, sempre in un continuo rinnovamento che, richiamandosi al vissuto, lo rende nuovo e rinnovato. La società religiosa ha già tutto schematizzato, codificato, definito, rinchiuso all'interno di un pensiero morto, incapace dell'incontro con l'altro da sé, incapace del confronto sempre nuovo di un nuovo presentarsi e nuovamente farsi conoscere. La religione non può accettare che le cose mutino, né verrebbe a cadere il suo presupposto ed il suo fondamento. La società religiosa rifiuta o si ancora a queste “verità” e non le vuole rinnovare, perché implicherebbe dover nuovamente ricostruire, appunto, conoscere. &lt;br /&gt;Ed allora parlare oggi di dio è come parlare ad un popolo che è figlio di deportati, che ha perso la memoria, che ha codificato il passato ed è codificato nel presente. Ha costruito case, piantato alberi, dato in moglie e sposato; ma ha perso memoria e rifiuta di ritrovarla, di rinnovarla, di riviverla. E come si può parlare di dio in questo contesto? Come lo si potrà comunicare?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-4833873800712118044?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/4833873800712118044/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=4833873800712118044' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4833873800712118044'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4833873800712118044'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/04/come-parlare-di-dio.html' title='Come parlare di dio?'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-772339263491724691</id><published>2010-04-25T14:54:00.003+02:00</published><updated>2010-04-25T14:54:59.688+02:00</updated><title type='text'>05 luglio Buon fine settimana</title><content type='html'>Buon fine settimana a tutte e tutti. Per ciascuna persona che nel fine settimana cerca riposo, l'aspettativa è quella di trovare veramente il modo di rilassarsi, ricaricarsi per affrontare la prossima settimana.&lt;br /&gt;Eppure questi fine settimana possono anche essere il momento per poter riflettere su noi stesse/i, per riflettere sulla realtà nella quale viviamo e come ci poniamo di fronte ad essa.&lt;br /&gt;Riflettere e ragionare può essere una dimensione molto riposante, perché prende in considerazione e pone al centro noi stesse/i di fronte alla realtà, un qualcosa che - almeno a me - accade raramente.&lt;br /&gt;Tutti i giorni rifletto, penso e studio come risolvere problemi, come affrontare situazioni che non mi vedono al centro, ma solo come agente che interagisce nei confronti degli eventi, ma dove io non ci sono, sono persa nel mare delle priorità che si affacciano. Pensare a se è quindi riprendersi e rimettersi al centro della nostra attenzione, ridarsi il guisto spazio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E si, siamo alle solite! Approccio le cose cercando di trovare un&lt;br /&gt;entusiasmo, quanto meno una voglia di fare, di esserci, che nei fatti&lt;br /&gt;ho smarrito. Ci provo, e ci metto il mio serio impegno di ritrovarmi.&lt;br /&gt;Ogni volta devo rendermi conto che è un tentativo inutile. Ciò che&lt;br /&gt;rimane è solo un ricordo sempre più lontano e dal quale il distacco&lt;br /&gt;si sta facendo sempre più profondo.&lt;br /&gt;Faccio fatica a prenderne atto, a prendere atto che fondamentalmente&lt;br /&gt;per i loro giochi mi hanno semplicemente uccisa. Rimane solo la&lt;br /&gt;consapevolezza che c'è sempre stata, ma non più la forza, la&lt;br /&gt;lucidità, soprattutto quella voglia spasmodica di lottare, di&lt;br /&gt;combattere, di portare avanti ciò in cui credo.&lt;br /&gt;Rimane solo l'ombra di tutto questo. Non è il mio fisico che cambia,&lt;br /&gt;ma è il fatto che mi hanno cancellato la mente. Mi hanno come fatto&lt;br /&gt;un elettroscoch debellandomi, laciando di me solo un lontano ricordo.&lt;br /&gt;Non è che non ho da dire! Ho da dire, forse anche troppo ho da dire!&lt;br /&gt;Ho da dire sulla giustizia, da dire sul mondo GLBT, da dire sulla&lt;br /&gt;farsa teologica che si protrae nella piena consapevolezza dei più, da&lt;br /&gt;dire su quanto si ciancia su ogni cosa. Da dire... ma poi dire cosa?&lt;br /&gt;Parole! Solo parole che si perdono nell'aria di qualche arrogante,&lt;br /&gt;così come io ero arrogante; di qualche saccente, così come io ero&lt;br /&gt;saccente; di qualche pieno di sé, così come io ero piena di me.&lt;br /&gt;Non lo sono più, rimane solo la constatazione di essere stata e di&lt;br /&gt;non essere più. Cosa sono ora? Nulla! Persa nel mio deserto, cammino&lt;br /&gt;senza neanche più la voglia di arrivare ad una terra promessa. Si,&lt;br /&gt;forse perché ho compreso che la mia terra promessa mi segue, non la&lt;br /&gt;devo più raggiungere. Mi segue e mi precede!&lt;br /&gt;Il resto? Non lo so! Non lo voglio sapere. Almeno mi tornasse la&lt;br /&gt;lucidità di leggere, di riprendere piacere nel leggere e nello&lt;br /&gt;scrivere. Almeno ...! Nella sua profonda inutilità, sarebbe una&lt;br /&gt;consolazione, una piccola mia inutile vanità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-772339263491724691?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/772339263491724691/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=772339263491724691' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/772339263491724691'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/772339263491724691'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/04/05-luglio-buon-fine-settimana.html' title='05 luglio Buon fine settimana'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-2553917969695509011</id><published>2010-04-25T14:54:00.000+02:00</published><updated>2010-04-25T14:54:00.056+02:00</updated><title type='text'>Pensieri sparsi</title><content type='html'>Alle volte 10 marzo 2009&lt;br /&gt;Ogni tanto riscopro questo spazio, come se mi sparisse dalla testa, un qualcosa che mi porta a scordarlo costantemente. Invece dovrei prendere l'abitudine di valorizzarlo maggiormente. Non credo che sia male come posto, devo scriverci di più, renderlo un po più vivo:)&lt;br /&gt;Ma, questa sera posso ancora permettermi di essere di buon umore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 marzo Che roba&lt;br /&gt;E' così! Spesso rendersi disponibili e prendere sul serio delle persone, presta il fianco a prendere delle fregature. Quello che mi irrita di più è la totale mananza di comprensione che una persona provabilmente ha un mare di cose da fare, e che se crea uno spazio per te, se non puoi, il minimo richiesto è di avvisare. Il non avvisare è chiaro sintomo che la persona non ha il minimo di considerazione della tua persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30 giugno Sono stufa&lt;br /&gt;Sono stufa! Stufa di tutto! &lt;br /&gt;Ma, mi chiedo, questa può essere catalogata come vita? Esistere così, per quanto la si voglia interpretare al meglio, rimane proprio la dimensione di un non senso.&lt;br /&gt;Ogni giorno l'avvilimento cresce. Cresce questo senso di profonda inutilità! &lt;br /&gt;No, non trovo piacere nel pensare che possa andare in porto un buon affare. Non trovo piacere nell'acquisire un nuovo cliente. Non trovo piacere semplicemente perché non né vedo il senso, non né vedo la correlazione con ciò che sono, quello che penso, quello che ritengo debba essere la mia esistenza. &lt;br /&gt;Che senso ha la mia esistenza? Se io ho sempre ritenuto di esistere perché al servizio del mio dio, ora che senso ha la mia esistenza? Lo servo? E questo servizio sarebbe solo una dimensione testimoniale quotidiana? &lt;br /&gt;Si, lo so bene che è così! So bene che questo è ciò che mi viene richiesto ora. Ma che ci posso fare se questo "deserto" mi pesa? Mi pesa non avere una comunità, non avere un luogo dove discutere, ragionare, condividere insieme la scrittura. Mi manca! &lt;br /&gt;Ed è questo che mi rende tutto inutile, tutto privo di senso, tutto senza significato.&lt;br /&gt;Sbaglio, lo so! Ma perché non dirmi chiaramente che è questo ciò che mi manca?&lt;br /&gt;Anche l'idea di recarmi comunque in una chiesa ... quale? Dove posso trovare questo? Da nessuna parte! Questo è il problema!&lt;br /&gt;Del resto una transessuale credente non è che abbia neanche accoglienza nei gruppi credenti omosessuali. Quindi? Isolamento!&lt;br /&gt;Ed è questo isolamento che mi pesa, e mi fa pesare tutto!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-2553917969695509011?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/2553917969695509011/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=2553917969695509011' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/2553917969695509011'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/2553917969695509011'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/04/pensieri-sparsi.html' title='Pensieri sparsi'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-8005119185244613622</id><published>2010-04-25T14:51:00.003+02:00</published><updated>2010-04-25T14:51:56.927+02:00</updated><title type='text'>La Stanchezza 8 ottobre 2009</title><content type='html'>Si arriva ad un momento della propria esistenza in cui ciò che prevale è la stanchezza di vivere. Sono stanca, segnata dai miei costanti e continui insuccessi, piccoli e grossi fallimenti che hanno fortemente minato la mia autostima profonda. Si, quella che non soggiace e non è governabile direttamente dalla ragione e dal pensiero; quella che sta in fondo e ti dice comunque che il problema sei tu!&lt;br /&gt;Sei tu il problema dei tanti fallimenti e dei crolli di ogni tipo di azione che hai intraprese, così come sei tu il problema che rende instabile e non produttivo quello che stai facendo ora; sei tu che non riesci a coordinare e trovare il giusto equilibrio nello slancio e nella realizzazione.&lt;br /&gt;Ed i fatti danno ragione a questa voce, indubbiamente i fatti dicono che tale voce dice una profonda verità, verità che non è solo di questa voce profonda, ma che è nelle recriminazioni che mi vengono rivolte e che sono giuste nella visione logica di chi mi accusa di colpe non mie.&lt;br /&gt;Non è questione di colpe, ma è questione che effettivamente io sono il problema. Non ho colpe, ma il fatto stesso che io sono un problema che non trova soluzione è determinante per qualsiasi cosa intraprenda.&lt;br /&gt;E la stanchezza viene proprio per questo! Provo e riprovo a risolvere il problema, ma non ci riesco e non trovo la soluzione. Le voci che mi si affastellano intorno sono "elogiative" e mi spronano evidenziando le mie molte virtù e capacità, ma il problema? Chi mi aiuta a risolvere questo problema che sono io stessa?&lt;br /&gt;Mi chiedo se vale la pena che io intraprenda ancora qualcosa o che continui a perseguire ciò che ho intrapreso con la stessa costanza e determinazione che mi ha portato sempre fino in fondo? Non sarebbe più saggio gettare la spugna da subito e dichiarare la mia inettitudine a risolvere il problema di me stessa, tanto da rendermi inetta per qualsiasi altra impresa?&lt;br /&gt;Sono sicuramente stanca, ed in più oggi la mia autostima è calata vertiginosamente. Mi chiedo cosa ancora debba tentare per salvare qualcosa, piuttosto che non abbandonarsi totalmente ed irrimediabilmente al nulla verso il quale mi sto opponendo?&lt;br /&gt;Sono stanca, sicuramente si! E la stanchezza e l'assenza di ogni tipo di incoraggiamento, di supporto mi rende vulnerabile così tanto da non reggere più me stessa di fronte alla realtà quotidiana di uno sforzo inumano di andare avanti, perseguendo la prospettiva reale di una materializzazione di quanto ho cercato di seminare e costruire. Il risultato certamente arriverà, ma mi chiedo se io potrò vederlo o goderlo o prenderne quanto meno il necessario a vivere. Oppure anche questa volta l'unico bottino che mi viene riposto di fronte è quello di aver salva la vita? E quale senso ha questa mia esistenza contrassegnata da un conoscere che non è comunicabile poiché a nessuno interessa? Cosa serve?&lt;br /&gt;Spesso penso che una morte sarebbe più dignitosa che non una vita tirata avanti per tenacia ed ostinazione, per un servizio che ha pervaso la mia esistenza fino all'esaurimento di ogni mia possibile forza di sostenerla.&lt;br /&gt;Eppure eccomi nuovamente in sella, senza averlo voluto, senza averlo cercato, senza che io abbia fatto altro che non quello che da sempre faccio, ovvero rispondere "eccomi", per quanto sempre più stanca e sempre meno al chiaro di me. Con quale forza e con quale autostima posso approcciare nuovamente questo cammino che mi è stato posto di fronte ed al quale ho risposto - una volta di più - eccomi?&lt;br /&gt;Eccomi, si! Come sempre ... eccomi! Ma io non ho più la forza di lottare contro dimensioni più grandi di me, di sopportare il peso di una precarietà che mi debilita quotidianamente e mi rende sempre più fragile ed emotivamente sconvolta, succube di me stessa e della mia voce che mi dice che stai fallendo una volta di più.&lt;br /&gt;Passerà la notte, e domani come sempre mi alzerò per andare dall'estetista e poi all'appuntamento e poi in ufficio a guardare nuovamente quelle carte che raccontano qualcosa che non ho visto, ma solo immaginato? Come se tutto quello che è stato fatto in questi mesi sia immaginazione? Non lo sopporto questo pensiero! Non sopporto la stupidità di chi non ha capito e non vuole capire! Non sopporto chi non capisce e disprezza! No! Non lo sopporto più!&lt;br /&gt;Buona notte&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-8005119185244613622?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/8005119185244613622/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=8005119185244613622' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/8005119185244613622'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/8005119185244613622'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/04/la-stanchezza-8-ottobre-2009.html' title='La Stanchezza 8 ottobre 2009'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-7080913750342723552</id><published>2010-04-25T14:51:00.000+02:00</published><updated>2010-04-25T14:51:05.051+02:00</updated><title type='text'>14 agosto 2009 Diritti alle persone ...</title><content type='html'>Questo argomento è una fonte inesauribile di riflessioni e di argomentazioni.&lt;br /&gt;La politica si spacca su questa questione definendola erroneamente "etica", come se la questione dei diritti potesse essere inquadrata dentro l'ambito del comportamento valutato sulla base di una argomentazione morale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il diritto non prescinde dal comportamento, ma sicuramente dovrebbe prescindere da qualsiasi postulato morale, poiché il diritto dovrebbe occuparsi di quei comportamenti che riguardano la sfera pubblica dei cittadini e dovrebbe preservare in tutti i modi quello che riguarda la sfera privata, soggettiva e personale dei singoli cittadini, certo entro i limiti che sono dettati dai termini del non nuocere ad altri soggetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il diritto di esistere esprime non tanto un comportamento, quando la consapevolezza di essere e di avere uno spazio garantito in una società, specie se questa società si fregia del termine "democratica". Ma dove si manifesta la democraticità di una società se la condizione della minoranza non viene neanche presa in considerazione?&lt;br /&gt;Una società nella quale il diritto di essere è negato alla minoranza solo perché la maggioranza si sente minacciata, non è una società democratica. &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-7080913750342723552?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/7080913750342723552/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=7080913750342723552' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/7080913750342723552'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/7080913750342723552'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/04/14-agosto-2009-diritti-alle-persone.html' title='14 agosto 2009 Diritti alle persone ...'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-1893422589299550021</id><published>2010-04-25T14:50:00.000+02:00</published><updated>2010-04-25T14:50:19.033+02:00</updated><title type='text'>Amore???? 14 agosto 2009</title><content type='html'>Sento parlare spesso di amore, ma cosa è? Personalmente non riesco a capire cosa si intenda con questo termine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse perché la cosa è inflazionata, forse perché ormai non si da più valore a ciò che si dice, forse perché non riesco a concepire l'amore come un sentimento fluttuante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse perché fra i vari modi possibili di comprendere la parola "amore" io mi riconosco fortemente in quel significato particolare che indica una scelta totale e totalizzante, una scelta che implica l'interezza della persona che sceglie, mentre lascia nella totale libertà ed autonomia chi è stato scelto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse perché quando penso all'amore penso ad una relazione e non ad un rapporto, ad una relazione nella quale non viene dato nulla per scontato, una relazione che ogni giorno si rinnova e si ritrova; una relazione che cerca e desidera il bene dell'altra persona e non chiede un ritorno, ma poiché nella piena libertà di uno scegliere, è nella scelta che trova il proprio bene.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-1893422589299550021?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/1893422589299550021/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=1893422589299550021' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/1893422589299550021'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/1893422589299550021'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/04/amore-14-agosto-2009.html' title='Amore???? 14 agosto 2009'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-3827612845325950722</id><published>2010-04-25T14:49:00.002+02:00</published><updated>2010-04-25T14:49:31.498+02:00</updated><title type='text'>Riflessioni 25 aprile 2009</title><content type='html'>Mi chiedo cosa ci vuole ad informarsi in modo meno pregiudiziale su una realtà umana quale quella del transessualismo? Non penso ci voglia molto, ma forse è più agevole rimanere attaccati ad una serie di rassicuranti pregiudizi che preservano il nostro senso "normale" di "normalità". E' sicuramente più facile relegare la transessualità o il transessualismo nell'alveo della trasgressione che non accettare che c'è una realtà diversa che contraddice tanti pensieri e presupposti codificati e ratificati tanto da diventare sistema.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-3827612845325950722?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/3827612845325950722/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=3827612845325950722' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3827612845325950722'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3827612845325950722'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/04/riflessioni-25-aprile-2009.html' title='Riflessioni 25 aprile 2009'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-7661488548841109478</id><published>2010-04-25T14:48:00.002+02:00</published><updated>2010-04-25T14:48:30.183+02:00</updated><title type='text'>Buona Pasqua - 8 aprile 2009</title><content type='html'>Buona pasqua! In quest'ultima settimana è stato il saluto ricorrente fra persone conosciute e sconosciute. Ma cosa si intende?&lt;br /&gt;Sono certa che ciascuna persona da un significato diverso a questo saluto, poiché da un significato diverso a questa giornata. La maggioranza genericamente si richiama alla resurrezione di Gesù, in una forma più o meno religiosa, più o meno sostanziata teologicamente, più o meno inserita in un contesto di fede.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Anche io ho spesso salutato con il classico "buona pasqua" e, certamente, non sono stata li a spiegare cosa effettivamente intedevo con questo saluto e con quella che, per me, è una speranza. Ma oggi penso che, almeno qui, posso provare a dire ciò che intendo, con la consapevolezza che nessuno leggerà quanto scrivo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il senso che io attribuisco a questo evento pasquale si ricollega direttamente all'episodio dell'Esodo della Bibbia, ovvero alla liberazione del popolo d'Israele innaugurato dal passaggio del cosiddetto "angelo della morte".&lt;br /&gt;La paqua è sostanzialmente "passaggio" da uno stato di schiavitù ed oppressione ad uno stato di cammino verso una terra promessa. E' il cammino verso una terra promessa che rimane sempre promessa è la dimensione propria della liberazione, della libertà che viene donata.&lt;br /&gt;Va da sé che il mio dire "buona pasqua" è rivolto a chi vive consapevolmente in uno stato di schiavitù, a chi oggi si trova nel deserto del cammino verso questa terra promessa, a chi ancora cammina per raggiungere questa terra promessa. Il mio "buona pasqua" non è rivolto a chi si sente arrivato, a chi ha la certezza di esistere, a chi conosce già la verità, a chi si permette di dire cosa è giusto o sbagliato anche per le altre persone. Non perché anche loro non siano nella necessità di uscire dalla loro schiavitù, ma semplicemente perché per loro il mio "buona pasqua" non ha alcun valore.&lt;br /&gt;Buona pasqua, quindi, e che il vostro cammino nel vostro deserto sia meno duro possibile.&lt;br /&gt;Darianna&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-7661488548841109478?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/7661488548841109478/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=7661488548841109478' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/7661488548841109478'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/7661488548841109478'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/04/buona-pasqua-8-aprile-2009.html' title='Buona Pasqua - 8 aprile 2009'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-6050539208619276219</id><published>2010-03-28T22:54:00.000+02:00</published><updated>2010-03-28T22:54:54.157+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Questa sera i miei pensieri si rincorrono, cercando faticosamente di trovare una linea comune per potersi assestare e darsi un senso. &lt;br /&gt;Quando accade così, sembra che i troppi pensieri siano il prodotto di una confusione totale, ma non è così! Semplicemente manca un interlocutore con il quale trovare il riscontro, la possibilità di andare a fondo. Il fatto vero è che per ogni pensiero è come se si aprisse chiaramente di fronte a me la vastità di quello che si potrebbe dire, fare, pensare e, di conseguenza, costruire. E' il momento in cui tutto appare chiaro, appare nel suo sviluppo, ma con una velocità impressionante, tanto da lasciarti nell'imbarazzo di fermare il momento per dargli ascolto fino in fondo o cedere alla tentazione di andare oltre, di far scorrere questi lampi così profondi.&lt;br /&gt;Un gioco che, questa sera, mi piace comunicare. Mi piace scriverlo per ricordarmi, per darmi dimensione di quello che mi accade.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-6050539208619276219?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/6050539208619276219/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=6050539208619276219' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6050539208619276219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6050539208619276219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/03/questa-sera-i-miei-pensieri-si.html' title=''/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-3026335606555209417</id><published>2010-03-13T21:21:00.002+01:00</published><updated>2010-03-13T21:30:59.521+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transessualità'/><title type='text'>La democrazia</title><content type='html'>Come è triste dover riflettere sulla democrazia. Si è triste perché non è quell'opportuno esercizio che una persone deve compiere quotidianamente verificando il se stessa ed analizzando qual è il tipo e la qualità delle sue relazioni interpersonali. E' triste proprio perché ci si trova a ragionare e riflettere sulla democrazia quando tutto intorno sembra segnarne e definirne un deficit sempre più profondo ed alto. Quando tutto intorno ti dice che anche gli elementi più marginali di questa vengono a mancare. &lt;br /&gt;Riflettere sulla democrazia non è riflettere sui diritti e quant'altro, ma sul senso profondo delle regole e di come queste vengono interpretate ed attuate, di quali siano i controlli e di come funzionano, di quanta sia la consapevolezza di sé e del proprio ruolo di potere e decisionale da parte di coloro che dovrebbero essere cittadini e cittadine. Triste riflettere a partire dalla mancanza di tutto questo e dalla comprensione di essere giunti ad una situazione grave, dove il richio di non ritorno si fa pesante e prelude a dolori e sofferenze, quando ci si trova di fronte ad una situazione in cui la delega ha aperto il campo al disinteresse, alla deresponsabilizzazione, alla perdita del senso politico della propria esistenza.&lt;br /&gt;Tutt* ad aspettare che sia qualcun'altr* a fare quello che sarebbe nel nostro proprio potere di fare. Tutt* a criticare e lagnarsi perché non è stato fatto quello che noi tutt* avremmo potuto fare con molta tranquillità.&lt;br /&gt;Oggi decidere è divenuto atto di potere che spaventa tutt*, spaventa chi ha un qualche potere, spaventa chi ha sempre criticato senza agire o subagendo, ma senza mai decidere. Decidere e prendere posizione chiara ed aperta, porre con determinazione e forza la necessità di ciascun* di prendere la propria responsabilità viene interpretato come un attentato alla propria intimità. Allora dove è finita la democrazia? Finita nell'intimità del nulla e nell'assenza di ogni cosa! COme chiedere diritti di fronte a simil situzione? Solo l'atto ultimo e doveroso di chi non si piega, afferma e determina se, contro ogni cosa per l'affermazione di ciascun*&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-3026335606555209417?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/3026335606555209417/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=3026335606555209417' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3026335606555209417'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3026335606555209417'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/03/la-democrazia.html' title='La democrazia'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-6029435669128436140</id><published>2010-03-05T22:39:00.002+01:00</published><updated>2010-03-05T22:39:36.909+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='me stessa'/><title type='text'>Chi sono e qual è la considerazione che ho di me</title><content type='html'>So bene chi sono, e per questo sono nel continuo sforzo di conoscermi, di analizzarmi, di comprendermi. So chi sono e mi affascino, mi incuriosisco di me stessa, così che lo sforzo di conoscermi rappresenta uno dei pochi riposi che mi dedico. So bene di essere una donna complessa, piena di sfumature, di spigolosità, poche morbidezze. Sono contemporaneamente forte e debole, una donna che è riuscita a prendere le distanze con gran parte degli stereotipi culturali e di genere, che non li ha sconfitti tutti, che ancora si trova a dover combattere con se stessa e con la società in merito a questi, non sempre riuscendo lei stessa a distanziarsi, a staccarsi, a non farsi coinvolgere emotivamente da questa richiesta di uniformità, di adeguamento.&lt;br /&gt; Si, contemporaneamente profonda e superficiale, cupa e solare, evidente ed enigmatica, spesso prevedibile, le più volte imprevedibile. Sicuramente non banale! Sono più propensa ad esserci che non ad essere. Dell'essere qualcosa o qualcuno poco mi importa! Mi importa esserci! La presenza nella situazione per ciò che posso e come posso, nella misura in cui posso. So chi sono e sono in costante ricerca di conoscermi, di fuggire da questo vincolo dell'essere per riconoscermi nel presente e nella misura in cui effettivamente mi posso esprimere ed esistere.&lt;br /&gt; Proprio per il fatto che so chi sono e sono sempre alla ricerca di conoscermi, ho un'alta considerazione di me stessa. Non ritengo di avere un valore, così non ho neanche disvalori; non ho meriti, per tanto neanche demeriti! Non ho parametri di valutazione quantificativi in relazione a me stessa, così come non li ho in relazione alle altre persone. So che ciascuna persona interpreta se stessa, più o meno consapevole di sé, più o meno aderente a sé, più o meno essendoci! Sicuramente ho un pensiero e sono portatrice di un pensiero. Apprezzo il ragionamento, ma lo distinguo bene dal pensare! Il pensare è sistema, capace di correlare i ragionamenti e dagli sistema! Ho pensiero e porto pensiero, poiché comunque porto sistema e penso in modo sistemico. Distratta di fronte a troppe cose, fin troppo concentrata di fronte ad altre; sempre così, per alcuni insufficiente, per altri troppo esuberante! Così, distaccata da ogni amicizia, affetto, amore, per quanto abbia piena consapevolezza dell'amicizia e della sua densità, così per quanto sappia ben distinguere l'affetto dal rispetto e da ogni altra forma di relazione; così per quanto abbia conoscenza di cosa sia l'amore per non usarne invano la parola, per non abusarla nel linguaggio troppo facile e troppo scialbo di una copertina sbiadita della consuetudine! No, ostinatamente ritengo che ogni parola esprime un senso ed un peso profondo, che non può essere diluito, usato con superficiale consuetudine del così fan tutti! Io non lo faccio! Se ho una amicizia, questa è realmente una amicizia! Non chiamo amico chi amico non mi è! Se dico che voglio bene, esprimo affetto, e tale è! Non è una forma per dire che “con te ci sto bene qualche momento”, ma è dire che c'è affetto e c'è sul serio! Affetto e non dipendenza, affetto e quindi condivisione, affetto e quindi partecipazione! Affetto! Affetto che è cosa ben diversa dall'amore, dall'amicizia! Così come conosco l'amore e lo conosco! Poiché lo conosco uso con estrema prudenza questa parola! Non amo indifferentemente! L'amore che io conosco è selettivo, è esclusivo! Chi amo, lo amo! Se amo non ho amicizia né affetto, né rispetto, né simpatia né altro! Amo! È una scelta esclusiva, ed in quanto tale fatta con attenzione e parsimonia, come un prezioso tesoro che non può essere dilapidato, non può essere volgarizzato,devastato dalla consuetudine di un linguaggio che ha appiattito ogni cosa, che permette di poter dare come normative proprie opinioni. L'amore è amore, ed in quanto tale non lo si può definire se non in negativo, ovvero si può solo dire cosa non è!&lt;br /&gt; Amo, quindi scelgo, quindi sono leale verso la scelta che faccio! Sono leale e fedele all'obiettivo che assumo soggettivamente come fedele e leale verso l'obiettivo che assumo insieme ad altre persone! Chiedo lealtà! Non sempre trovo lealtà, ma non è un problema degli altri, è un problema mio! Sono io che sono leale, e questo non posso pretenderlo se non solo a me stessa. Proprio per questo cado spesso in una feroce stanchezza della vita! Spesso mi capita di vedere la mera esistenza come un rifugio apatico, ignorante della storia! Spesso mi capita di essere stanca della vita nella sua interezza, e questo perché fondamentalmente io sono stanca della vita! Non trovo così tanti stimoli e piacevolezze a continuare a vivere! Forse – penso – che ci sarebbero più piacevolezze nel momento in cui mi adeguerei ad esistere semplicemente senza darmi obiettivi e sensi. Sarebbe meno faticoso, sarebbe meno tortuoso, sarebbe più di compagnia e più solare come atteggiamento. Ma per quanto la stanchezza mi faccia anelare ad una mera esistenza, partecipe al numero come numero senza significati se non quelli della consequenzialità; essere il numero 28.982.339, ovvero semplicemente quello che precede il 29.982.340, e quello che segue il 29.982.338, senza altro senso e significato, senza altro scopo e finalità se non essere fra due numeri in sequenza. Sarebbe riposante! Sarebbe semplicemente esistere fino a che il fiato ed il sangue gira per il mio corpo.&lt;br /&gt; Ma non è così! L'esistenza per quanto agognata non è possibile perché sempre si affaccerebbe il senso e la domanda di senso, sempre si affaccerebbe l'obiettivo normativo da perseguire che chiama e reclama. Così io sono stanca della vita, e la stanchezza non proviene dall'atteggiamento, comportamento, ragionamento o – raramente – pensiero di altre persone, ma questa viene solo ed esclusivamente da me! Sarà l'esuberante consapevolezza della propria inutilità? O forse semplicemente la consapevolezza che a nulla serve così come tutto serve? Così io sono stanca della mia vita, poiché non sento più la forza, lo stimolo, l'interesse a proseguirla, ad affrontare, risolvere e, nella peggiore delle ipotesi, superare l'ostacolo che si presenta. Stanca, si profondamente stanca, perché mi chiedo se la strada sia giusta, se né valga la pena, se ha così senso giocare o mettere in gioco l'inconsapevole volontà di essere inconsapevole delle altre persone, di quelle altre innumerevoli interpretazioni di sé che si giocano l'esistenza.&lt;br /&gt; A chi serve, mi chiedo! Perché è chiaro che a qualcuno serve! Ma io non so a chi serva, non né ho conoscenza, per quanto io sappia perfettamente chi servo! Non lo conosco, ma so chi è! A chi serve? Non lo conosco a chi serve, poiché sfugge al farsi conoscere cambiando costantemente persona di sé, giocando con le sue innumerevoli maschere. So che è un istrionico camaleonte! Ma non lo conosco, eppure lo servo! Mi stanca il fatto che  mi si chieda chi sia! Perché dovrei dirlo se neanche io lo so? Non lo so! Non posso dire ciò che non conosco! Poi perché presentare chi è noto a tutti? Sarebbe assolutamente ridicolo! &lt;br /&gt; Si, sono stanca di me, del mio non aver più voglia di potere, quindi nel mio limitarmi a fare! Schernendo me stessa e la mia imposta inerzia gioco privata di un senso dicibile, perché dirlo è inutile, passerebbe il senso comune e finirebbe nel nulla! Si, non ha poi senso dire cose che non sono udite! Non ha senso tacere adeguandosi a quella spasmodica richiesta di silenzio! Io sono fuori dal silenzio e non ci rientro! Dico e per quanto il mio dire non sia nulla e non comunichi nulla, almeno lo dico così che forse il disagio di quello che non ho detto possa pervadere interamente chi legge fino a chiedersi se è possibile e vero. L'inutile questione della verità! L'inutile questione della legittimità! Io sono, come dice qualcuna, normale! Proprio nel mio essere normale non posso essere assolutamente omologata alla massa degli automi. La normalità si distingue e rifugge questa stupida e piatta omologazione di sé! Omologati transfobici, omologati omofobi, omologati normaloidi uguali a voi stessi! Accoglienti nella vostra consuetudine e nel vostro stereotipo a cui vi siete adeguati e rassegnati! Non mi confondete! Non ci sono io in questo, poiché io sono normale, per tanto così da voi diversa da esserci e rifiutare di essere! Voi siate l'essere che volete, io semplicemente non posso essere come voi, perché di essere non riesco, ma solo posso vivere essendoci!&lt;br /&gt; Mosé camminò per 40 anni nel deserto cambiando ogni giorno strada per arrivare ad un obiettivo che raggiunse Giosuè! A voi la scelta di chi servire!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-6029435669128436140?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/6029435669128436140/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=6029435669128436140' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6029435669128436140'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6029435669128436140'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/03/chi-sono-e-qual-e-la-considerazione-che.html' title='Chi sono e qual è la considerazione che ho di me'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-7731641119038437095</id><published>2010-02-27T23:16:00.002+01:00</published><updated>2010-02-27T23:16:56.391+01:00</updated><title type='text'>Cosa c'è di mio in me</title><content type='html'>Cara Ausilia, non è facile per me affrontare la questione che tu poni. Il rischio è che io fugga dalla questione scadendo in una riflessione pseudo accademica. Ma fra te e me, fin dall'inizio della nostra conoscenza e del nostro dialogare qualche anno fa, ciò che è stato messo al centro della nostra argomentazione è sempre stato il nostro essere “carne e sangue” su ogni questione. La nostra lealtà e la nostra stima, che prescinde dall'affetto, non ci permette e non può permetterci una fuga nei massimi sistemi. Noi siamo poste nel campo della quotidianità soggettiva e con questo vogliamo fare realmente i conti. Tu ed io, l'una di fronte all'altra a scavarsi dentro nella ricerca di una “autenticità” di se, come “so chi sono, ma proprio per questo mi voglio conoscere”!&lt;br /&gt;Ed allora? Cosa c'è di mio in me? Io, transessuale, donna che si è negata per decenni; donna che oggi è negata da una società miope ed ignorante, cosa posso avere di mio in me? Quale il dono? Cosa mi ha inquinata, devastata, negata? Quale furioso meccanismo culturale, sociale mi ha costretta a non riconoscermi per tutta la mia esistenza? Oggi tu mi chiami a riconoscermi oltre quello che io mi sono già riconosciuta, a fare un passo in più nel conoscere me stessa, oltre a quello che io già posso sapere di me! Cosa ho di mio in me? &lt;br /&gt;Parlo, scrivo e devo avere il coraggio di parlare e di scrivere, poiché io sono una schiava liberata! Ma io sono stata liberata, e per quanto liberata non sono libera, sono e rimango una schiava; ho tutti i segni addosso della mia schiavitù, ho addosso lo stigma della mia liberazione. Quando una persona viene liberata ha come uno sbandamento … è una vertigine che può passare come può non passare! Non è questione fisiologica di chi si trova improvvisamente in uno spazio aperto; è che ora tutto è cambiato, le regole, le condizioni, il modo di rapportarsi; la libertà non coincide con quello che si sogna quando si è in schiavitù! Chi è stata schiava, privata della propria libertà, non ha più dimensione di quale sia la verità, la propria verità! Non ha mai avuto una propria verità! Non ha mai avuto una propria storia. Essere deprivata della propria storia è la cosa più tremenda che possa capitare ad una persona! Una schiava liberata è senza storia, senza un passato spendibile, senza un passato che sia effettivamente suo. Qual è la mia storia di persona? &lt;br /&gt;I miei studi, le esperienze molteplici, le persone che si sono incontrate, quelle che hanno avuto in me un riferimento? Ma tutta questa roba è roba mia? Eppure io né sono piena di tutta questa roba, per quanto non sia la mia storia, per quanto non sia il mio bagaglio, questa è il bagaglio che mi porto dietro, ma quanto mi appartiene? L'inganno sottile del mio nome “Darianna”, come se in un qualche modo potessi appropriarmi di quella storia che non è mia! Come se potessi in un qualche modo dire che il dio di Dario possa essere il dio di Anna, come se potessi affermare che tutto quel vissuto sia il mio vissuto. Cosa c'è di mio in me? &lt;br /&gt;Conosco la sofferenza, ma ho solo una vaga idea di cosa sia il dolore e ritengo il dolore una cosa inutile e priva di senso! &lt;br /&gt;Conosco la gioia, ma ho solo lontani ricordi dell'allegrezza. La felicità è un inganno!&lt;br /&gt;Conosco la serenità, ma non conosco la tranquillità!&lt;br /&gt;La parola che più ha avuto un senso chiaro e proprio nella mia esistenza è “Lotta”. Ho sempre e solo combattuto con me stessa e con gli altri, contro me stessa e contro gli altri! Ho sempre lottato per qualcosa o qualcuno che non ho mai potuto definire, non ho mai potuto dire cosa sia o chi sia! Giocando con le parole potrei dire che so chi è e cosa è, ma che nei fatti non lo conosco. Ma sto giocando con le parole! La questione non è risolvibile con la parola “dio”, in qualsiasi modo la si condisca. Vivo come se dio non ci fosse, penso ed agisco senza poter prescindere da dio. Ma quale dio? Oggi non so quale sia il dio a cui fanno riferimento le persone, le troppe persone che né parlano! Il mio dio non è quel dio!&lt;br /&gt;Si, non posso fuggire la questione che poni, poiché tu interroghi te stessa, forse anche ti rispondi, e facendolo lasci la domanda li, appesa, che attende che di essere affrontata. Cosa c'è di mio in me? Io non riesco a distingue il dono, poiché non lo vedo! Devo fare un arteficio per trovarlo, arrampicandomi sullo specchio della discussione teologica; ma è una finzione, un tentativo giustificativo che non soddisfa! Fai bene a distinguere la grazia dal dono! Sono due cose diverse ed hanno implicazioni diverse! L'apostolo Paolo invoca tre volte il “dono” e gli viene risposto che “la mia grazia ti basti”! A me la grazia del mio dio basta, ma non mi si parli di dono! Non lo vedo, forse perché io sono stanca della vita e stanca di vivere! Vorrei poter semplicemente esistere, senza più la fatica quotidiana di dover interpretare questa esistenza dovendogli dare necessariamente la dimensione della vita! Ed è chiaro che io ho questa stanchezza perché non ho storia, non ho un passato, non ho la fantasia di un ideale, di un principe azzurro, di una famiglia, di una dimensione omologata! Costruire cosa? A cosa serve costruire qualcosa se non a lasciare una memoria che sia degna di essere definita con questo nome? &lt;br /&gt;Ma può essere solo la questione della memoria a darmi la chiave interpretativa della mia esistenza affinché questa assuma la dignità di vita? Eppure non posso fare a meno di vivere, come se fosse una abitudine di cui non riesco a liberarmi, o dalla quale non sono stata liberata, o appartiene a quel senso di vertigine che vive una schiava liberata.&lt;br /&gt;Sono me stessa, ma una me stessa senza storia, senza passato e completamente disinteressata al futuro, poiché, cara Ausilia, di mio in me non c'è nulla! &lt;br /&gt;Forse è l'accettazione del mio vuoto a perdere che fa di me una persona liberata, ma per quanto liberata ancora schiava del ricordo di quando forse riteneva di avere in se qualcosa. Guardo questa anfora bella, che conteneva preziosi profumi, ma che ora è rotta e di quello che conteneva c'è solo un lontano ricordo! &lt;br /&gt;Ci sono, semplicemente ci sono! Senza profumi, senza aromi, ma ci sono! Cosa ci sia di mio in me, forse solo l'essere questa anfora che, prima di rompersi, era preziosa e bella, ma ora è solo un ricordo e non fa più parte di me!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-7731641119038437095?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/7731641119038437095/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=7731641119038437095' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/7731641119038437095'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/7731641119038437095'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/02/cosa-ce-di-mio-in-me.html' title='Cosa c&apos;è di mio in me'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-3507427680151948893</id><published>2010-02-19T22:45:00.004+01:00</published><updated>2010-02-19T22:54:53.373+01:00</updated><title type='text'>Non c'è molto da pensare</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/S38InVo2kII/AAAAAAAAACU/r0r80OhHMHw/s1600-h/nero+1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 273px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/S38InVo2kII/AAAAAAAAACU/r0r80OhHMHw/s320/nero+1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5440076346803261570" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Si potrebbe dire che ci si trova di fronte al tempo di agire, poiché il tempo del pensare è finito. Ma non è così! Questo tempo, il tempo in cui si sta svolgendo la nostra esistenza, è un tempo che presenta segnali sui quali bisogna riflettere con molta attenzione. La sensazione di una deriva antidemocratica ha superato il suo limite, e per molti aspetti non è più una sensazione, ma la constatazione di atteggiamenti e di azioni che fanno veramente pensare che la democrazia in questo nostro paese è veramente in pericolo. &lt;br /&gt;L'elemento primario che mette in evidenza questa situazione è l'informazione. Non c'è più informazione di alcun tipo. Si recepiscono le notizie su internet, ma i media non le danno, non ci raccontano più il mondo, o meglio lo raccontano mentendo sulle situazioni e servendo supinamente certi schemi. Così troppe cose passano sotto silenzio (i fatti di Susa), oppure il nulla fatto all'Acquila, per non parlare di mille altri posti di cui, appunto, non si conosce né nome né situazione. Tutto bruciato in una notizia data nel momento di crisi, poi? Poi il silenzio cala su ogni cosa, dando l'illusione che quanto ci viene detto corrisponda alla verità, alla realtà. &lt;br /&gt;Si vive costrett* nel proprio guscio, impedit* di aprici ad altri orizzonti, ossessionat* dal cercare di tirare avanti, chius* in se stess* e nei propri bisogni.&lt;br /&gt;Desolante! Solo desolante!&lt;br /&gt;Non c'è molto da pensare, c'è solo da pensare seriamente!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-3507427680151948893?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/3507427680151948893/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=3507427680151948893' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3507427680151948893'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3507427680151948893'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/02/non-ce-molto-da-pensare.html' title='Non c&apos;è molto da pensare'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/S38InVo2kII/AAAAAAAAACU/r0r80OhHMHw/s72-c/nero+1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-2011403692791552669</id><published>2010-02-10T22:23:00.000+01:00</published><updated>2010-02-10T22:23:36.683+01:00</updated><title type='text'>Troppo facile</title><content type='html'>Troppo facile pensare negativo. Dice un detto che a pensar male non si sbaglia mai! Vero! Ma poi è proprio vero? Pensare negativo porta solo ad un atteggiamento negativo nei confronti delle cose. Che serve? Che serve portare negatività alla realtà? A cosa serve pensare che la realtà sia fatta di negatività o positività? La realtà è realtà, si pone nella dimensione più neutra possibile, e tale rimane sempre e comunque, neutra! Noi abbiamo passioni, speranze, dolori, gioie, ma la realtà? La realtà non ha nulla di tutto questo, scorre quotidiana nella nostra esistenza dandoci la possibilità di poterla interpretare come meglio si crede! Pensare male è interpretare male, pensare è interpretare bene! Cosa conta? Il risultato? E quale sarebbe il risultato? Il successo di un qualcosa o quel qualcosa che finamente riesci a portare a casa di te stessa? &lt;br /&gt;Preferisco la seconda! Preferisco portare a casa un qualcosa che mi rende più me stessa e più chiara di me. Comprendere ... una malattia dalla quale non si guarisce, come la passione, la voglia di vivere, la tenacia di non essere mai vinte! E' una malattia che non ha guarigione! E perché dover guarire da qualcosa che non fa male? Poi cosa fa male o bene? Tutto passa e tutto è come il vento! Tutto è vanità, nient'altro che vanità! Tutto è sensa senso!&lt;br /&gt;Conoscere qualcosa in più di sé, è l'unica vera ricchezza, che ti da misura vera della realtà, quella misura che non da falutazioni, che non fa pesi e cotrappesi, ma semplicemente prende atto della esistenza e la interpreta nella logica di quello che ha in sé, noi stesse! Non altro! Solo noi stesse per ciò che siamo e per quello che viviamo. Il resto? Noia!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-2011403692791552669?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/2011403692791552669/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=2011403692791552669' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/2011403692791552669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/2011403692791552669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/02/troppo-facile.html' title='Troppo facile'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-4002202952326321337</id><published>2010-02-07T22:30:00.003+01:00</published><updated>2010-02-07T22:45:49.153+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la vita'/><title type='text'>Una volta</title><content type='html'>Una volta le persone si incontravano, percorrevano un pezzo di strada insieme nell'esistenza, mischiando per qualche tratto la loro vita, poi si separavano con un saluto, con l'idea che forse, un giorno, ci si sarebbe incontrati nuovamente. Una volta era chiaro che le cose potevano essere per sempre o per un periodo, ed era bello comunque il momento in cui qualcosa finiva, perché finiva con chiarezza e con franchezza. Una volta si litigava su qualcosa, e ci si diceva! Si sanciva che le strade si separavano, oppure ci si ritrovava più unit* che mai! Ma si parlava con chiarezza e ci si ascoltava con chiarezza. &lt;br /&gt;Oggi? Oggi non sembra più essere così! C'è questo uso che le persone sono tutte diventate come dei pulsanti elettronici, che si accendono o si spengono con un "clik" di mouse! Il pc ci ha imposto un modulo di vita che è assolutamente assurdo, e che si estende in quell'ambito che molto ipocritamente noi chiamiamo "reale", ma che di reale non ha proprio nulla, così come di virtuale non ha nulla internet! &lt;br /&gt;L'esistenza, la comunicazione è comunicazione in qualsiasi modo essa si esprima. Non c'è un virtuale o un reale. Forse che io non voglio bene alla persona, indipendentemente dal fatto che l'abbia conosciuta in internet o di persona? Cosa cambia, nella sostanza, se due persone si incontrano a livello di testa, di pensiero, di obiettivi, di condivisione delle cose? &lt;br /&gt;E' cambiato qualcosa, e questo qualcosa è proprio la percezione del sé in relazione alle altre persone, e non ci si accorge più che stanno venendo a mancare gli elementi primari della comunicazione, quindi della relazione. Un ciao all'inizio ed un ciao alla fine sono fondamentali, stabiliscono un contatto ed un assenza di contatto. Non dirli? E non dare fine, quindi non dare inizio. Tutto diventa etereo e privo di una seria continuità. &lt;br /&gt;Ho perso tante e tanti amici in questi ultimi anni, e li ho persi senza che ci fosse anche la minima possibilità di dirsi "ciao"! Sono tutti vivi e spero che tutti stiano bene! Ho perso tante persone, forse troppe ed inaspettate! Questa società ci costringe a giochi di dolore assurdi e senza alcun senso! Dall'oggi al domani chi c'era non c'è più, senza un motivo, senza una spiegazione, senza un perché! E ti chiedi: cosa c'è stato? C'è mai stato qualcosa? Con chi dialogavo? Con chi parlavo? Con chi discutevo? Con chi progettavo? Tutto si perde, si dilegua e sparisce come se fosse nebbia al sorgere del sole! C'era? Era solo un effetto visivo? Era consistente o solo una apparenza? &lt;br /&gt;Di una nebbia per un po' ti rimane l'umido, di una amicizia ti rimane la domanda se c'è mai stata e se ha avuto un senso!&lt;br /&gt;Si, ha avuto senso spendere tutti quei giorni? Diventa difficle trovare un senso a certe cose, molto difficile! Difficile trovare il modo di dire ancora una volta di si ed aprire il proprio cuore e la propria mente! &lt;br /&gt;Rimangono i perché, rimane il vuoto che il perchè chiede! Ammasso di cadaveri, sparsi in una valle forse in attesa che vi sia uno spirito che li rianimi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-4002202952326321337?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/4002202952326321337/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=4002202952326321337' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4002202952326321337'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4002202952326321337'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/02/una-volta.html' title='Una volta'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-2628502580290817975</id><published>2010-02-07T12:55:00.003+01:00</published><updated>2010-02-07T13:01:31.135+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>Per cosa</title><content type='html'>Non mi appartiene? Si che mi appartiene, questa mia gente, mi appartiene. Per quanto io non senta di appartenere a loro, loro appartengono a me! Nello strano gioco della esistenza, la vita irrompe ed impone! Devo - si devo! - essere fedele al mandato che mi è stato dato! Non devo scegliere, non devo raccogliere, non devo essere io colei che aggrega! Non posso farlo né devo farlo, non devo neanche provarci! Devo tenere fede al mandato e portare avanti al macchina, devo portare avanti la città!&lt;br /&gt;La visione si apre e spiega! Il desiderio non corrisponde, ma non è il desiderio ciò che si deve seguire, ma l'obiettivo, il senso! Questa gente che è privata di ogni senso compiuto dell'essere umanità nell'umanità, non scissa, non separata! I muri che sono costruiti non sono veri, non possono e non hanno consistenza, non hanno forza per separare quello che vorrebbero separare! E' solo quella dannata mente, quel pensiero che separata oltre ogni nostra percezione! &lt;br /&gt;Vado a mangiare!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-2628502580290817975?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/2628502580290817975/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=2628502580290817975' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/2628502580290817975'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/2628502580290817975'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/02/per-cosa.html' title='Per cosa'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-7847904239847028721</id><published>2010-01-17T15:10:00.003+01:00</published><updated>2010-01-17T15:28:50.231+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='io'/><title type='text'>Le riflessioni disordinate</title><content type='html'>La questione è ciò che sento in me, come una irresistibile chiamata ad un qualcosa che ancora non riesco a definire e delimitare. Il primo problema è comprendere da cosa derivi questa chiamata, se da un ardente amore verso un qualcosa che si sta perdendo e verso il quale si ha dolore e pena, oppure se effettivamente è qualcosa che risveglia e che chiama a riprendere con pienezza la propria vocazione ed esprimerla con tutto quel residuo di forza che mi rimane.&lt;br /&gt;Per quanto sposti il mio sguardo verso orizzonti diversi, analizzi campi che sembrano così distanti fra loro, la costante è che vedo sempre e comunque "un gregge senza pastore", persone che nella loro dispersione e confusione assomigliano sempre più a "gente" indistinta che si muove nella storia con la propria disperazione ed abbandono.&lt;br /&gt;Così mi trovo a dialogare con me stessa e mi chiedo:&lt;br /&gt;ma chi sei tu? Cosa pensi di poter fare? Ma ancora non ti sono bastate tutte le botte che hai preso nella tua esistenza per rincorrere dietro ad un servizio che nessuno ti riconosce, che nessuno ha intenzione di raccogliere insieme a te?&lt;br /&gt;E' vero! Non sono niente! E' vero che nella mia esistenza ho solo raccolto una quantità infinita di sconfitte e di abbandoni! E' vero! Non sono nulla, quindi sono qualcuno! Quanto meno perché sono me stessa!&lt;br /&gt;Si, vero, ma non è sufficiente! Per poter affrontare certe cose è necessario essere qualcosa di più che semplicemente se stesse, anzi, forse è bene che tu ti renda conto che proprio questo tuo essere te stessa che ti rende nulla e impossibilitata a fare qualsiasi cosa!&lt;br /&gt;Già, non c'è storia per chi è se stessa, ma questo lo pensi veramente? Oppure è solo un modo per interrogarti e per provocarti? &lt;br /&gt;No, non è un modo per provocarti, per costringerti a dire quello che pensi, è la constatazione amara di un fatto! Tu non sei disposta a compromessi, tendi sempre e comunque a fare mediazioni, ma non compromessi! E come e dove pensi di arrivare? Alla soddisfazione di dire di te stessa che non hai ceduto? E quale bene porti in tutto questo? A quale risultato? Nessuno, cara, nessun risultato porti, perché comunque non sei capace ad accettare ciò che non ti va bene! Soprattutto a cosa ti serve farti prendere dalla compassione per questa gente? A che serve se questa stessa gente non gli frega più di tanto se non di tirare a campare alla meglio? Il tuo sguardo all'orizzonte è lanciato troppo avanti per chi ancora sta seduto e seduta sulla battigia ed ha paura di bagnarsi i propri piedi nell'acqua di un mare che non annuncia bonaccia!&lt;br /&gt;Si, può anche essere che io abbia questo orizzonte così lontano, ma è poi così vero? Non lo credo affatto! Guardo questa realtà, la vedo disgregata! Vedo le persone che sono incapaci di avere un riferimento, incapaci di darsi un riferimento e di fare fondo alla propria speranza, e questo mi attanaglia, mi prende alla gola!&lt;br /&gt;Cosa vuoi fare? &lt;br /&gt;Non lo so! Ma posso rimanere inerte di fronte a questo?&lt;br /&gt;Puoi anche non rimanere inerte, ma non hai la forza per poterlo affrontare!&lt;br /&gt;Certo che non ho forza, non ho forza neanche per affrontare me stessa ed il mio quotidiano, pensi forse che possa aver forza per altro? Ma di fronte a questo scenario, posso rimanere inerte? Posso semplicemente constatare la mia debolezza e rinunciare? &lt;br /&gt;E cosa vorresti fare? &lt;br /&gt;Se lo sapessi forse scriverei di questo! Non lo so cosa fare!&lt;br /&gt;Non è vero! Tu lo sai cosa fare, ma non lo vuoi dire neanche a te stessa!&lt;br /&gt;Tu lo sai, io lo so! Ma nei fatti non sappiamo da dove iniziare, per cui non lo sappiamo, quindi non lo so!&lt;br /&gt;Tu lo sai, ma non hai nulla, e non hai nulla perché non sei nulla!&lt;br /&gt;So bene che non conta essere qualcuno per fare le cose, so bene che non serve! &lt;br /&gt;Allora? Cosa pensi di fare?&lt;br /&gt;Che noia che sei! Cosa mi interroghi sempre con la stessa domanda! Non penso di fare nulla oltre a ciò che già sto facendo!&lt;br /&gt;Ed allora perché ti arrovelli il cervello? &lt;br /&gt;PErché non so come dire il messaggio!&lt;br /&gt;Solo questo è il problema? &lt;br /&gt;Si, solo questo!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-7847904239847028721?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/7847904239847028721/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=7847904239847028721' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/7847904239847028721'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/7847904239847028721'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/01/le-riflessioni-disordinate.html' title='Le riflessioni disordinate'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-4452447880805709684</id><published>2010-01-10T22:16:00.003+01:00</published><updated>2010-01-10T22:36:18.803+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='teologia'/><title type='text'>La teologia</title><content type='html'>Credo che sia necessario, quanto meno una operazione dovuta a se stesse, interrogarsi periodicamente sul perché si ha un interesse nei confronti della teologia. Chi vi lavora, chi la deve quotidianamente affrontare e studiare, nei fatti ogni giorno si trova di fronte al proprio oggetto e questo gli offre sempre la motivazione più immediata, lo richiama al proprio interesse, alla propria fonte. Può essere che, quindi, tale domanda "perché mi interessa la teologia" non si ponga come un imperativo analitico di sé e della propria attività. Ritengo che sia comunque un pericolo, perché la teologia non può diventare un "mestiere" che entra in routine, ma deve sempre chiedersi il senso ed il motivo del suo essere presente, del suo voler attenzione e porsi come metodo di analisi.&lt;br /&gt;Chi, come me, non ha più un quotidiano contatto con lo studio della teologia, invece è più facile che si chieda il perché di questo suo interesse. Infatti perché la teologia dovrebbe ancora occupare un così cospiquo spazio nell'ambito della mia esistenza? Non potrebbe essere sufficiente il mio lavoro? O piuttosto tutta la questione sociale dei diritti alla persona? O piuttosto il crearmi un hobby rilassante?&lt;br /&gt;Il fatto è che qualsiasi cosa mi ponga di fronte mi riporta inevitabilmente al pensiero teologico, all'analisi che questo impone! Certo, appare evidente, che la mia lettura della teologia e la mia comprensione del lavoro teologico non è sicuramente circoscritto alla dimensione ecclesiale! Direi più chiaramente che il lavoro teologico si esprime e si produce proprio fuori dallo schema ecclesiale in qualsiasi forma esso si presenti. La teologia è questione di una impostazione logica di analisi della realtà e, per quanto qualcuno ancora si ostini a non volersene accorgere, essa ha senso e trova il suo senso compiuto solo e quando si confronta con la storia e ciò che la storia presenta. &lt;br /&gt;Come si può fare teologia se si esclude nei fatti la dimensione politica, economica, sociale, culturale? Si fa astrazione dalla realtà, si ragiona speculativamente intorno ad un concetto di dio astratto e necessario solo ad una più agevole gestione del potere.&lt;br /&gt;A me piace la teologia, ma piace la teologia quando diventa momento critico della storia, momento critico del potere, quando diventa disvelamento dei meccanismi di oppressione e di schiavitù di popoli e persone che sono prese sulla base della paura o strumentalizzate nella dimensione della loro ignoranza.&lt;br /&gt;La teologia non parla di dio, poiché non lo conosce. E' una presunzione affermare che la teologia parli di dio, è una ipocrisia. Nessuno può conoscere dio, tanto meno affermarne logicamente la sua realtà o la sua irrealtà. La teologia non discute più e non trova più senso in questa discussione,ma piuttosto dovrebbe studiare quali sono le implicazioni sociali, culturali, economiche e politiche di un credere in un ceto dio invece che in un altro.&lt;br /&gt;Capisco che per qualcuno può ancora essere sostenibile il concetto che vi sia un solo dio, ma posso solo pensare che tale concetto sia solo il prodotto di una pigrizia e di una non chiarezza effettiva. Ma tralascio questo argomento! La questione è che nella sostanza le persone non credono nello stesso dio, ma adorano e servono deità diverse, e la teologia, compresa e primariamente quella cristiana, si deve porre il problema non tanto di negare la pluralità di dei, ma quanto di esprimere con chiarezza quale sia il nuovo del messaggio, o quale la distorzione di tale messaggio ed il perché.&lt;br /&gt;Amo la teologia, perché svela i meccanismi di inganno e di potere! La amo perché è una spada a doppio taglio, perché è una lama senza manico e che va maneggiata con cura ed attenzione. La amo perché non si può fingere se non nell'inganno della religione.&lt;br /&gt;Amo la teologia, ed ogni volta che ci penso e mi riformulo questa domanda del perché mi interessa, riscopro nuovo il senso ed il perché di questo mio interesse.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-4452447880805709684?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/4452447880805709684/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=4452447880805709684' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4452447880805709684'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4452447880805709684'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/01/la-teologia.html' title='La teologia'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-5885209302072602652</id><published>2010-01-06T18:39:00.003+01:00</published><updated>2010-01-06T18:56:43.993+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='teologia?'/><title type='text'>La spiritualità e mistica</title><content type='html'>Quando mi parlano di "spiritualità" ... generalmente sento un brivido dietro la schiena ed una sensazione sgradevole mi percorre. E' chiaro che devo fare sempre i conti con questo mio pregiudizio nei confronti di questa parola, specie per il fatto che devo ogni volta ricordarmi che non tutte le persone che la usano, la usano con lo stesso senso e con lo stesso significato. &lt;br /&gt;Fortemente gioca in me 40 anni della mia esistenza passati a stretto contatto con il mondo ecclesiale, dove questa parola aveva significati astratti, privi di ogni logica, spesso più tendendi al tentativo di astrazione dalla realtà, invece che di analisi e di intelligenza della realtà. Così l'altro termine che sempre mi da una specie di orticaria immediata è proprio il termine "mistica", ma anche qui devo fare i conti con il mio pregiudizio e comprendere che i piani sono molto diversi a seconda delle persone che usano questo termine. Indubbiamente ogni volta mi trovo nella condizione di dover comprendere se il piano sul quale si parla, si affrontano le cose, può essere nei fatti un piano quanto meno compatibile. In questo tempo dove tutto è mischiato ed annaquato, privato del proprio senso, il cercare di capire il piano su cui si ragiona diventa fondamentale.&lt;br /&gt;La spiritualità e la mistica possono essere forse anche due concetti che vanno a braccetto, che possono dialogare, che possono interagire fra loro, se questi si fondano sulla realtà storica, se hanno una chiara relazione con ciò che è logico e razionale. La spiritualità è un metodo logico di analisi e di approccio alle cose che la storia presenta. Essere spirituali è quindi essere nella logica della razionalità e comprendere, quindi interpretare la storia nel suo accadere a partire dalla consapevolezza che tutto si muove all'interno di una struttura che può chiaramente essere individuata come lo spirito stesso delle cose. Una persona spirituale è quindi quella persona che interpreta la realtà a partire dallo spirito della realtà stessa, e non a prescindere da questo. La storia produce un proprio senso, produce una propria chiave interpretativa, un insieme di elementi che possono costituire le basi di una analisi, ma che sono correttamente usate quando la persona che si approccia a fare l'analisi e quindi a dare una sua propria interpretazione, fa riferimento allo spirito stesso di ciò che queste cose produce. Infatti c'è uno spirito nella storia ed ogni epoca produce un senso logico delle cose, una propria chiave di lettura che va compresa per ciò che questa pone e non deviandola su presupposti immaginari o desiderati. La spiritualità di una persona si coglie nella sua capacità di cogliere ed udire cosa lo spirito della storia dice e, quindi, di interpretare gli eventi a partire da quello spirito. &lt;br /&gt;Nella stessa logica la persona mistica è persona che, senza prescindere dallo spirito che muove quella storia e dalla quale è prodotto, diventa capace, abile, idonea a fare un passo oltre, a porsi dall'altra parte del confine, senza perdere la propria logica e la propria razionalità. La mistica è la consapevolezza che vi è un oltre ed il coraggio di andarlo ad esplorare, di andarlo a visitare fino a quanto è possibile, fino a quanto questo oltre si rende disponibile. Mistica è la persona che vede oltre il limite dato dal cogliere i confini di una dimensione storica, che coglie in questa qualcosa oltre lo spirito che questa storia determina e dalla quale è determinata; coglie l'elemento complessivo creaturale, se vogliamo, che correla in una dimensione unica la sua orgine con la sua compiutezza, attraversa il suo divenire con la capacità di potersi muovere curiosa ed assetata di conoscere qualcosa che non è definito o presunto nella logica data dallo spirito.&lt;br /&gt;Non è forse un caso che nella mistica la dimensione della comunione con l'oltre è fondamentale, ma non come evasione, ma come esplorazione e ricerca, come la possibilità impossibile di esplorare qualcosa che è inesplorabile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-5885209302072602652?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/5885209302072602652/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=5885209302072602652' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/5885209302072602652'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/5885209302072602652'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2010/01/la-spiritualita-e-mistica.html' title='La spiritualità e mistica'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-394815500221534419</id><published>2009-12-21T22:10:00.002+01:00</published><updated>2009-12-21T22:37:47.793+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transessualità'/><title type='text'>La "politica"</title><content type='html'>Mamma mia quanta confusione. Ciascuno interpreta questa parola ed il suo senso a proprio piacimento, attribuendogli elementi quali la "morale", l'"onestà", la "fedeltà", la "lealtà" eccetera fino ad arrivare all'eccesso di voler creare connubi strani fra "politica" e "libertà".&lt;br /&gt;La politica, diversamente da tutti gli altri termini, non è un concetto astratto, ma è un concetto estremamente pratico. In altre parole la politica è un "arte" nel senso di "mestiere". Come il falegname sa lavorare il legno, così il carpentiere costruire strutture, come l'architetto pensare abitazioni e città, così la persona che fa politica deve "sapere" gestire la città intesa come insieme di persone. La politica, nei fatti, è colei che deve sapere amministrare l'economia della "polis" ovvero delle persone che fanno ed abitano la città!&lt;br /&gt;Nella concezione più assurda del pensiero greco, la struttura che da a tutti cittadini e cittadine la possibilità di gestire la "economia" è la "democrazia". Il "demos" il popolo che "gestisce" l'economia. Concetto bello quanto irreale, soprattutto concetto assolutamente demagogico, poiché alla fine della fiera, nelle democrazie, si attua il sistema della delega, quindi nei fatti si va a dare a "qualcuno" il potere di "gestire" l'economia. Il problema è che questo "qualcuno" generalmente è quello che si può permettere di farsi conoscere, che ha i soldi, infatti la logica conseguenza della struttura democratica è che essa, nei fatti, si trasforma in "plutocrazia" (governo dei ricchi) o nella "tirannia" che si distingue dalla "monarchia" solo perché la "tirannia" si vanta di avere il supporto del "popolo".&lt;br /&gt;Nell'utopia greca la migliore struttura di governo è quella dell'"aristocrazia", cioè il governo dei migliori, indipendentemente dal loro "censo" o dalla loro etnia o dal loro genere! Infatti per governare l'economia ci vogliono i "migliori", quelli veramente "capaci" che sanno fare la gestione, che sanno comprendere fino in fondo cosa significa "economia".&lt;br /&gt;Sulla base di questa semplice e veloce analisi, mi sono venute una serie di considerazioni e di domande:&lt;br /&gt;a) Quale potrebbe essere la "politica" di persone che vivono collocate nella diversità? Quale politica potrebbe essere propria, ad esempio, di persone transgender?&lt;br /&gt;b) Come si fa a stabilire chi siano le persone "migliori" per poter gestire ed avere il potere di gestire una economia che parta dall'ultimo, della diversità, dall'inclusione, dalle pari opportunità, del rendere giustizia, del riconoscere le diverse soggettività eccetera?&lt;br /&gt;c) Come potrebbero queste persone "migliori" esprimere pienamente il senso e la spinta che nasce dalla condizione reale e quotidiana delle persone, comprendendole in un quadro più ampio, meno ghettizzato? &lt;br /&gt;Sono domande di fondo, se vogliamo, domande che escono dal clima tipico della demagogia ideologica e si pongono sul piano pratico. Infatti parlo di "politica" non di ideologie. Se parlassi di ideologie parlerei di "partiti", ma io voglio sare nel concreto, nella concretezza più assurda che è quella della "utopia".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto per cominciare mi sono già permessa di indicare con velocità quali siano i punti di partenza e di analisi di una "politica" esercitata da chi parte dalla condizione di svantaggio sociale. &lt;br /&gt;Infatti noi siamo le persone "ultime" e per noi è fondamentale comprendere bene cosa vuol dire prendere come presupposto il diritto degli ultimi, il rendere giustizia, l'inclusione sociale, le pari opportunità. Cosa vuol dire gestire il potere dell'economia a partire da questi presupposti?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-394815500221534419?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/394815500221534419/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=394815500221534419' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/394815500221534419'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/394815500221534419'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/12/la-politica.html' title='La &quot;politica&quot;'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-8345402036493982320</id><published>2009-12-20T21:19:00.002+01:00</published><updated>2009-12-20T21:39:13.440+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>Già, cose che penso!</title><content type='html'>Cosa penso? Penso che tutto è vanità ed è un correre dietro al vento! Penso che non ci sia un senso reale alle cose, se non nei nostri sogni! Penso che siamo veramente come erba, oggi rigogliosa e forte, domani è secca ed il luogo dove era non si riconosce più! Si, tutto è vanità, e non trova il suo senso! &lt;br /&gt;Cosa serve vivere, lottare, affannarsi ogni giorno? Cosa serve? A quale fine? Tutto sembra uno sforzo inutile!&lt;br /&gt;Pensi? E che pensi a fare? Hai pensato, hai proposto, hai lottato, hai pagato per quello che pensavi, pagato, si pagato tanto, troppo ed ancora non hai finito di pagare, e ti prendi ancora il coraggio di pensare? Ma pensare a cosa? Pensare per chi? A chi serve il mio pensiero? A nessuno ed a me crea solo dolore, una profonda sofferenza che ogni giorno esce e deve essere tenuta a bada, deve sempre essere controllata da quella lebile sparanza che ancora mi è rimasta. A che serve pensare? A nulla, è vanità! Si, è vanità, la più grande delle vanità è proprio pensare, poiché è l'espressione più alta del proprio io, della propria dimensione, l'esuberanza di una dimensione indomita, non controllabile, potenza che non si realizza mai in atto! Questo è il pensare! La sfida di sé contro sè! L'espressione massima di vanità! Si, perché il pensiero non è per tutti! Non tutte le persone sono in condizione di pensare, la maggioranza al massimo ragiona, ma non pensa! Ed ha anche ragione a ragionare - se proprio ne ha voglia! E si, perché almeno ragiona su sé e non si fa del male, non si fa dolore!&lt;br /&gt;Che si pensa a fare? Il pensiero ... non serve a nulla, se non ai posteri per poter essere citato. Allora scriviamo questo pensiero, tanto a che serve! Serve! Serve ... serve! Serve!&lt;br /&gt;Ma che serve? Serve! Me lo devo ripetere, altrimenti ... Serve!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-8345402036493982320?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/8345402036493982320/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=8345402036493982320' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/8345402036493982320'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/8345402036493982320'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/12/gia-cose-che-penso.html' title='Già, cose che penso!'/><author><name>Darianna Saccomani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07318542549309310689</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_KfiJLGA-FjE/Sx0fz8QME3I/AAAAAAAAAAM/VwleIU0A_Rk/S220/io+b+2007.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-2355816189993708417</id><published>2009-12-20T13:27:00.000+01:00</published><updated>2009-12-20T13:28:32.039+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transessualità'/><title type='text'>Il mio corpo?</title><content type='html'>Quando, finalmente, dopo 32 anni di continua e pervicace negazione di me, sono arrivata ad accettarmi, mi sono affacciata a quella strana realtà del mondo T che infestava internet in tutti i modi possibili, con una larga prevalenza dell'aspetto morboso pornografico. Del resto, da persona assolutamente digiuna di queste cose, andando sui motori di ricerca, iniziai digitando la parola "trans". Tutte e tutti voi sapete cosa mi sono trovata di fronte :) &lt;br /&gt;Spaesata ed un po' contrariata ho comuque cercato di capire ed entrare in questa realtà che non mi piaceva affatto, fino a quando ho incontrato una persona che per prima mi ha parlato di "disforia", "disforia di genere" ... facendomi capire che forse, se volevo capire meglio, dovevo digitare "transessualità", "transgenderismo".&lt;br /&gt;Ho scoperto una realtà un po' diversa, forse sicuramente più vicina a me, a ciò che io penso di me stessa.&lt;br /&gt;Anche in quell'ambito, per quanto le argomentazioni fossero di ben altro tipo, c'era una certa insistenza sul proprio corpo, in termini diversi, con enfasi diverse, ma la stessa insistenza. La cosa dominante era l'affermazione con la quale gran parte tendevano a definirsi, ovvero persone imprigionate in un corpo che non era il loro!&lt;br /&gt;Mi ha fatto molto pensare questa, soprattutto se tale argomentazione fosse effettivamente giusta, quanto meno per me! In effetti io non ho mai sentito una dicotomia in me. Certo il fastidio ed, alle volte, lo sgomeno del pene, era una questione forte, ma poi io ero quel corpo; la mia persona è questo corpo, semmai con qualche ritocchino da fare, ma era ed è questo corpo. Non mi è mai riuscito pensare il mio corpo come un qualcosa di sbagliato, semmai di non perfettamente coincidente con ciò che io sentivo di essere, ma non sbagliato. &lt;br /&gt;Infatti, con la terapia ormonale, con l'operazione non ho mica cambiato corpo, ho apportato quelle modifiche che mi fanno stare bene! Ma io bene sto con me stessa! In effetti la cosa che a me non suonava bene di quella frase era appunto il fatto che si riferisse la transizione al corpo, quando in realtà la transizione è soprattutto un fatto con se stesse, con la propria testa, con la propria esistenza, con ciò che si è veramente. Modificare il proprio corpo, ma non lavorare sulla propria testa, sul proprio pensiero, sui dolori che si sono accumulati nella nostra psiche, non risolve i problemi, non pone la persona nella sua piena identità e dignità! Il fisico invecchia inesorabilmente, ed il tempo lascia i suoi segni senza chiedere il permesso! Le ferite vanno curate, e le nostre ferite non sono nel corpo, ma nella nostra testa, nel nostro pensiero, nella nostra dignità ed identità!&lt;br /&gt;Non sono bella, non sono brutta! Sono una donna di 50 anni che è serena con me stessa, che sceglie secondo il proprio pensiero, che non ha la necessità di avere il plauso o l'approvazione degli altri in relazione alla propria esistenza! Sono quella che sono e non diversamente! Così mi pongo! Il problema non è certo mio, ma delle altre persone! Anzi, se proprio la vogliamo dire tutta, posso essere la soluzione ai loro problemi :)&lt;br /&gt;Io sono donna, non perché ho la vagina ed un abbozzo di seno! Sono donna perché ci sono nata per quanto avessi il pene e fossi piatta come una tavola! Donna, comunque sia! Donna come tante altre donne! Donna non da copertina, certo! Ma chi vuole esserlo? A quale fine? Sono donna, e lo sono nella mia piena esistenza, nel mio lavoro, nelle mie relazioni sociali, una donna liberata da ogni condizionamento e neccessità di avere approvazioni o riscontri sociali! Donna, con quel tanto di cultura maschile che le consente di poter reagire od agire alla bisogna! Donna, unica, inimitabile! ME stessa!&lt;br /&gt;Bacio&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-2355816189993708417?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/2355816189993708417/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=2355816189993708417' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/2355816189993708417'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/2355816189993708417'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/12/il-mio-corpo.html' title='Il mio corpo?'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-9186914808588896836</id><published>2009-12-06T20:54:00.001+01:00</published><updated>2009-12-06T20:54:47.101+01:00</updated><title type='text'>Quale futuro per le persone Transgender e Transessuali?</title><content type='html'>Per prima cosa devo chiarire che io sono semplicemente una persona transessuale che esprime come può e dove può la propria attività e la propria “militanza”. Sicuramente sono una che guarda le cose e cerca di capire quanto accade e cosa accade, attribuendo delle specifiche responsabilità a chi si pone nella situazione di “rappresentare” e di “coordinare” la situazione in cui vivono le persone transgender e transessuali, sia pre operazione che post operazione.&lt;br /&gt;Chiaramente come persona che non è seduta dove le cose si discutono e dove si prendono le decisioni, posso solo osservare e trarne delle conclusioni, cercare di comprendere quale sia l'indirizzo o la strategia che viene perseguita in favore delle persone T. &lt;br /&gt;Nel 2000 circa inizio a conoscere questo variegato fronte delle associazioni Trans, né vengo affascinata per la molteplicità delle sue espressioni, per il fatto che sono vivaci nella discussione, ma che hanno comunque la grande capacità di confrontarsi. Leggo, soprattutto leggo, perché isolata e non in condizioni di poter avere più che un contatto telematico con queste realtà. Partecipo a liste di discussione, a gruppi, leggo e scarico i diversi documenti che trovo disseminati nei vari siti. Cerco di capire e rimango chiaramente nel mio angolo pensando che tutta questa attività sia comunque positiva e, soprattutto, non avendo ancora ben chiaro quali fossero i reali problemi, quali le reali difficoltà, quali i giochi che si venivano a consumare all'interno del movimento GLBT. Non sono certo facente parte di chi ritiene che in politica ci deve essere purezza. La politica è un gioco di equilibri, di scambi, di intese dove il dare e l'avere funziona solo sui rapporti di forza e di chi è nelle condizioni di poter spostare tali rapporti. In moltissimi casi conta più un 15% che non un 40% nella determinazione di una maggioranza. Questo per dire che non mi scandalizzo né ho pretese di presunta purezza che, in politica, è solo argomento demagogico, buono per far fesse e fessi la maggioranza delle persone sulla base di una “eticità” che non può esistere nei termini di purezza. L'eticità della politica non sta in ciò che si compie, ma nel rispetto di protocolli comportamentali, nel tener fede agli impegni presi, nella fedeltà che si ha al mandato. Lo sforzo utopico di far coincidere l'azione con l'obiettivo è lo sforzo che anima una buona politica da una pessima politica. Ma pur sempre nella politica si deve scendere a patti, a compromessi, a mettere in contrattazione questioni di rilevanza. &lt;br /&gt;Noi non abbiamo bisogno di persone che siano “sante” ed “immacolate”, noi abbiamo bisogno di persone che abbiano chiaro cosa vuol dire fare politica, cosa vuol dire sedersi ad un tavolo e contrattare, cosa vuol dire prendere impegni a nome e per conto di un movimento che deve essere compartecipe e partecipe, ma soprattutto informato. Abbiamo bisogno non di demagogia allo stato puro, possibile solo per chi non ha da tirarsi fuori il pranzo con la cena quotidianamente, ma di strategie e di politiche e di programmi che siano condivisi, siano costruiti tenendo presente che c'è gente che attende delle risposte, che c'è gente che sta pagando con la propria esistenza questo stato di fatto. Tenendo presente che chi si pone alla dignità di rappresentare, rappresenta l'insieme delle istanze e dei dolori e delle persone che vivono discriminazione, stigma, marginalizzazione esclusione, ingiustizia, pregiudizio. &lt;br /&gt;Le scelte operate non sono sempre condivisibili, ma si da il beneficio che tali scelte siano state discusse, siano state in un qualche modo pianificate. Si comprende bene che non sempre e non su tutto e non necessariamente ci sono dei risultati da portare a casa, si comprende bene che spesso il lavoro per ottenere un risultato è lungo, pieno di insidie, pieno di imprevisti, ma si ritiene che ci sia quanto meno una squadra di persone che lavorano insieme, che si accapigliano, litigano e si assumono l'onere di farsi il sangue amaro per sviluppare certe cose. Si saluta con entusiasmo e contentezza la realizzazione di un coordinamento nazionale. Si dice che finalmente ci sarà un muoversi comune, ci sarà un fronte comune, ci sarà la capacità di essere all'esterno compatte. Ma poi? Poi tutto questo crolla, e crolla nel momento in cui tutto il movimento GLBT si trova in piazza con la manifestazione “Uguali”, crolla nel momento in cui le persone T sono sottoposte da un linciaggio mediatico senza precedenti. &lt;br /&gt;Ma in piazza, con la manifestazione “Uguali”, non ci siamo andate con una piattaforma condivisa? La portavoce non era stata nominata dal movimento? Di fronte all'attacco mediatico sul caso Marazzo, non c'è stato un coordinamento per come fare fronte e per come contrapporsi e rispondere? Chi del coordinamento è andata in TV non ci è andata con il sostegno di tutte e tutti? &lt;br /&gt;Sinceramente non penso che una persona decida da sola di essere “portavoce” e da sola “decida la linea da portare”! Allora tutti questi distinguo, queste accuse, queste recriminazioni, da dove vengono? Per chi come me è ai margini di tutto e non è dentro alle “segrete cose”, comprendere il perché di questo diventa importante. Diventa importante capire cosa è il motivo di questo sfilacciamento e di questo essere le une contro le altre che si percepisce dalle parole, dagli interventi, dalle varie e numerose battute. Si, diventa importante capire, perché se una come me vuole fare la sua parte in una lotta per i propri ed altrui diritti, vuole sapere se deve fare una scelta di campo o meno, deve sapere da che parte stare, visto che così come sono le cose, non c'è solo la parte delle persone transgender e transessuali, ma ci sono in queste mille parti. &lt;br /&gt;Se tutto è sfarfallato e l'idea di poter essere un fronte comune non c'è, allora devo capire dove e come devo muovermi. E si, anche perché se devo essere “gestita” amo decidere io chi è che mi deve gestire ed amo anche avere i miei buoni strumenti per poter controllare tale gestione. &lt;br /&gt;Sinceramente non mi attendo delle risposte, ma le gradirei moltissimo, gradirei moltissimo che mi si spieghi questa situazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-9186914808588896836?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/9186914808588896836/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=9186914808588896836' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/9186914808588896836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/9186914808588896836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/12/quale-futuro-per-le-persone-transgender.html' title='Quale futuro per le persone Transgender e Transessuali?'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-5548002293940943168</id><published>2009-12-03T22:08:00.002+01:00</published><updated>2009-12-03T22:25:31.105+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>L'esistenza?</title><content type='html'>Mi chiedo, e con sempre più insistenza, quale sia il senso dell'esistenza. Fino ad un certo periodo della mia esistenza, avevo un chiaro elemento che le dava una chiave interpretativa, che rendeva questa esistenza in un qualche modo vita. Oggi questa chiave interpretativa rimane, ma invece che trasformare la mia esistenza in vita, la evidenzia come una estenza di cui non si comprende e non si riesce a vederne il senso. Sono persona che ha vissuto, forse oltre a certi limiti che una qualsiasi persona vive od ha occasione di vivere; ho conosciuto cose che forse non sono così alla portata di tutte le persone. Ho potuto conoscere gli odori di tante cose, spesso assolutamente non piacevoli. Ho avuto rabbia, profonda, quasi incontrollabile! Il mio senso di giustizia mi ha spinto ai limiti della realtà, ai limiti di quello che la mente di molte persone ritiene non superabili, quelle stesse persone che si affascinano, ma che hanno la facile capacità di giudicare con il senno del poi. &lt;br /&gt;Si, nella mia esistenza ho guardato la storia che vivevo senza la presunzione di avere la sfera magica che mi dicesse cosa sarebbe accaduto, ma sempre nella logica di ciò che ho sempre ritenuto giusto.&lt;br /&gt;Arrivata a questa sera non mi posso porre la domanda se ho sbagliato, non posso cadere nel meccanismo di quello sguardo miope che è capace solo di vedere son il "senno del poi". Il presente è il luogo dove si decide, dove si prendono posizioni, dove si paga, dove si può avere qualcosa ancora da dire! Il presente che è sicuramente il prodotto di quanto è stato, ma come si può giudicare la storia? Da quale punto di vista la si può giudicare? &lt;br /&gt;Ho molto sognato, così che ho anche molto progettato! Ho guardato la società con gli occhi di chi vedeva che vi potevano essere delle possibilità, ed ho vissuto la mia esistenza proprio nel cercare di rendere fatto quelle possibilità. &lt;br /&gt;Oggi sono stanca anche di questo! Sono stanca di vedere, stanca di progettare, stanca di provare a vivere il come può essere e non solo di immaginarlo. Sono stanca, e la sono anche perché nella mia esistenza tutto ciò che era nelle mie possibilità l'ho vissuto come poteva essere e come è. Sono stanca perché stufa di vedere non possibile ciò che può essere semplicemente perché gli altri aspettano di ragionare con il senno del poi. Sono stanca di questa loro "saggezza" incocludente, polemica inutilmente, chiaccherona su ciò che non può più cambiare. Ciò che è stato è stato e noi possiamo solo apprendere la lezione che ci viene offerta in ciò che è stato, ma non recriminare quanto è stato. &lt;br /&gt;Sono stanca di affermare che l'esistenza acquista significato e senso solo quando ha il coraggio di diventare vita. Del resto, perché continuare a dirlo? Perché continuare a pensare che sia, in un qualche modo, utile? Non lo è! Chi ha in sé questo germe, al massimo, può avere delle conferme; chi non lo ha ... per quanto tu ti possa sforzare ... non hai possibilità alcuna.&lt;br /&gt;Stanca anche di dire ad altri quella parola che vorresti tu udire. Stanca di questo esistere nel quale lo spazio per la vita diventa solo l'esercizio mentale di una persona che ha vissuto, che non rimargina le sue ferite ed è anche stanca di fasciarle e curarle. &lt;br /&gt;Ma si, che facciano il loro corso queste ferite, marciscano e producano il loro pus! Esistere senza vivere non ha poi così molto senso, non ha poi così quel grande interesse.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-5548002293940943168?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/5548002293940943168/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=5548002293940943168' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/5548002293940943168'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/5548002293940943168'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/12/lesistenza.html' title='L&apos;esistenza?'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-3806301610022663152</id><published>2009-11-26T23:14:00.001+01:00</published><updated>2009-11-26T23:14:50.421+01:00</updated><title type='text'>Prima parte bozza mozione</title><content type='html'>Premessa&lt;br /&gt; Fondamentale è comprendere che noi siamo parte di un più ampio movimento che ha attraversato tutta la storia umana, comprendere ed avere consapevolezza di fare parte ed appartenere a quell'infinito movimento di liberazione che in ogni epoca storica ed in ogni secolo ha prodotto un passo in avanti nel cammino di emancipazione dell'essere umano dalle proprie schiavitù, dai propri condizionamenti, da quelle regole sociali e quelle strutture di potere che opprimevano ed opprimono gli esseri umani con la pretesa di volerli gestire secondo i propri fini e scopi.&lt;br /&gt; Se noi vogliamo far nascere la nostra storia di rivendicazioni da Stonewall, lo facciamo solo per sottolineare un particolare punto di partenza, ma questo non può essere scisso e non compreso in un più ampio movimento, poiché se noi perdiamo di vista che, pur nella nostra particolarità, la nostra lotta è una lotta per il diritto di ogni essere umano, rischiamo di cogliere e strutturare solo una visione ghettizzata, priva di ogni prospettiva e di ogni sviluppo.&lt;br /&gt; Noi non dobbiamo ritenere la nostra realtà come qualcosa di scollegato con il resto. La negazione dei diritti che noi subiamo, perché più esposte ed esposti, altro non è che l'amplificazione della negazione dei diritti che ogni persona ha nella propria esistenza, ma che non sente in maniera predominante poiché anestetizzata dal concetto di “normalità”, concetto che culturalmente non gli pone di fronte la propria condizione di negazione del proprio diritto, fino al momento in cui non si viene a trovare socialmente in una posizione di debolezza.&lt;br /&gt; Noi incarniamo la debolezza sociale, ma tale debolezza non è altro che la debolezza di ogni persona che compone la società. Ogni attacco che noi subiamo, è un attacco che il sistema di gerarchie e di potere rivolge alla società intera. Questo senso deve essere per noi sempre e comunque presente, poiché deve diventare la matrice della nostra azione sociale, politica, culturale ed economica. La nostra visione deve, pur partendo dal nostro particolare “punto di vista”, abbracciare necessariamente tutta la realtà, deve uscire per prima dallo schema ristretto di una visione particolare, avere una visione globale, capace di affrontare le problematiche in un senso ampio. In altre parole, se noi rivendichiamo il nostro diritto al lavoro, questo non può prescindere dall'analisi reale della situazione economica generale, così per ogni altro aspetto delle nostre rivendicazioni, queste si devono collocare nel quadro complessivo della situazione, poiché solo in una visione realistica si può passare da una dimensione che chiede “assistenzialismo” ad una che diventa invece propositiva, diventa un contributo una proposta di soluzione.&lt;br /&gt; Noi ci poniamo nella visione di una diversa prospettiva, ovvero assumiamo come vero quello che in tanti modi andiamo predicando, ovvero che la diversità è veramente ricchezza.&lt;br /&gt; La nostra lotta, quella lotta che noi fissiamo come partenza con Stonewall, ci pone di fronte ad una considerazione fondamentale, ovvero che solo in base alla nostra capacità di essere unite e di presentarci con un fronte comune e condiviso, ed è questo il senso di questo congresso, il quale pone non l'idea di qualcuno, ma la linea che è stata da tutte e tutti noi condivisa, analizzata, studiata in mesi di lavoro, e quindi adottata.&lt;br /&gt; I punti fondamentali sui quali si concentra la nostra proposizione sono:&lt;br /&gt;questione lavoro;&lt;br /&gt;questione sanitaria e protocolli;&lt;br /&gt;questione legale;&lt;br /&gt;questione relazioni con il movimento GLBT&lt;br /&gt;questione della linea politica espressione del movimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questione lavoro&lt;br /&gt; Viviamo in un periodo di profonda crisi economica, crisi che viene misconosciuta dal governo, che viene sofferta dalle imprese, che viene subita dalle micro imprese, e che viene pagata dai piccoli artigiani e dalle maestranze. Questa crisi riversa i suoi costi sempre e comunque sugli strati più deboli della società.&lt;br /&gt; Le spiegazioni di questa crisi possono essere molteplici, e forse nel loro insieme anche individuano quali siano, effettivamente, le motivazioni. Indubbiamente ci possono essere tesi più liberiste, tesi di matrice marxiana, ciò che appare chiaro è che il sistema è malato soprattutto a partire dall'impostazione generale, la quale ha puntato in maniera strutturale sul surplus del valore, come se questo potesse reggere da sé indipendentemente dalla produzione effettiva, indipendentemente dalla ricchezza legata al lavoro. Questo concetto si può tradurre semplicemente nel tipico atteggiamento culturale che le persone hanno di fronte alla questione lavoro, ovvero il presentarsi di fronte ad una possibilità di lavoro e, prima ancora di comprendere quale sia il lavoro, quale siano le sue competenze, quale sia la sua effettiva resa, chiedono quanto prenderanno. Con questo non si vuol dire che il salario non è importante, anzi, ma è l'attitudine mentale, è l'approccio culturale al lavoro che è malato nella sua impostazione di fondo. Nei fatti la questione lavoro subisce il peso di una impostazione culturale che è, appunto, basata su parametri a prescindere dalla produzione, inserendosi in uno schema sistemico che nei fatti ha prodotto questo disastro e continua a produrlo. &lt;br /&gt; La situazione è quindi quella di un costante dilagare della disoccupazione, un crescere progressivo delle persone che si trovano – nei fatti – escluse dal mercato del lavoro un numero sempre più alto di persone che, sebbene in modo diverso, vengono a subire lo stesso tipo di stigma che noi subiamo di fronte alla possibilità di reinserimento nel mercato. Non possiamo dimenticare che una persona di 40 anni, che perde il lavoro, indipendentemente dalla sua percezione di genere o dal suo orientamento, si trova nei fatti esclusa dalla possibilità di reinserimento, riceve le nostre stesse risposte, vive la nostra stessa situazione. La differenza è che questa ci è caduta in questi ultimi anni, noi ci viviamo da sempre. Ma noi, se vogliamo affrontare la cosa in termini concreti, non ideologici, dobbiamo guardare in faccia la realtà, dobbiamo considerare praticamente e pragmaticamente le reali possibilità capaci di portare risposte concrete a questa situazione, e non solo per noi, ma per tutte le persone che vivono questo tipo di situazione. Dobbiamo invertire il concetto, ovvero dobbiamo sentirci noi capaci di trovare una soluzione anche per le altre persone, e non solo chiedere che qualcuno le trovi a noi. Del resto perché dovrebbero trovarle per noi e non per gli altri? E perché dovrebbero cambiare la loro impostazione di fondo di pregiudizio e di discrimine? Se noi vogliamo superare tutto questo, dobbiamo uscire dalla condizione di porci come un “problema”, ma presentarci come la soluzione al problema. &lt;br /&gt; Siamo un piccolo gruppo, ed abbiamo tutte le possibili intelligenze per poter fare questo salto, ma dobbiamo volerlo, dobbiamo porlo, dobbiamo assumerlo come strategia generale, come quel principio primo che fonda e organizza la nostra azione.&lt;br /&gt; Appare evidente che ci si deve muovere su piani diversi, che non tutte le persone hanno capacità imprenditoriali eccetera, ma dobbiamo tutte e tutti pensare in termini diversi l'approccio al lavoro, dobbiamo pensare che noi siamo “la soluzione” e non un problema, dobbiamo porci in positivo di fronte alla crisi ed al vuoto di mercato che questa ha prodotto e sta producendo.&lt;br /&gt; Ci si può muovere sul piano di accordi con società per l'assunzione di persone qualificate, ci si può muovere con l'incentivazione alla imprenditoria, ci si può muovere generando lavoro dipendente attraverso le forme della cooperazione. Ma ciò che necessità è avere un fronte comune su questi argomenti, avere chiaro qual è il punto da cui tutte e tutti si parte, avere chiaro che in ogni contesto noi siamo una “risorsa”, non una “spesa”!&lt;br /&gt; Capisco che ideologicamente il mio discorso ha delle dissonanze, ma io non ho intenzione di affrontare un discorso accademico o ideologico, ma piuttosto un discorso di programma, di pianificazione che produce effettivamente delle possibilità dove queste pare non ci siano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-3806301610022663152?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/3806301610022663152/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=3806301610022663152' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3806301610022663152'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3806301610022663152'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/11/prima-parte-bozza-mozione.html' title='Prima parte bozza mozione'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-3135417273830504802</id><published>2009-11-15T22:27:00.002+01:00</published><updated>2009-11-15T22:36:19.963+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transessualità'/><title type='text'>Esodo</title><content type='html'>La questione del libro biblico dell'Esodo mi sta tormentando. Il punto è che la mia riflessione continua non va oltre il passaggio dell'angelo della morte! Arrivo fino al momento di partire. &lt;br /&gt;Mi chiedo alcune cose, alle quali dovrò dare risposta in un qualche modo:&lt;br /&gt;a) perchè l'Esodo diventa dimensione paradigmatica di ogni movimento di liberazione?&lt;br /&gt;b) perché la questione trans si dovrebbe incastonare in un movimento di liberazione?&lt;br /&gt;c) qual è la connessione logica fra il diritto di genere (pangenere) e la questione della "liberazione"?&lt;br /&gt;d) quale connessione strategica c'è fra la figura di Mosé, di Miriam ed il popolo, e la situazione con il devastante spettacolo di questo coacerbo di indistinti che è la realtà T?&lt;br /&gt;Il fatto è che non riesco a distogliere il pensiero da questo, sta diventando un pensiero fisso, e la cosa non mi piace. Va beh!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-3135417273830504802?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/3135417273830504802/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=3135417273830504802' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3135417273830504802'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3135417273830504802'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/11/esodo.html' title='Esodo'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-6124885155205959251</id><published>2009-11-14T22:33:00.002+01:00</published><updated>2009-11-14T22:47:06.312+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>Ma che lo faccio a fare?</title><content type='html'>Me lo chiedo spesso e volentieri. Non me lo ha ordinato il dottore, non fa parte di alcuna terapia, perché, dunque, continuare? Non sarebbe più semplice e liscio sparire, lasciare le cose come sono, ciascuna per proprio conto a combattersi la propria vita? A che serve tutto questo? No, non mi è più tanto sufficiente il parallelo con l'Esodo; questo popolo, non popolo, privo di ogni senso!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-6124885155205959251?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/6124885155205959251/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=6124885155205959251' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6124885155205959251'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6124885155205959251'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/11/ma-che-lo-faccio-fare.html' title='Ma che lo faccio a fare?'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-6997788232825868620</id><published>2009-11-09T16:48:00.001+01:00</published><updated>2009-11-09T16:48:48.839+01:00</updated><title type='text'>Progetto coop</title><content type='html'>Progetto:&lt;br /&gt;1 I prolegomeni;&lt;br /&gt;2 Il contesto&lt;br /&gt;3 valutazione delle risorse;&lt;br /&gt;4 proposizione e costruzione di strumenti di soluzione;&lt;br /&gt;5 una proposta modulare;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1 I prolegomeni;&lt;br /&gt; Il progetto prende le mosse da un'analisi sviluppatasi nel tempo. Esattamente possiamo dare il 1998 come data di costruzione e di sviluppo di un'analisi, su diversi fronti, che hanno portato all'elaborazione di questo progetto, raccogliendo le esperienze, le competenze e le professionalità più svariate ed elaborandole sia sul piano culturale che economico, politico e sociale. &lt;br /&gt; Da questa prima elaborazione, si sviluppa un progetto di ampia visione, che individua nel “primario” (agricoltura e allevamento) il punto base di partenza, e di fuoco del progetto. Si individua come fondamentale quello di strutturare una migliore organizzazione della realtà produttiva agricola e degli allevamenti, ed in contemporanea di sviluppare servizi e di attivare una associazione culturale che operi nel sociale, al fine di tradurre in pratica quella volontà di rilanciare dal basso l'economia e di renderla luogo di inclusione e di reinserimento sociale della marginalità. Lo slogan proposto e posto era sostanzialmente questo: “rendere più forte l'anello debole della catena, significa rendere più forte tutta la catena”. In questo slogan infatti è contenuta tutta la dimensione ideale del progetto, il quale guardava ad un sistema organico che doveva porsi socialmente come punto di sviluppo e di emancipazione delle persone e del territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Cosa ha messo in evidenza questa esperienza? Semplicemente che ogni progetto deve essere sempre commisurato alla sua realtà, al dove si sviluppa, alla sua reale fattibilità! Non può essere espressione di una dimensione ideologica, tanto meno il tentativo astratto di realizzazione di un desiderio, per quanto questo possa essere mirabile e benefico. Un progetto trova la sua attuabilità solo e quando è commisurato alla realtà, alla storia, al contesto e, soprattutto, quando viaggia sulle gambe reali di persone reali. Un progetto ha possibilità di essere realizzato, indipendentemente dalla sua dimensione, quando prende atto e tiene conto che ci sono dei limiti entro il quale si deve muovere e crescere, e che non può farlo a prescindere dal proprio contesto sociale, culturale, politico ed economico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il contesto è quindi normativo nella elaborazione di un progetto, tanto più è normativo per lo sviluppo di un progetto come questo, il quale ha come preciso scopo quello dell'inserimento delle persone nell'ambito lavorativo, del dare possibilità reali a chi ha idee, progetti di poterli sviluppare ed attuare. E' chiaro che l'analisi del contesto che noi facciamo è una analisi di parte, un'analisi che prende le mosse da un preciso punti di vista e che sviluppa una sintesi del contesto sociale, politico, economico e culturale. Non c'è la volontà, tanto meno la pretesa, di avere svolto un'analisi che sia oggettiva, che sia onnicomprensiva, per quanto questa sia sicuramente un'analisi del contesto complessiva, ma appunto a partire da un preciso punto di vista, quello di chi si trova marginalizzato da un sistema sociale e che non vuole adattarsi all'idea di stare nella marginalità, ma che sente di poter dare alla società. &lt;br /&gt; Altrettanto chiaro che come questa analisi ha un preciso punto di vista, così ha anche un preciso obbiettivo, che nasce dalla constatazione che sono nell'interazione organizzata e strutturata delle potenzialità inespresse dei micro contesti sociali, può trovarsi la soluzione per uscire da una condizione di marginalità forzata. Chiaro è che si parte dall'analisi di micro contesti sociali, tenendo conto che ciascun micro contesto ha un peso determinante, spesso schiacciante per l'esistenza delle singole persone, ed è per questo che ciò che ha maggiormente pesato è il “punto di vista” della condizione più svantaggiata. Questa è una scelta voluta, una scelta di non oggettività, ma di visualizzazione della dimensione radicale della condizione sociale nella quale ci si trova a vivere. Non è nell'analisi che si deve cercare il “giusto mezzo”, ma è l'analisi volutamente di parte, come tutte le scelte progettuali sono assolutamente di parte, sbilanciate verso chi ha avuto o ha speranza.&lt;br /&gt; Il senso ultimo, profondo, di base dell'elaborazione di questo progetto, può essere sintetizzato in questa frase: dare speranza a chi ha perso speranza! Questo rappresenta il primo fondamentale elemento sulla base del quale si sviluppa il progetto. Chi ha perso la speranza è anche chi è nella condizione di ritrovarla; chi non ha mai avuto speranza, non sarà neanche in condizione di poterla ricevere! Chi da sempre si adegua, si uniforma, accondiscende ed è una persona rassegnata nella sua situazione, non potrà mai ricevere speranza, poiché vive e trova il suo equilibrio nel proprio stato. La dimensione della speranza invece implica e comporta la “voglia” e la “necessità” profonda di dare una svolta, di cambiare, di rimettersi in gioco, di rischiare il certo per un incerto che trova forza solo ed esclusivamente nelle proprie forze, capacità che si integrano con le forze e le capacità di altre persone. Chi ha perso la speranza può trovarla nel momento che ritrova la voglia di cambiare la propria modalità di vivere, di passare dalla paura alla consapevolezza, all'orgoglio di essere se stessa e di esprimersi come persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Il contesto&lt;br /&gt; Che noi oggi si viva nel pieno di una delle più forti crisi economiche del nostro tempo è un fatto, sulla base del quale molte possono essere le anali e le ricerche eziologiche delle cause. Le diverse critiche che sono state e sono tutt'ora in sviluppo ci interessano fino ad un certo punto, non perché le si disprezzino o non siano sostanzialmente presenti nella nostra analisi, ma perché non riteniamo di dover fare necessariamente o palesemente una scelta ideologica, quanto piuttosto trovare il modo di uscire da una situazione che pesa soprattutto su quelle persone che essendo marginali o socialmente deboli, maggiormente e per prime pagano i costi sociali e culturali di questa crisi. Da cosa sia dovuta la crisi è problema che affrontano ed affronteranno gli economisti ed i politici, a noi interessa il fatto che tale crisi economica altro non mette in evidenza che il sistema è arrivato ad un punto di rottura. È indubbio che questo sistema è fondato sulla “fiducia” del consumatore più che sulla “capacità” di produzione. La produzione in sé è diventata solo espressione di soddisfacimento dei bisogni indotti nel consumatore e nella sua crescente richiesta di “novità” e di velocità di consumo ed ha perso di vista la durevolezza ed il valore del bene. Il sistema che si è rotto nel momento in cui il “consumatore” ha smesso di aver fiducia, quindi ha smesso di spendere, di far circolare il denaro, interrompendo il flusso di denaro e quel meccanismo che ha, fino ad oggi, tenuto in piedi l'economia. La crisi ha messo in evidenza che tale meccanismo era fondato su una dimensione fittizia di circolo, capace di soddisfare l'esigenza del consumo e di consentire alla produzione un elevato surplus di valore, ma non realmente di radicarsi e di strutturare una dimensione economica stabile fondata sulla produzione di beni necessari e fondativi. Infatti dimensioni di produzione come quelle date dal primario o sono state rese serve di questa produzione fittizia o fortemente penalizzate, soprattutto sradicate dal loro contesto territoriale e dalla loro funzione primaria di garantire il cibo a quel territorio ed a quella popolazione. Qui sta il sintomo primo dell'impoverimento dell'economia, dove anche la produzione consuma a sua volta, e consuma in modo indiscriminato, proprio perché deve necessariamente spingere ad un consumo altrettanto indiscriminato ed acritico. Un circolo che per la caduta di “fiducia” del consumatore (sia chi acquista sia chi produce) ha determinato la crisi, il crollo dell'economia che ha investito anche l'aspetto più materiale e concreto del sistema produttivo, quello che viene definito “economia reale”, ovvero di quelle realtà produttive che producono beni durevoli e che li producono in un giusto ed equo rapporto fra lavoro e produzione.&lt;br /&gt; La crisi economica è presa come capro espiatorio di un sistema che crolla, infatti non è solo l'economia che sta crollando. La caduta di fiducia è in primo luogo la caduta di fiducia nei confronti del sistema istituzionale che ha trascinato con sé anche la dimensione finanziaria. Infatti è palese che sono caduti una serie di presupposti costitutivi del nostro sistema sociale, politico e culturale. Politicamente la caduta di “pensiero” ha determinato l'andare dietro al sentimento popolare, quindi a fomentare le tendenze più negative come la paura della diversità, di chi non è nella “norma” di chi non fa parte di un sistema che si vuole ostinatamente considerare “omologato”, così saltano fuori concetti come “nazione”, “popolo”, “territorio” intesi come topici di recinti che dovrebbero dare sicurezza. L'esterno, tutto ciò che viene ritenuto “fuori” dal proprio recinto ideologico, viene ritenuto pericoloso, ed aggressivo verso la nostra realtà, per cui ci si chiude in una dimensione di difesa che, nei fatti, implica il proibirsi di aprirci a nuove possibilità, a nuove prospettive al nuovo in sé. Si guarda il passato come una panacea, si pensa che sia migliore, si tende a volerlo riaffermare, come se la storia potesse essere riportata indietro.&lt;br /&gt; Ne deriva un quadro sintetico di questo tipo:&lt;br /&gt;chi si trovava nella condizione di “normalità” oggi si trova nella totale precarietà, impossibilitato a cogliere una prospettiva per il proprio domani e per quello di chi viene dopo (figli, nipoti eccetera);&lt;br /&gt;il livello di vita ha subito un crollo verticale, nonostante che si dica che ci sia stato un incremento, ma questo la maggioranza non lo vede, non lo percepisce nella propria realtà;&lt;br /&gt;l'accesso al credito che ha rappresentato la via d'uscita per lungo tempo, oggi è totalmente precluso, e le persone non sanno più a chi rivolgersi per trovare soccorso e soluzione alla loro precaria situazione economica;&lt;br /&gt;la paura invade ogni relazione sociale, deteriorandola ed impedendo lo sviluppo di sinergie e di collaborazioni;&lt;br /&gt;chi si trovava nella marginalità, oggi si trova a vivere una situazione nella quale è divenuto oggetto della rabbia di chi si è visto decadere dalla sua posizione, in quanto ritenuto responsabile;&lt;br /&gt;l'accesso al lavoro è diventato una utopia per chi ha fino a ieri vissuto un livello sociale medio basso, diventa impossibile per chi ha vissuto da sempre ai margini sociali o in una condizione sociale di diversità;&lt;br /&gt;le micro imprese, che vivono solo del lavoro dell'imprenditore lavoratore, non hanno più risorse e si vedono ignorati dalle scelte politiche in campo economico. La loro prospettiva è chiudere, senza possibilità di far fronte al loro debito se non svendendo – quando c'è – quel minimo di proprietà generalmente la loro abitazione. Chiaramente anche per loro la possibilità di reinserimento al lavoro è impensabile.&lt;br /&gt;Chi ha da sempre lavorato per lo Stato e che ora si trova a vivere abbandonato a se stesso, collocato in un limbo in cui vive il conflitto fra il suo giuramento e uno Stato che si dimentica di loro. Non c'è prospettiva per i loro figli e per loro stessi, poiché gettati nel mercato, poi si trovano nella condizione di chi non ne ha mai fatto parte, quindi anche loro collocati nella totale marginalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per quanto estremamente sintetico questo quadro è rappresentativo di una visione di “parte” dell'attuale situazione ed è il prodotto di una analisi che sicuramente, se si sente la necessità, può essere ulteriormente arricchita e sviluppata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 valutazione delle risorse;&lt;br /&gt; Cosa possiamo prendere in visione? Che tutta questa massa di persone, ma soprattutto quelle che hanno speranza o hanno perso speranza, sono nella realtà portatori e portatrici di grandi risorse umane e professionali. Il fattore che nell'attuale sistema viene considerato relativo, a fronte di assunzioni di persone giovani anche senza esperienza, da tenere un anno e poi cambiare, invece è per noi elemento fondamentale. Per noi ciò che conta e che è importante è il patrimonio umano, esperienziale, professionale delle persone. Questa è per noi la maggiore ricchezza sulla quale possiamo fare affidamento e sviluppare risorse.&lt;br /&gt; Ciascun elemento sinteticamente visualizzato nel paragrafo precedente ha una professionalità ed una competenza, condita abbondantemente dalla propria esperienza umana e professionale. Questo deve essere considerato come il punto di partenza, come l'elemento vincente se posto in una logica ed in una visione di sviluppo che supera la paura, che si riappropria di quella speranza che ha perduto, se recupera quella stima di sé e quella fiducia in sé che è fondamentale.&lt;br /&gt; Le competenze che si possono mettere in campo sono così ampie e fondate che rappresentano anche un grande bacino di formazione per chi non ha competenza e professionalità. E' la possibilità unica di poter trasmettere e crescere con creatività, con fantasia, con soddisfazione di sé e del proprio lavoro, non più finalizzato ad una produzione, ma finalizzato alla soddisfazione di essere parte e partecipi di un nuovo modulo sistemico di vivere. L'esistenza che non si frammenta più in tempi di lavoro, tempi passivi e tempo libero, ma una esistenza dove interamente si vive se stesse e se stessi pienamente in ogni ambito, dove la produzione non è più fine, ma risultato dell'espressione della propria realtà di persona, a prescindere da ogni altro aspetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 proposizione e costruzione di strumenti di soluzione;&lt;br /&gt; Si potrebbe anche qui formulare uno slogan, ovvero affermare che io sono il soggetto agente e determinante della società, non è più la società che agisce e determina me!&lt;br /&gt; É un cambio fondamentale di prospettiva. Io sono responsabile di una responsabilità che soggettivamente mi assumo in relazione al mio contesto sociale immediato ed allargato.&lt;br /&gt; Appare evidente che chi oggi si trova in una situazione di grave difficoltà lavorativa, quindi si vede in crisi nella propria economia e situazione sociale,  non può sperare nel suo inserimento lavorativo come dipendente, questo almeno per una grossa fetta sociale che oggi si trova in questa situazione. La soluzione è quella di diventare quindi produttori del proprio lavoro. Chiaramente questa affermazione è facile – si fa per dire – da pronunciare, molto più complessa da attuare.&lt;br /&gt; Diventare imprenditori ed imprenditrici non è nelle corde e nelle capacità di tutte le persone, e questo per una molteplice quantità di motivi che partono dalla propria competenza a quella più personale e soggettiva di un “sentirsela”. Chi ha questa capacità spesso è privo delle risorse per poterla attuare, o quanto meno della capacità di sapersi costruire o produrre il modulo per poter dare spazio alla propria capacità imprenditoriale. &lt;br /&gt; La soluzione è quella di creare una sinergia fra le persone, capace di condividere le esperienze, le professionalità, la dimensione umana, le competenze eccetera, rendendo tutto questo una nuova modalità di lavoro, coordinando e organizzando sistemi di sinergia fra competenze simili o assimilabili.&lt;br /&gt; Le soluzioni possibili sono:&lt;br /&gt;quella di creare uffici nei quali si associano più professionisti: studi consociati;&lt;br /&gt;creazione di società  di persone e di capitale (srl, snc, sas eccetera);&lt;br /&gt;creazione di attività individuali che vanno in sinergia con altre attività collegate;&lt;br /&gt;creazione di cooperative di produzione lavoro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il senso appare evidente, ovvero quello di costituirsi in realtà che abbiano una progettualità ed una possibilità effettiva di inserirsi nel mercato. Questo si fa solamente attraverso l'aggregazione e la condivisione delle proprie prospettive e della voglia di dare una svolta alla propria realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 una proposta modulare;&lt;br /&gt; Il progetto prevede:&lt;br /&gt;creazione di attività, in particolare cooperative di produzione lavoro con scopo di svolgere servizi alle imprese, questo secondo le competenze e le capacità e le professionalità delle persone che la compongono;&lt;br /&gt;raccordo ed accordo con centrali di servizi cooperativi e con consorzi;&lt;br /&gt;creazione di una rete di collaborazione fra le diverse cooperative e/o società e/o attività imprenditoriali&lt;br /&gt;formazione e passaggio dell'esperienza e della conoscenza dei servizi;&lt;br /&gt;collaborazione con professionisti locali;&lt;br /&gt;collaborazione e raccordo con realtà associative diverse;&lt;br /&gt;creazione di collegamento delle realtà cooperative con centrale o cooperativa di fidi e crediti, al fine di fornire finanziamenti finalizzati;&lt;br /&gt; Ogni realtà che si viene a costituire trova nella coop madre un supporto ed un aiuto, sia per la costituzione, la formazione, ed il passaggio del know how, sia per eventuali contatti e collaborazioni, ma ogni realtà deve costituirsi sulla base della componente umana, le competenze, le esperienze delle persone che la compongono, e non sulla linea di una visione ideologica o di un entusiasmo privo di costrutto. Il senso della cosa è, e rimane, si dare speranza a chi l'ha persa, ma appunto una speranza fattibile. Il fine è quello di dare lavoro e possibilità di vita a chi oggi se la vede preclusa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-6997788232825868620?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/6997788232825868620/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=6997788232825868620' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6997788232825868620'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6997788232825868620'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/11/progetto-coop.html' title='Progetto coop'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-3489076133476446791</id><published>2009-11-08T19:24:00.003+01:00</published><updated>2009-11-08T19:31:10.367+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transessualità'/><title type='text'>La domenica</title><content type='html'>Anche questa giornata è passata, senza lode e senza infamia. Fra le tante cose che sono riuscita a fare oggi, c'è stata anche quella di riuscire a disgustarmi un po' di più su tutto quello che mi circonda, quello che accade. Forse sto cadendo veramente dentro un imbuto, l'imbuto di un mondo che è chiuso, incapace di aprire se stesso alle porte di una storia, di una società, di una economia, di una politica.&lt;br /&gt;Parlare ancora? Provare in un qualche modo ad esprimere ancora qualcosa di significativo? A cosa serve? Sostanzialmente tutte e tutti vogliono solo che qualcuno si muova, ci matta la faccia anche per loro. E' più facile così, indubbiamente, per poter poi avere la possibilità di dissentire, di criticare, di demolire quello che altre, con fatica, sbagli, sacrifici, scelte spesso pesanti, compiono nella loro esistenza. No, non va bene. Nei fatti tutte pronte ad apparire, ma nei fatti tutte ben lontane dal voler realizzare e produrre una linea politica, un percorso serio, una svolta nella logica di una azione che possa essere sviluppata realmente con una titolarità coinvolta e condivisa. No, non c'è spazio per questo. Non c'è spazio e, tutto sommato, ciascuna poi si guarda il proprio orticello, fatto di piccole conquiste e grandi sconfitte. Il "tira a campare" sembra essere l'unico vero argomento che interessa. Il resto? Non c'è! La pappa deve essere pronta, ma preararla? No, nessuna ha poi così voglia di preparare la pappa. Allora? Che si fa? Si prepara la pappa? Si scodella la proposta o le proposte sul piatto, e così tutte e tutti hanno qualcosa da ridire, da criticare, da demolire per potersi sentire "partecipi"? Ma chi ha tutta questa voglia? Chi si sente ancora di procedere in questo modo? &lt;br /&gt;Non io, io non ho tutta questa voglia. Tutto sommato ... perché io non dovrei chiudermi nel "mio dolore" e crogiolarmi adeguatamente, accusando e sputando sentenze, criticando ogni cosa perché non perfettamente coincidente? &lt;br /&gt;Ma ... che noia, che noia vera in merito. La cosa diventa veramente noiosa.&lt;br /&gt;Va beh, ci penso e poi decido.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-3489076133476446791?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/3489076133476446791/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=3489076133476446791' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3489076133476446791'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/3489076133476446791'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/11/la-domenica.html' title='La domenica'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-6387606559532486290</id><published>2009-11-06T15:40:00.001+01:00</published><updated>2009-11-06T15:40:30.579+01:00</updated><title type='text'>Laicità?</title><content type='html'>Ci sono diversi nemici della laicità, in primo luogo coloro che confondono la laicità con l'anticreliricalismo o, peggio, con un ideologico ateismo. Una persona “anti – qualcosa” può essere laica? Forse è un mio limite, ma non credo proprio che chi è “contro” a prescindere, nei fatti esprima un pensiero laico.&lt;br /&gt;La laicità è espressione di un pensiero “a favore” di qualcosa, generalmente del diritto soggettivo e della libertà soggettiva, ma proprio per questo non è “contro” qualcosa di altro. Spesso sfugge questa diversità, ovvero che l'essere “a favore” di qualcosa non implica e non significa essere “contro” ad altro diverso o differente, poiché il pensiero laico è tale quando ritiene tutti i pensieri in sé legittimi, per quanto non possano essere condivisibili. Mi spiego meglio:&lt;br /&gt;personalmente non condivido nulla, ma proprio nulla, di quanto esprime la Chiesa Cristiana Cattolica Apostolica Romana, ma per quanto io non la condivido in toto, ritengo il pensiero che esprime legittimo, alla stessa stregua che ritengo legittimo ogni tipo di pensiero. Proprio per questo motivo, laicamente si ascolta ogni pensiero e si prende in considerazione posizione e poi si cerca collettivamente di trarne il “meglio” possibile finalizzato al “bene comune”. &lt;br /&gt;Certo, c'è molto da discutere e riflettere su cosa sia il “bene comune”, ma questa è la sfida laica. Proprio per questo spesso la laicità viene tacciata di “relativismo”, dando a questa parola un'accezione negativa. In effetti tutto è relativo al contesto, e nulla si può porre come Verità valida per ogni contesto o soggettività. Nel pensiero laico nulla è effettivamente “oggettivo”, per tanto ogni forma di contrapposizione assume i toni di una pretesa assolutezza. Ad esempio un clericale esprime assoluti tanto quanto li esprime un anticlericale. L'uno e l'altro contrapposti, spesso ignoranti di cosa sia effettivamente l'altro da sé, si chiudono nelle loro assiomatiche o ideologiche verità. Entrambe esprimenti concetti di “libertà condizionata”, cosa che per il pensiero laico non può essere condivisibile, poiché la libertà è tale quando non ha condizioni, o, quanto meno, quando tali condizioni sono da tutti e tutte condivise, pronte per riessere messe in discussione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-6387606559532486290?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/6387606559532486290/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=6387606559532486290' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6387606559532486290'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6387606559532486290'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/11/laicita.html' title='Laicità?'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-842180856985527460</id><published>2009-11-05T14:11:00.001+01:00</published><updated>2009-11-05T14:11:40.623+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>La mia angoscia</title><content type='html'>Sono presa da una grande angoscia. Lo stomaco mi si contorce, e non ho la capacità di poter reagire, di trovare la forza di pensare un'azione adeguata, una possibile via d'uscita. Mi sento schiacciata dalla situazione, dagli eventi, dalla constatazione di quanto mi accade intorno, dalla mistificazione costante della realtà. &lt;br /&gt;La realtà mistificata, rappresenta una espressione ancora peggiore di una realtà disconosciuta, poiché è espressione di una volontà specifica di deformare e di guidare, secondo una logica, la comprensione del quotidiano vissuto. La mistificazione è mentire consapevoli di mentire, ed è l'arroganza di pretendere che la menzogna sia assunta come verità. Mi chiedo come questo sia possibile, oggi, in un contesto che dovrebbe essere più facile informarsi, più facile attivare e sviluppare uno spirito critico nei confronti della realtà che si vive. Mi chiedo il perché le persone si fanno trascinare in questo gioco perverso, perché anche a loro è presente la realtà nella loro quotidianità.&lt;br /&gt;Provo a darmi una risposta, provo a ricercare – nell'ambito delle mie possibilità – una motivazione, faccio riferimento alla mia esperienza di persona che “ha provato” e “prova” a comunicare. Cerco di trovare una motivazione, ed in un qualche modo mi trovo di fronte ad una constatazione di come si sviluppa quotidianamente il “parlare” fra le persone, vedo qual è il modulo che viene usato, e l'angoscia mi cresce.&lt;br /&gt;La mia esperienza – non quindi una verità, ma una dimensione analitica soggettiva – mi porta a vedere che, nella generalità, le persone non seguano il senso logico dell'argomento, non vedono e non ritengono l'oggetto del dialogo, ma parlano in relazione alla consequenzialità delle parole, spostando l'oggetto del dialogo continuamente, secondo l'impressione del momento, secondo ciò che le colpisce o le disturba nell'ambito di una argomentazione, ma assolutamente eliminando a priori l'argomentazione stessa. Potrei dire, sempre a livello soggettivo, è la pessima abitudine di dialogare “quotando” l'argomentazione dell'interlocutore, volendo sviluppare una sorta di “esegesi” di frase per frase, concetto per concetto, astraendoli completamente dal loro contesto e dal senso generale dell'argomentazione. &lt;br /&gt;Si parla, ma come schegge impazzite che seguono l'impressione e non l'argomentazione. Questo gioca a favore della mistificazione, questo gioca a favore della dimensione caotica. È l'arte della polemica fine a se stessa, una nuova pseudo retorica, finalizzata solo allo scontro, solo al vincere indipendentemente da ciò che è sensato e congruo. Non ha importanza cosa voglia dire l'interlocutore, ha importanza il fatto di metterlo a disagio, di creare ipotetiche contraddizioni, ha senso estrapolare un concetto e deformarlo al fine di renderlo inadeguato a prescindere dalla sua validità effettiva. La logica imperante non è quella della ricerca comune, propria del dialogo, ma la soggettiva gratificazione di dire qualcosa contro, di estrapolarsi, di smarcarsi ad ogni costo, di portarsi fuori da un eventuale coro, indipendentemente da cosa canta. Si attacca per affermare non il proprio pensiero, ma semplicemente se stesse e se stessi. &lt;br /&gt;Allora ecco la mia angoscia. Non lo comprendo, non lo capisco! A chi serve? Per chi è utile? A cosa porta tutto questo? Qual è il senso di affermare se stesse e se stessi a prescindere dai contenuti, dalle proposte, dagli indirizzi?&lt;br /&gt;Non so, ma io sono stata formata alla ricerca comune delle soluzioni, nella logica del dibattito anche duro, anche della polemica senza risparmio di colpi, ma dove era ovvio che se l'interlocutore portava una argomentazione condivisibile ed utile, non c'era da attaccare, non c'è da contrapporsi. Sono stata formata a pensare che il dialogo è il luogo della trasformazione di sé, della crescita, del confronto che costruisce, non come luogo di demolizione dell'altra persona, a prescindere da quale sia la sua argomentazione.&lt;br /&gt;Sbaglio? Si, sicuramente per una gran parte di persone questo è un modo sbagliato di porsi. E' sbagliato ascoltare l'interlocutore per quello che dice, perché invece è giusto prendere l'interlocutore ideologicamente come nemico, quindi giocare a delegittimarlo, a distruggerlo, a renderlo inascoltato.&lt;br /&gt;Tutto ciò mi angoscia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-842180856985527460?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/842180856985527460/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=842180856985527460' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/842180856985527460'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/842180856985527460'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/11/la-mia-angoscia.html' title='La mia angoscia'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-6222264738312681008</id><published>2009-11-01T21:35:00.002+01:00</published><updated>2009-11-01T21:41:30.767+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transessualità'/><title type='text'>transessualismo e prostituzione</title><content type='html'>Beh, mi sono un po' rotta le scatole di questo argomento. Si, è un po' un giochino perverso nel quale noi, persone transessuali e transgender, siamo cadute. Ci siamo lasciate tutte, me compresa, coinvolgere da un argomento che è stato gettato li, perché calamitasse tutte le attezioni, stuzzicando la morbosità della gente, e facendo passare tutto il resto in sordina. Noi, con la nostra anche giusta reazione, abbiamo giocato la parte che ci era stata assegnata, intasando le nostre note, blog e quant'altro su questa cosa. Sbagliato, siamo cadute nel giochino, ma ora è anche il momento di tirarsene fuori.&lt;br /&gt;Che la prostituzione ci sia, è un fatto, che questo riguardi solo le persone transessuali e transgender è una menzogna.&lt;br /&gt;Poi ... vogliamo ben vedere cosa è la prostituzione? E' vendersi! Ed allora? Ma guardiamoci bene in faccia tutte e tutti, per cortesia, ed è proprio vero che chi è senza peccato scagli la prima pietra! Facciamola finita con questo moralismo e questa ipocrisia a basso costo. Prendiamo atto che tutte e tutti ci siamo vendute e venduti, anche per buone cause, ma lo abbiamo fatto! Allora, qual è lo scandalo? &lt;br /&gt;Siamo persone, e come tali dobbiamo saper scindere con attenzione la questione soggettiva da quella collettiva; dobbiamo non perdere di vista che nel nostro caso il personale coincide con il politico, che noi siamo ciò che siamo e che dobbiamo lottare per poter essere semplicemente persone normali.&lt;br /&gt;Si, normali, senza eccezionalità. Si, persone che per vivere non devono essere le meglio in assoluto, o le peggio in assoluto, ma semplicemente essere noi stesse e noi stessi. Punto!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-6222264738312681008?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/6222264738312681008/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=6222264738312681008' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6222264738312681008'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6222264738312681008'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/11/transessualismo-e-prostituzione.html' title='transessualismo e prostituzione'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-6762776071753897514</id><published>2009-10-26T14:20:00.001+01:00</published><updated>2009-10-26T14:20:47.852+01:00</updated><title type='text'>INVITO ALLA COMUNITA’ TRANS</title><content type='html'>Sono trascorsi quarant’anni dai moti di Stonewall, quando la nostra sorella Silvya Rivera, con un suo gesto, cambiò in qualche modo la storia del movimento LGBT mondiale.&lt;br /&gt;Adesso è il nostro turno per  dimostrare questa maturità e l’intenzione di voler davvero cambiare una realtà troppo spesso dolorosa, solo per il fatto di “essere”, di esistere, riprendendoci la nostra dignità, un passo realizzabile solo unite/i, almeno su quelle istanze che innegabilmente potrebbero davvero cambiare la nostra esistenza.&lt;br /&gt;Un congresso, un confronto vero, aperto a tutte le realtà Trans del nostro paese, sia esse associative che di singol* individui, una mobilitazione senza precedenti nel panorama Trans italiano, un appuntamento che dovrà darci l’occasione per dimostrare che non siamo la cattiva rappresentazione del genere umano, che non siamo “oggetti sessuali” o persone disturbate mentalmente.&lt;br /&gt;Il nostro intento dovrà essere quello di trovare una linea quanto più condivisa, l’unica via percorribile per approdare a veri ed importanti cambiamenti per la vita delle persone Trans, quella di riuscire a parlare con una voce univoca, almeno su quelle istanze indispensabili per una vita dignitosa.&lt;br /&gt;Le differenze di opinioni di sensibilità e di politiche non possono farci allontanare dal nostro fine, dobbiamo sentirci, tutte e tutti responsabili di una disgregazione tanto inutile quanto dannosa, così come nel non essere riuscite/i a costruire un fronte unito e solidale, dobbiamo fare un grande sforzo democratico, mettendo da parte rancori e insana voglia di protagonismo a tutti i costi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Proviamo a pensare alle nuove generazioni, cerchiamo di lasciare loro un eredità che molte e molti di noi non hanno potuto “spendere”,dobbiamo riappropriarci dei nostri diritti, al lavoro, alla salute alle affettività, alla possibilità di autodeterminazione, malgrado molte e molti di noi siano riusciti a portare avanti progetti importanti per la tutela ed il supporto delle persone Trans, siamo ancora ben lontani dall’essere considerate/i cittadini con pari dignità, tante sono le persone che hanno la capacità e la volontà di spendersi per questa causa, il compito di un congresso quello di riunirle.&lt;br /&gt;Resta da vedere quante persone saranno in grado di mettere davanti a se il proprio fine, quello di una rivendicazione alla vita non più come sopravvivenza, donando l’opportunità di una transizione serena a chi ancora non l’ha intrapresa e a noi la felicità di aver costruito, insieme, una rivoluzione democratica, certe e certi che l’espressione di una singola persona o una singola associazione, non potrà mai arrivare a tanto.&lt;br /&gt;Chiediamo un incontro quanto più esteso e coinvolgente possibile dove costruire un futuro decisamente migliore, senza per questo azzerare il lavoro già fatto o la personalità di ciascun individuo, ma apportando le proprie conoscenze e le proprie storie in modo da poter costruire su esse nuovi progetti e solide soluzioni, nell’assoluto rispetto delle differenze e delle opinioni.&lt;br /&gt;Un appuntamento molto complesso e delicato, ma che a noi pare irrimandabile soprattutto in questo preoccupante momento storico di privazione di pari opportunità e di libera espressione.&lt;br /&gt;Dobbiamo conoscerci e condividere le nostre paure ed i nostri progetti, gettare solide basi per un movimento unito che sia rappresentativo per quante più persone possibili, rifuggendo dal personalismo e all’egoismo, mali assoluti per l’intera comunità.&lt;br /&gt;Una prova di responsabilità, che dopo quarant’anni dai moti di stonewall, dovrebbe essere maturata in tutte e tutti noi, stabilendo in modo forte e unito che dietro la lettera T* ci sono persone che in stragrande maggioranza vivono una condizione esistenziale ingiustamente stigmatizzata e ostacolata.&lt;br /&gt;Un invito a tutte/i voi, alla creazione, alla partecipazione all’impegno di questo congresso nazionale, dal quale uscire con una nuova forza aggregativa capace di sorprendere l’intero paese e noi stesse/i, credendo fermamente che, insieme, tutte le nostre istanze possono finalmente realizzarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fabianna Tozzi Daneri&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-6762776071753897514?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/6762776071753897514/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=6762776071753897514' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6762776071753897514'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6762776071753897514'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/10/invito-alla-comunita-trans.html' title='INVITO ALLA COMUNITA’ TRANS'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-5671900676294344931</id><published>2009-10-24T18:42:00.000+02:00</published><updated>2009-10-24T18:44:50.350+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='comunicati'/><title type='text'>DISOBBEDIAMO ALLA VIOLENZA</title><content type='html'>DISOBBEDIAMO ALLA VIOLENZA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella di martedì 13 ottobre rischia di essere ricordata come una delle giornate più buie della storia del movimento lesbico, gay, bisessuale e transgender nel nostro Paese. Il voto sulla pregiudiziale di costituzionalità sulla “Proposta di modifica all'articolo 61 del codice penale, concernente l'introduzione della circostanza aggravante relativa all'orientamento o alla discriminazione sessuale”, trascina con sè una serie di conseguenze di gravità inaudita. La comunità LGBT ha assistito con sgomento ad una seduta parlamentare vergognosa in cui l’orientamento sessuale è stato accomunato a concetti quali incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo ed è evidente che tutto ciò non sia accettabile! Con questo voto, si finge che il concetto di orientamento sessuale, definito addirittura contrario all'art 3 della nostra Costituzione, non sia contemplato dal nostro Ordinamento quando, in realtà, è già previsto dal DLGS 216/2003 e dal DLGS 276/2003.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questo voto l’Italia ha di fatto dichiarato anche la sua non appartenenza all’Unione Europea: sulla base del Trattato di Lisbona, ratificato nel 2008 dal Parlamento italiano, la Carta di Nizza, il cui articolo 21 sul principio di non discriminazione contiene già al suo interno la nozione di orientamento sessuale, ha lo stesso valore giuridico dei trattati istitutivi della Comunità ed Unione europea, così come sancito dall'articolo 117, comma 1 della Costituzione Italiana, modificato nel 2001, in cui di fatto si costituzionalizzano i trattati comunitari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora una volta il Parlamento italiano, discutendo una proposta di legge di cui non avevamo esitato a criticare gravi esclusioni - in primis quella ai danni delle persone transgender – ha deciso di umiliare ulteriormente la dignità di tutta la popolazione LGBT del nostro Paese rendendola ancor più facile bersaglio di aggressioni e prevaricazioni, legittimando così atteggiamenti omotransfobici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La comunità lesbica, gay, bisessuale e transgender è già mobilitata e crede ancora più fermamente che la nostra battaglia per una società più equa, solidale e inclusiva sia indispensabile per contribuire al cambiamento di un Paese già sufficientemente avvilito dalla maggioranza di una classe politica lontana da ogni reale volontà di giustizia. Pertanto chiediamo ai cittadini, ai sindacati, alle associazioni, alle istituzioni e alle amministrazioni toscane, anche questa volta, di prendere una posizione di netta condanna nei confronti di questi gravissimi eventi che di fatto sembrano legittimare violenze e aggressioni ai danni della comunità LGBT e di impegnarsi in azioni politiche mirate ad attività di sensibilizzazione in tutto il territorio regionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo organizziamo a Firenze nella giornata di sabato 24 ottobre alle ore 17:30 un sit-in di protesta in via Cavour di fronte alla Prefettura, per denunciare quanto di vergognoso si è consumato oggi in Parlamento e per ribadire quei principi di integrazione, equità, inclusione, non discriminazione e non violenza che sono la base culturale su cui sia possibile la fondazione di una società moderna, più civile e più attenta al confronto, al riconoscimento e al rispetto di ogni forma di diversità. Dovremo tutti mettere in campo un coraggio e una determinazione senza precedenti, perchè oggi nei fatti ci hanno detto che non esistiamo! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arcigay Toscana&lt;br /&gt;Arcigay Il Giglio Rosa - Firenze&lt;br /&gt;Arcigay Il Faro - Livorno&lt;br /&gt;Arcigay Leonardo da Vinci - Grosseto&lt;br /&gt;Arcigay Pisa&lt;br /&gt;Arcigay La Giraffa – Pistoia&lt;br /&gt;Ireos – Centro servizi comunità Queer Firenze&lt;br /&gt;Arcilesbica Firenze&lt;br /&gt;Associazione Trans Genere&lt;br /&gt;Famiglie Arcobaleno&lt;br /&gt;Per Unaltracittà&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-5671900676294344931?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/5671900676294344931/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=5671900676294344931' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/5671900676294344931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/5671900676294344931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/10/disobbediamo-alla-violenza.html' title='DISOBBEDIAMO ALLA VIOLENZA'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-4007736182920898435</id><published>2009-10-24T14:53:00.002+02:00</published><updated>2009-10-24T14:58:12.721+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>Grande Fratello: nel cast anche una donna diventata uomo</title><content type='html'>Leggo da questo link: http://trendystyle.it/notizie/55569/articolo.htm un qualcosa che fa parte del gossip che si alimenta sulla nostra realtà.&lt;br /&gt;E' inutile che io sottolinei il fastidio che provo ogni volta in cui una persona transgender o transessuale sia usata per creare pruriti e curiosità morbose fra la gente. Ma soprattutto mi chiedo cosa pensano queste persone T in relazione al loro uso ed abuso che è espressamente una mistificazione, uno stravolgere il senso della realtà. Sicuramente "pecunia non olet", ma c'è forse un limite? C'è forse un termine entro il quale la dignità soggettiva coincide con quella collettiva? &lt;br /&gt;Loro usano, abusano della nostra realtà umana, facendone quotidanamente una maschera, quando nella realtà non siamo nel teatro di Goldoni, non siamo maschere, ma persone. Troppo difficile da comprendere? No, non è difficile per nessuno, ma c'è sempre questo elemento che di fronte al dio denaro tutto si piega e tutto si ammette.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-4007736182920898435?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/4007736182920898435/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=4007736182920898435' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4007736182920898435'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4007736182920898435'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/10/grande-fratello-nel-cast-anche-una.html' title='Grande Fratello: nel cast anche una donna diventata uomo'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-7612153025148211439</id><published>2009-10-24T12:44:00.001+02:00</published><updated>2009-10-24T12:44:55.907+02:00</updated><title type='text'>Manifesto Politico</title><content type='html'>Manifesto Politico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di una transessuale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      Pari opportunità&lt;br /&gt;    *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      pari dignità&lt;br /&gt;    *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      transizione gratuita&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c'è richieste particolari, non è una richiesta fantasiosa. Il manifesto politico di una transessuale, implica una questione molto semplice: essere persona, semplicemente una persona che possa vivere la propria esistenza come qualsiasi altra persona. Il fatto particolare è proprio che questo diritto ad essere se stesse e se stessi oggi diventa una rivendicazione politica, diventa l'elemento fondamentale di una piattaforma politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'assurdità è proprio questa, chiedere di essere veramente persone fra persone. Trasformare qualcosa che è ovvia in una rivendicazione di un diritto, uno, quello di essere persone con le stesse opportunità, stessa dignità di fronte alla legge, e di essere comprese nella nostra situazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono una cittadina italiana, esigo che questo sia pienamente il mio diritto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo esigo nell'avere le stesse identiche opportunità di qualsiasi altra persona; lo esigo nell'avere socialmente la stessa dignità!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tanto chiedo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      che si attuino tutte le garanzie possibili, perché una persona transgender, transessuale pre e post operazione, possa vivere nella tutela della legge in merito al proprio diritto di avere una vita sociale assolutamente legittima e non disturbata, non offesa, non sottoposta a mobbing, discriminazione, esclusione e quant'altro;&lt;br /&gt;    *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      che nell'ambito lavorativo sia svolta solo valutazione in relazione alla professionalità, competenza, titoli e non sulla questione di genere espresso o meno;&lt;br /&gt;    *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      che una persona possa avere la transizione gratuita fino al raggiungimento del proprio benessere psicofisico, e che il cambio anagrafico sia conseguente al raggiungimento di questo e non in conseguenza ad una operazione;&lt;br /&gt;    *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      che le cure mediche siano gratuite, così come anche gli aspetti fondamentali degli interventi estetici, come tutte le pratiche legali&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-7612153025148211439?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/7612153025148211439/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=7612153025148211439' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/7612153025148211439'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/7612153025148211439'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/10/manifesto-politico.html' title='Manifesto Politico'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-4773254145970329413</id><published>2009-10-23T19:07:00.003+02:00</published><updated>2009-10-24T12:43:50.241+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>La transessualità</title><content type='html'>http://www.gionata.org/chiese-e-omosessualit/approfondimenti/contro-l-omofobia-ora-per-i-cristiani-di-far-sentire-lamore-di-dio-per-le-persone-omosessuali.html&lt;br /&gt;Si, molto bella questa testimonianza. Peccato che, come sempre, non c'è la realtà delle persone trans, non c'è, è assente come al solito, lo è assolutamente nella mente anche delle persone più vicine a noi, persone che ci hanno veramente a contatto, ma parlare di noi è un problema, se non unite nel discorso della realtà omosessuale. Peccato!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-4773254145970329413?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/4773254145970329413/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=4773254145970329413' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4773254145970329413'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4773254145970329413'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/10/la-transessualita.html' title='La transessualità'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-6770524325136199685</id><published>2009-10-23T17:06:00.003+02:00</published><updated>2009-10-23T17:12:37.962+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Meditazioni'/><title type='text'></title><content type='html'>Lettura:&lt;br /&gt;I Cor. 5:17-20;&lt;br /&gt;17)  Se dunque uno  in Cristo, egli una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco sono diventate nuove.&lt;br /&gt;18)  E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il servizio della riconciliazione.&lt;br /&gt;19)  Infatti Dio riconcilia con sé il mondo per mezzo di Cristo non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione.&lt;br /&gt;20)  Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Meditazione&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Come si può essere ambasciatori di qualcosa o di qualcuno? Eppure spesso noi facciamo ambasciate per qualcuno pur non conoscendolo, pur non sapendo neanche fino in fondo i contenuti di queste ambasciate. Essere ambasciatori e quindi portare una parola che comunica al destinatario che è possibile riconciliarsi con qualcuno.&lt;br /&gt;Perché a noi dovrebbe interessare comprendere il messaggio? Perché noi dovremmo necessariamente essere non solo ambasciatori, ma anche interpreti di un messaggio? E’ una nostra presunzione, un nostro volerci arrogare un diritto su qualcosa che non conosciamo, su un mandante che non conosciamo e con un destinatario che non è neanche poi così tanto interessato alle nostre speculazioni ed astrazioni.&lt;br /&gt;Speculazioni, argomentazioni che viaggiano sempre più su una dimensione astratta, staccata dalla realtà, un cercare luoghi di pensiero che ci consentano di nascondere il nostro immobilismo, la nostra paura a comprendere che noi siamo i destinatari di questa ambasciata che ci è stata affidata. Si noi! Non gli altri! Se non comprendiamo che siamo noi i destinatari di questo messaggio, del essere stati posti nella condizione di poterci riconciliare, come potremmo noi dirlo agli altri?&lt;br /&gt;Ma perché non vogliamo comprendere? Perché non accettiamo questa argomentazione? Perché ha dei risvolti politici, ha dei risvolti economici, culturali e sociali che noi non vogliamo assumerci, non vogliamo prendere neanche lontanamente in considerazione.&lt;br /&gt;Riconciliarsi? E perché mai dovremmo riconciliarci? Perché mai dovremmo fare una seria analisi di noi stesse e noi stessi, fino al punto di riconoscere la quantità infinita di volte che ci siamo negate, che abbiamo barato con noi stesse e con gli altri, che ci siamo adeguate nonostante non ci appartenesse in nulla ciò che ci veniva propinato? &lt;br /&gt;Perché dover riconoscere che ci siamo negate la vita e che viviamo una esistenza che possiamo solo interpretare nella dimensione del fantastico, cercando astrazioni costanti alla realtà?&lt;br /&gt;Perché dover riconoscere che abbiamo abusato di ogni cosa, che abbiamo desertificato la nostra dimensione umana e quanto c’era intorno?&lt;br /&gt;Perché riconciliarsi? Si, perché riconciliarci significa questo, significa doversi guardare senza pietà alcuna e riconoscere chi siamo, riconoscere pienamente la nostra parte, ciò che abbiamo giocato.&lt;br /&gt;Riconciliarsi implica che io devo prendere atto di ciò che sono, prendere atto pienamente di come ho agito, di cosa ho detto, di quello che ho espresso! Prendere atto che io ero impermeabile a me stessa in primo luogo, che io non aprivo alla comunicazione, che io non mi ponevo nell’ascolto, che io non davo spazio ad altro, che io non volevo mettermi veramente in gioco, che io accondiscendevo pensando di poter gestire, che io permettevo pensando di poter controllare, che io ignoravo perché troppo concentrata su me stessa da non comprendere, da non vedere, da non considerare, da non ascoltare, da non avere sufficienti occhi ed intelligenza della storia che si agitava intorno a me.&lt;br /&gt;Riconciliarsi significa prendere atto di ciò che siamo state, non imputandoci colpe, perché colpe non ci sono da imputarci, non ci sono colpe nell’essere stati qualcosa e qualcuno. Non c’è imputazione di colpa, per tanto perché imputarci noi delle colpe? Non devo riconoscere le mie colpe, non ci sono errori da riconoscere, non c’è cose giuste e cose sbagliate. C’è la necessità di comprendere chi eravamo, chi siamo, e quindi di porci di fronte a noi stesse ed agli altri in modo nuovo.&lt;br /&gt;Le cose vecchie sono passate, ecco sono diventate nuove. Non è che io sia cambiata, sono sempre la stessa persona, ma questa persona per quanto sempre se stessa, ecco è diventata nuova, è diventata nuova senza perdersi, ma al contrario è diventata nuova scoprendosi, smettendo di nascondersi, smettendo di giocare un gioco che riguardava solo se stessa. Nuova? Si, nuova perché in piena continuità, ma nuova perché ciò che è vecchio è passato, e ciò che è ora è nuovo se compreso nella dimensione di chi prende atto di chi è, si riconcilia con se stessa, si riconcilia con il resto del mondo, diventa si, a questo punto, parola di riconciliazione, perché come non deve giudicare se stessa, per ciò che è stata, così non giudica gli altri per come sono stati. Riconciliati e posti nella possibilità di riconciliarsi, di prendere atto di sé e, quindi, di comprendere la propria storia in relazione alle altre storie.&lt;br /&gt;Riconciliarmi con mia madre? E non tanto quello di non imputarle delle responsabilità, ma quanto prendere atto che quella era la situazione. Io mi riconcilio, lei si riconcilia? Il mio essermi comunque riconciliata con lei, è l’essere divenuta parola di riconciliazione per lei, dove la riconciliazione non è mai un atto di cancellazione del passato. Il dolore, la sofferenza, la negazione che c'è stata, va pienamente riconosciuta, va riconosciuto tutto ciò che è stato, tutto ciò che è vecchio, ma appunto va riconosciuto anche come vecchio, come passato, come qualcosa che non può più avere campo nel nostro presente, che non può più determinare e giustificare le nostre azioni, la nostra separazione, il nostro essere “contro”, il nostro affermare una giustizia che si apre solo alle nostre ragioni. Dobbiamo anche prendere atto della giustizia che si apre alle ragioni dell'altra persona, considerarle e comprenderle. Comprenderle non necessariamente accettarle, ma comprenderle si! La riconciliazione è l'elemento fondamentale che ristruttura e riapre una nuova qualità della relazione, che ci apre ad una storia che si può proporre come “nuova” senza fare sconti con il passato, senza reinventarselo, senza doverlo negare. &lt;br /&gt;La riconciliazione è analisi di sé e dell'altra persona per riprodurre una nuova base di relazione non inquinata, ma aperta.&lt;br /&gt;Essere ambasciatori di questo è essere primariamente consapevoli che io sono stata oggetto di riconciliazione, ed è per questo che posso essere nella condizione di riconciliarmi, posso essere nella condizione di aprirmi e di divenire ambasciatrice della riconciliazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-6770524325136199685?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/6770524325136199685/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=6770524325136199685' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6770524325136199685'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/6770524325136199685'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/10/lettura-predicazione-i-cor.html' title=''/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-7444106026312360866</id><published>2009-10-21T11:35:00.000+02:00</published><updated>2009-10-21T11:36:40.488+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transessualità'/><title type='text'>Transessualsimo o ....</title><content type='html'>giovedì, 29 maggio 2008 alle 09:44 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono diverse espressioni che vogliono indicare la molteplice realtà delle persone che vivono o hanno vissuto il problema della incoerenza fra il proprio genere soggettivo e quello fisico. &lt;br /&gt;Si parla di "transgenere", di "transgender", di "transessuali" e di quant'altro la fantasia ha permesso di sviluppare intorno a questa realtà umana. &lt;br /&gt;Indubbiamente ciascun termine è e rimane un qualcosa di incopiuto ed inappropriato a rappresentare questa realtà, poiché la dimensione del "genere" non è codificabile in standard stereotipati, in quanto rientra nella infinita gamma di possibilità che l'umanità produce nel suo procrearsi e vivere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Troppo spesso tutta questa questione viene affrontata dal punto di vista "morale" o "etico", quando la questione dovrebbe essere semplicemente compresa come una semplice realtà umana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella problematica di genere non c'è alcuna forma di perversione, di problematiche psichiche e quant'altro. Una persona che ha problemi relativamente al suo genere è pesona assolutamente "sana", nel senso che è persona che non ha problematiche di tipo fisiologico o psichico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I problemi arrivano quando la persona, che sente distonia fra il proprio genere e quello che dice il suo fisico, si trova di fronte alla negazione dell'ambiente sociale che la circonda. E' quel rifiuto, quella sordità, quella dimensione di relazioni che spinge la pesona in una chiusura in se stessa fino al punto di negarsi per cercare di sopravvivere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludo questo discorsetto con la citazione a memoria di una persona che stimo molto, la quale diceva più o meno questo: non mi interessa che voi comprendiate, ma che mi diate mi miei diritti! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bacio &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa sia il transessualismo ed il transgenderismo è cosa sconosciuta ai più. Generalmente le persone fanno una grande confusione fra orientamento sessuale e problematiche lagate al genere. Una persona omosessuale (gay o lesbica) è persona che esprime ed ha un orientamento sessuale, ma il suo genere è chiaro ed è definito, si riconosce perfettamente nel suo corpo e nel suo sesso fisico, esprime una sessualità confacente ed inerente alla sua fisicità. &lt;br /&gt;Una persona transessuale o transgender è persona che ha un genere diverso da quello che il suo corpo esprime (ad esempio: nata donna ma fisicamente maschio od il contrario). Chiaramente una persona transessuale o transgender non può alla lunga nascondere il proprio reale genere e, quindi, assumere evidentemente i comportamenti propri del proprio genere reale e non di quello che il loro fisico imporrebbe. Questo fatto è anche preteso nella lista dei protocolli che conducono una persona transessuale al cambiamento chirurgico del proprio sesso ed alla modifica dei propri dati anagrafici. In altre parole, a me che sono nata con un corpo maschile e che sono anagraficamente maschio, mi viene chiesto di vivere come donna, ma continuo ad avere il mio nome al maschile, ad avere tutti i documenti al maschile, a dover presentare certificazioni quando mi fermano le forze dell'ordine, a non poter andare in piscine pubbliche o in palestre eccetera. &lt;br /&gt;Tale situazione crea problemi di grossissima entità alla maggior parte delle persone transessuali o transgender, per trovare lavoro, per aprirsi una attività, per procurarsi gli ormoni, per fare le terapie eccetera! &lt;br /&gt;VI ho rotto abbastanza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-7444106026312360866?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/7444106026312360866/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=7444106026312360866' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/7444106026312360866'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/7444106026312360866'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/10/transessualsimo-o.html' title='Transessualsimo o ....'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-5588334134911266103</id><published>2009-10-21T11:29:00.001+02:00</published><updated>2009-10-21T11:29:59.824+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transessualità'/><title type='text'>La normale diversità</title><content type='html'>domenica, 22 giugno 2008 alle 18:07 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altro giorno mi sono irritata tantissimo, non c'era un reale motivo. E' cosa quasi ovvia che socialmente ci sia uno sterotipo nel quale si identifica il "disagio d'identità di genere" (transessualismo) con la prostituzione. Tale cosa è quotidiana, ed io quotidianamente affronto questo stereotipo, lottandoci contro e cercando di affermare una realtà diversa, quella di una "normale diversità" che vive quotidianamente come ogni altra persona, cercando di "campare" alla meno peggio. &lt;br /&gt;Ma cosa mi ha irritato? La considerazione che spesso e volentieri questo stereotipo è alimentato dalle stesse persone con "disagio d'identità di genere" che operano socialmente. &lt;br /&gt;Secondo le ultime stime, in Italia, ci sarebbero almeno 20.000 persone con disagio d'identità di genere (DIG), ovvero persone che vengo definite transessuali, transgender e quant'altro si voglia aggiungere. A mio parere è una sotto stima se ci si aggiungono anche le persone che si travestono, ma prendiamo per buona questa indicazione. &lt;br /&gt;Secondo queste stime, il 15% di queste persone con DIG si prostituisce, mentre il restante 85% conduce una vita cercando di affermare il diritto di vivere socialmente ed apertamente una normale diversità. &lt;br /&gt;Il fatto che una persona con DIG viva quotidianamente la "guerra" della sopravvivenza in una società che non le riconosce diritti, è la dimensione di questo 85% di persone, non significa che la sua realtà è pienamente inserita socialmente, ma solo che lotta apertamente per affermare la propria identità e dignità, ed in questo non trova alcun supporto. &lt;br /&gt;Allora? Sono sicuramente solidale con chi si prostituisce per vivere o per scelta, ma rivendico il fatto che persone come me non sono da dimenticare. Sicuramente facciamo meno notizia, ma ci siamo e navighiamo in una marea di guai. &lt;br /&gt;Scusate lo sfogo!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-5588334134911266103?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/5588334134911266103/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=5588334134911266103' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/5588334134911266103'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/5588334134911266103'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/10/la-normale-diversita.html' title='La normale diversità'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-277985311700977883</id><published>2009-10-21T11:28:00.001+02:00</published><updated>2009-10-21T11:28:58.272+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transessualità'/><title type='text'>e così sia</title><content type='html'>Cosa significa porsi nella condizione di attendere?&lt;br /&gt;Molte volte ho disquisito su questa cosa, spesso nel pragmatico tentativo di far comprendere che di fronte ad ogni cosa ci possono essere atteggiamenti attivi e passivi. L'attendere è dimensione attiva, l'aspettare è dimensione passiva. &lt;br /&gt;Oggi riflettendo su questa cosa mi chiedo a cosa possa servire questa distinzione, quanto piuttosto la comprensione che l'una o l'altra non sono altro che una predisposizione di carattere? Facile descriversi in un modo invece che in un altro. Non sempre l'immagine che abbiamo di noi corrisponde a ciò che noi siamo effettivamente. Spesso siamo portate e portati a dare una immagine di noi coincidente più con i nostri desiderata che non con la nostra realtà. In effetti chi si presenterebbe spontaneamente come "vile"? Piuttosto si enfatizzano le nostre qualità di persone intraprendenti e capaci. Così e dell'attendere e dell'aspettare. Non c'è questione di volontà o di impostazione di vita, ma se vogliamo è qualcosa che appartiene alla nostra genetica mentale; un essere predisposte ad una certa attitudine o ad un altra. Non è neanche vero che questo dipende dalla cultura o dall'ambito sociale nel quale si è cresciuti e l'educazione che si è ricevuta. Questo è un fattore in noi, facente parte di noi profondamente. Come si enfatizza o si minimizza noi stesse, così si attende o si aspetta di fronte ad una situazione.&lt;br /&gt;Porsi nella condizione di attendere è quindi non tanto una decisione, ma l'acquisizione di una consapevolezza di sé in relazione alla propria esistenza. Essa prescinde da qualsiasi condizione o situazione, fa parte di noi profondamente e ci imprime una dimensione dell'esistenza attiva o passiva.&lt;br /&gt;L'aspettare inoperoso non è contrapponibile concettualmente all'attesa operosa, poiché non sono figlie della stessa matrice, non appartengono alla stessa dimensione di vita, non sono coincidenti nell'attitudine.&lt;br /&gt;Quindi, e così sia, riguardo a chi aspetta da parte di chi attende. Ciascuno nel suo ed a ciascuno il suo. Non ci si arrabbi di essere nell'una o l'altra parte; non ci si giudichi vicendevolmente, ma ci si comprenda l'una nell'altra così per come siamo; immodificabili, irremovibili da questo marchio di fabbrica che ci portiamo addosso e che ci viene come eredità atavica da qualcuno che semplicemente raccoglieva il proprio cibo, piuttosto che da quello che correva dietro alla preda che gli si poneva di fronte.&lt;br /&gt;Ciascuno il suo, e così sia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-277985311700977883?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/277985311700977883/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=277985311700977883' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/277985311700977883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/277985311700977883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/10/e-cosi-sia.html' title='e così sia'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-731456925252668046</id><published>2009-10-21T11:25:00.000+02:00</published><updated>2009-10-21T11:38:00.592+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transessualità'/><title type='text'>La cosa più insopportabile?</title><content type='html'>Dal mio punto di vista, la cosa più insopportabile, è la generalizzazione di uno stato di malessere. Intanto perché trasforma un atto di denuncia in un qualcosa di privato e di lamentoso, seconda cosa perché di fronte a quella denuncia si risponde con una generalizzazione priva di ogni valutazione oggettiva e soggettiva della cosa.&lt;br /&gt;Tu parli di solitudine? Tutti sono soli!&lt;br /&gt;Tu parli di emarginazione? Tutti sono emarginati!&lt;br /&gt;Tu parli di discriminazione? Tutti sono discriminati!&lt;br /&gt;Tu parli di difficoltà di diverso genere? Tutti le hanno!&lt;br /&gt;In buona sostanza, questo “tutti” significa stai male? Cavoli tuoi! A noi che ci frega? &lt;br /&gt;Cosa mi fa incavolare? Cosa ritengo insopportabile? La generalizzazione! Si, quel magma indistinto dove tutto si perde! &lt;br /&gt;Il disagio è un fattore soggettivo, non oggettivo, tanto meno il disagio ha una dimensione collettiva se non nel caso in cui sia un disagio collettivo. Oggi che le persone non riescano ad arrivare a fine mese (magari!!!!) rappresenta un disagio collettivo, ma sicuramente non totalizzante. Ora la difficoltà intrinseca e contestuale di una singola persona o piccolo gruppo di persone, può rientrare in questo disagio collettivo? In termini generali si, ma nel momento in cui questa particolare situazione denuncia o evidenzia la condizione di un gruppo di persone che si trovano in grave difficoltà perché la loro ditta chiude e, quindi perdono il lavoro, la risposta non può essere “tutti sono in crisi” quindi … arrangiatevi! La situazione sarà anche compresa in un quadro generale, ma sposta l'accento su un piano particolare che non può e non è legittimo diluirlo in una dimensione generale.&lt;br /&gt;Se una persona denuncia la propria eventuale solitudine, la risposta non può essere “tutti sono soli” perché nei fatti ci si trova di fronte ad una persona che sta denunciando apertamente, pubblicamente  il suo proprio disagio. Rispondere “tutti sono soli” implica affondare tale persona ancora di più in una situazione di solitudine. Ah, ma certo, chi denuncia pubblicamente qualcosa lo fa per lamentarsi! Che si lamenta a fare?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-731456925252668046?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/731456925252668046/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=731456925252668046' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/731456925252668046'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/731456925252668046'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/10/la-cosa-piu-insopportabile.html' title='La cosa più insopportabile?'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-4648840670849404591</id><published>2009-10-21T11:16:00.000+02:00</published><updated>2009-10-21T11:17:10.248+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transessualità'/><title type='text'>Adeguamento</title><content type='html'>&lt;meta equiv="CONTENT-TYPE" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;title&gt;&lt;/title&gt;&lt;meta name="GENERATOR" content="OpenOffice.org 3.1  (Win32)"&gt;&lt;style type="text/css"&gt; 	&lt;!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--&gt; 	&lt;/style&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="CENTER"&gt;Adeguamento&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;Spesso si parla di transizione, indicando il percorso che compie una persona con DIG per raggiungere il suo equilibrio, così come si continua a definire tale persona come “trans” qualcosa, generalmente “transessuale” e da poco tempo “transgender”. L'idea di fondo è che una persona compia un “transito” da una situazione ad un altra, ovvero che cambi la sua situazione di partenza per giungere a qualcosa di desiderato e di sentito. Spesso si dice appunto che transita da un sesso all'altro, così – di conseguenza – si dice che ha fatto richiesta di cambiamento sessuale e che ha Disturbo di Identità Sessuale.  &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;Non ho la pretesa di fare chiarezza, non è mia competenza né mio compito pormi nella posizione di chi vuole chiarire. Pur vero che tutto questo suscita un guazzabuglio di incomprensioni e di idee sbagliate, ovvero di cose che – partendo dal mio punto di vista – non hanno alcun reale riscontro né coincidenza. Va chiarito, questo si, che il mio punto di vista non è da classificare come “opinione”, ma come espressione di chi avendo vissuto il Disagio d'Identità di Genere non si riscontra affatto in quei tipi di definizioni, tanto meno nei concetti che gli sottostanno. Visione soggettiva? Certo! Ma chiedo anche dove sia l'oggettività di queste definizioni che si sono imposte semplicemente per mancanza di vocabolario. Non c'è nulla di oggettivo, ma sicuramente è oggettivo che io sia persona che ora è operata ed ha finalmente trovato il proprio equilibrio con sé stessa e con il mondo che la circonda, nonostante che quest'ultimo continui a volermi imporre un Disagio in relazione alla mia Identità di Genere.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;Mettiamola così: nasco e vivo i miei primi anni in un contesto dove ciò che sono poco importa, ovvero sono li, da accudire, da far crescere, da gestire in un qualche modo. Collocata, vezzeggiata eccetera. Direi sostanzialmente amata dai miei. Tutto bene fino a quando non si pone un problema non previsto, ovvero fino al momento in cui emerge il fatto che io mi sento una bambina che, pazientemente, attende che ci sia la trasformazione. Mi viene fatto notare che questo non accadrà mai (è accaduto!!!!), perché io sono nata con un fisico di un bambino. Fin qui potrebbero non esserci problemi. Il problema nasce nel momento in cui, uscendo dallo stretto ambito familiare, io devo essere “conforme” a quello che gli altri vedono di me. Del resto io sono fisicamente un bambino, per tanto mi devo comportare come tale. Ci provo, ci provo praticamente per quasi tutta la mia esistenza. Diciamo che apparentemente ci riuscivo anche :))). Nasce il disagio! Qualcuno dice che il disagio è mio … Mio? Ma io non avevo alcun disagio, questo mi viene fatto venire nel momento in cui qualcuno e la società mi hanno imposto di corrispondere ad un genere che non era il mio, un genere che vuole e continua a voler essere definito dai tratti genitali di una persona, ovvero per la pretesa di voler definire la persona con il suo “sesso”! Recita: è nato un bambino di sesso (M)  (F) (mettere la crocetta asseconda se è un pene o una fessura)! Pene o vagina determinano il genere? Ma così è nella normalità! Caspita! Poi sono io o chi come me che ha il “disagio”, non lo appiccica questa benedetta “normalità” che poi mi piacerebbe sapere chi è “Normale”!!!!!&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;Ma andiamo avanti. Insomma io nasco con la precisa percezione di me di essere di genere femminile, lotto una vita, finalmente all'ultimo momento riesco ad adeguare il mio corpo e cosa mi devo ancora sentire dire? Che io ora sono finalmente donna? Che sono una neo donna? Ma per favore! Io donna la sono sempre stata, e questo indipendentemente da come è il mio fisico, ma soprattutto indipendentemente dall'avere un pene o la vagina. Ma proseguiamo. Insomma io nasco di genere femminile, ma con il corpo di genere maschile, e mi si dice che io “transito”. Transiterei se io fossi nata di genere maschile sia mentalmente che fisicamente e che ora transitassi da un genere all'altro come dimensione comportamentale. Diciamo che chi effettivamente transita da un genere all'altro sono coloro che si travestono, ovvero che vivono la loro vita pienamente inseriti in uno specifico genere e che ogni tanto o in certe occasioni si vestono ed assumono l'altro genere, semmai di elezione. Queste persone, nei fatti, sono quelle che transitano da un genere all'altro, dal genere maschile a quello femminile e viceversa. Ma chi nasce di un genere mentale, e poi vive quotidianamente secondo questo genere, quindi adegua il suo corpo a questo genere, non transita affatto. Se fa un percorso, questo non sarà di transito, ma di adeguamento.  &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;Cosa cambia? Un parametro mentale! Una persona che adegua il suo corpo era di quel genere sia prima dell'adeguamento che dopo. Una persona che transita prima era di un genere dopo di un altro.&lt;/p&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-4648840670849404591?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/4648840670849404591/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=4648840670849404591' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4648840670849404591'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/4648840670849404591'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/10/adeguamento.html' title='Adeguamento'/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6897145644166056609.post-8502378627894821289</id><published>2009-10-20T19:03:00.000+02:00</published><updated>2009-10-20T19:13:03.301+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Apertura'/><title type='text'></title><content type='html'>Qui scriverò i miei pensieri, nulla di più nulla di meno :)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6897145644166056609-8502378627894821289?l=darianna-cosechepenso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/feeds/8502378627894821289/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6897145644166056609&amp;postID=8502378627894821289' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/8502378627894821289'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6897145644166056609/posts/default/8502378627894821289'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/10/eccoci-qui-per-preparare-questo.html' title=''/><author><name>Darianna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08908006686107189143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='26' src='http://1.bp.blogspot.com/_ERw3N7jMmi0/Su30pxbCwMI/AAAAAAAAABo/hbytoNvpooQ/S220/Darianna+261009b.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry></feed>
