domenica 6 novembre 2011
L'urgenza di fare politica
Il Paese Italia è di fronte ad una delle più grosse crisi strutturali della sua storia, ed eccetto poche eccezioni, la sensazione è che nessuno ci stia ponendo mente in modo serio, organi e strutturale. Il paese va alla deriva, sfaldandosi socialmente, culturalmente, politicamente e finanziariamente, ma tutto questo sembra non essere al primo punto dell'agenda politica sia della maggioranza che dell'opposizione.
Ma sul serio crediamo che il vero problema di tutta questa situazione sia Berlusconi? Indubbiamente Silvio Berlusconi fa parte del problema, ed i quanto primo ministro ritengo debba avere quel minimo di responsabilità di comprendere istituzionalmente che è arrivato il momento di passare la mano. Dobbiamo dirlo con chiarezza che il problema reale è che l'economia reale, quella di chi tutti i giorni lavora, di chi tutti i giorni va a fare la spesa, è stata annullata e svalutata all'infinito dall'economia virtuale, la quale da economia di supporto è diventata luogo di speculazione mediante la quale per la ricchezza (forse) di qualcuno si affamano intere popolazioni, si distruggono economie, si rende senza valore il quotidiano di ogni persona, ciò che effettivamente conta.
Chi vive nel quotidiano, ovvero vive la realtà del Paese, invoca che si prendano provvedimenti! Coloro che si trovano nella “cabina di comando” hanno la responsabilità di assumere decisioni chiare, hanno la responsabilità di trovare soluzioni e di coordinarsi con l'opposizione per la ricerca del bene del Paese.
Tutto questo, che dovrebbe caratterizzare una classe dirigente di un paese, oggi in Italia è del tutto assente, e le poche voci – come quelle del Partito Radicale – che cercano di alzarsi e di richiamare alla legalità ed alla responsabilità, non sono ascoltate se non denigrate e preventivamente demonizzate sia da una parte che dall'altra.
Agli occhi di chi si è posta ad osservare quanto accadeva, nella speranza di trovare una sua collocazione, sembra che ci sia stata quasi una regia per portare il Paese ad uno stato di totale incapacità di agire, ad una progressiva delegittimazione della politica. Una regia che ha costruito – a negli anni fra il 1990 ed il 2000 – un progressivo decadimento culturale e sociale, ad una progressiva ignoranza del senso (da sempre scarso in Italia) dello Stato. Ma fino a quando questo scarso senso dello Stato era appannaggio di un segmento della società, controbilanciato da istituzioni autorevoli e da una classe dirigente del paese che – per quanto contestabile – era autorevole!
Cosa era ancora chiaro prima degli anni 1990? Cosa era ancora condiviso nello Stato? Per quanto molto indebolito, ma negli anni 1990 c'era ancora chiaro il Patto che aveva costituito lo Stato Italiano, ancora c'era la memoria di questo patto ed tale memoria era un deterrente notevole per la classe dirigente ad agire con cautela.
Ma la sensazione è che oggi non solo si è perso la consapevolezza del Patto sociale che costituiva lo Stato Italiano e, quindi, la portata e l'importanza normativa della Costituzione, ma si è persa anche la memoria di quel Patto, di cosa lo ha costituito, su cosa si fonda. E questa memoria non si è persa solo nell'ambito dei cittadini e delle cittadine sempre più prese a cercare di resistere in un contesto di disfacimento totale, ma si è perso anche in quella cosiddetta “società civile” in quegli ambiti culturali ed intellettuali che erano la punta di diamante della società, in quei movimenti che agivano e si battevano per l'affermazione del diritto integrale della persona.
Avvicinarsi a quegli ambienti è trovarsi di fronte ad ambiti introversi su se stessi ed incapaci di aprire lo sguardo, di assumere quel loro ruolo profetico nell'ambito di una società sempre più dormiente ed anestetizzata dai media e dal populismo dilagante.
Forse sono presuntuosa, ma il fatto di essere una persona transessuale mi rende più attenta a quanto sta accadendo o, semplicemente, proprio perché persona che ha la presunzione di avere un suo proprio pensiero, sento una profonda repulsione per ogni tipo di tifoseria da stadio su questioni che riguardano il bene comune dello Stato. Non nego l'importanza di ogni singola istanza che viene portata avanti, ma mi chiedo quale sia il senso di un portare avanti istanze in un contesto dove il patto sociale non esiste più, dove non c'è neanche più memoria di cosa sia fondativo, dove chi è al governo ha il pieno disprezzo dell'istituzione e delle regole, dove sembra vincere la logica del più furbo e del più arrogante.
Voglio pensare ed agire politicamente, e per tanto rivendico questo MIO diritto di agire e pensare politicamente, nella logica di un discorso politico e di una azione politica che sia autenticamente MIA. Sono stanca di dovermi adeguare a qualcosa che gira intorno a ciò che ritengo determinante e fondativo, sono stanca di discorsi demagogici che si riempiono di proclami ma che servono solo a nascondere il vuoto a perdere di posizioni! Sono stanca di essere considerata solo ed esclusivamente apparato votante di un sistema, perché io sono persona che produce, lavora e tenta con tutte le sue forze di dare il proprio contributo alla crescita di questo Paese, ed è stufa di vedersi tarpata, tartassata di tasse, vessata da apparti di Stato che diventano aguzzini applicatori di leggi e norme ingiuste. Sono stanca di dover sottostare a giochi iniqui determinati da un sistema assoggettato agli interessi di banche e di speculatori che ci vogliono schiavizzare.
Voglio ripartire dalla Costituzione, da quel Patto fondativo dello Stato Italiano, perché io sono Italiana e MIA è questa terra e MIO è questo Stato, e non ho più alcuna intenzione di delegare ad altri le sorti di ciò che per diritto e di MIA competenza. Sono una cittadina e non ho alcuna intenzione di diventare suddita di qualcuno o di un gruppo di potere di cui non conosco le facce né le intenzioni. Sono anche stufa di lamentarmi nel chiuso della mia cameretta o fra quattro amici, perché ritengo che sia arrivato il momento di agire, di riprendere in mano quel Patto e di affermarlo di fronte a chiunque lo voglia nascondere o dimenticare; siano questi i gruppi di potere, siano i governanti, sia la classe dirigente di questo Stato, sia l'Europa!
Se sono in Europa ci voglio essere come Italiana e, quindi, come chi ha dietro di sé un chiaro patto sociale sancito e stabilito dalla Costituzione Italiana. Ad oggi, ancora, non mi trovo di fronte ad un patto sociale che mi costituisce Europa, ma piuttosto mi trovo di fronte ad accordi fra poteri e banche, le quali non hanno ricevuto da me il consenso di gestirmi l'esistenza.
Si deve ri-fondare lo Stato! Parlo di “ri-fondare” perché sono convinta e persuasa che oggi si sia perso il fondamento, e ri-fondare lo Stato significa ri-stabilire il Patto fra cittadini e cittadine che costituiscono lo Stato. Proprio per questo mi chiedo da cosa nasce la nostra Costituzione, e devo ricordare che questa costituzione nasce dal vissuto e dall'esperienza e dalla cultura di persone che avevano vissuto sulla loro pelle la negazione totale di quanto è costitutivo del diritto della persona. Erano persone che uscivano, dopo un ventennio di dittatura e di totalitarismo, da una guerra sanguinosa e folle. Nasce da queste persone le quali avevano ben presente di salvaguardare per le generazioni future e di garantire nel tempo ogni aspetto facente parte del diritto costitutivo della persona.
Nel leggere la Costituzione emerge con chiarezza il patto costitutivo fra i cittadini e che aveva nello Stato quell'organo di servizio deputato a garantire che tale patto fosse mantenuto e rispettato. Proprio per questo i padri costituenti disegnano lo schema normativo sul quale doveva svilupparsi ogni tipo di politica e che tali politiche dovevano trovare la propria origine nel Patto che viene configurato proprio nel cosiddetto Stato Sociale.
Sono profondamente convinta che noi, oggi, non siamo chiamate e chiamati ad “inventarci” un nuovo paradigma di Stato Sociale, quanto piuttosto a rifondarlo su quei principi che costituiscono il fondamento del patto fra i cittadini che costituisce lo Stato, e che trova il suo punto di partenza proprio nella cultura del diritto della persona, poiché come persona collocata nella parte debole della società colgo nella Costituzione quei principi che mi comprendono e che danno senso per ogni persona al Patto Sociale costitutivo dello Stato, il quale si configura come patto fra cittadini e non fra uno Stato padrone ed i suoi sudditi.
Ora mi chiedo se ancora, in questo nostro Paese, c'è qualcuno che sente come prioritario il diritto della persona come elemento fondativo del patto costitutivo dello Stato Italiano.
Proprio per questo io pongo come prioritario il rifondare lo Stato Sociale poiché questo rappresenta il presupposto di ogni scelta ed azione politica, di ogni decisione governativa, di ogni trattativa e patto ulteriore fra gli Stati ed anche all'interno dell'Unione Europea.
Il superamento della crisi, quindi, si ha proprio a partire dal ricollocare nella chiarezza e nella piena condivisione quanto è determinato dal Patto Sociale che trova la sua esplicita traduzione nello Stato Sociale che rappresenta il reale e programmatico investimento per lo sviluppo e la crescita della società e dello Stato nel tempo.
Ma sul serio crediamo che il vero problema di tutta questa situazione sia Berlusconi? Indubbiamente Silvio Berlusconi fa parte del problema, ed i quanto primo ministro ritengo debba avere quel minimo di responsabilità di comprendere istituzionalmente che è arrivato il momento di passare la mano. Dobbiamo dirlo con chiarezza che il problema reale è che l'economia reale, quella di chi tutti i giorni lavora, di chi tutti i giorni va a fare la spesa, è stata annullata e svalutata all'infinito dall'economia virtuale, la quale da economia di supporto è diventata luogo di speculazione mediante la quale per la ricchezza (forse) di qualcuno si affamano intere popolazioni, si distruggono economie, si rende senza valore il quotidiano di ogni persona, ciò che effettivamente conta.
Chi vive nel quotidiano, ovvero vive la realtà del Paese, invoca che si prendano provvedimenti! Coloro che si trovano nella “cabina di comando” hanno la responsabilità di assumere decisioni chiare, hanno la responsabilità di trovare soluzioni e di coordinarsi con l'opposizione per la ricerca del bene del Paese.
Tutto questo, che dovrebbe caratterizzare una classe dirigente di un paese, oggi in Italia è del tutto assente, e le poche voci – come quelle del Partito Radicale – che cercano di alzarsi e di richiamare alla legalità ed alla responsabilità, non sono ascoltate se non denigrate e preventivamente demonizzate sia da una parte che dall'altra.
Agli occhi di chi si è posta ad osservare quanto accadeva, nella speranza di trovare una sua collocazione, sembra che ci sia stata quasi una regia per portare il Paese ad uno stato di totale incapacità di agire, ad una progressiva delegittimazione della politica. Una regia che ha costruito – a negli anni fra il 1990 ed il 2000 – un progressivo decadimento culturale e sociale, ad una progressiva ignoranza del senso (da sempre scarso in Italia) dello Stato. Ma fino a quando questo scarso senso dello Stato era appannaggio di un segmento della società, controbilanciato da istituzioni autorevoli e da una classe dirigente del paese che – per quanto contestabile – era autorevole!
Cosa era ancora chiaro prima degli anni 1990? Cosa era ancora condiviso nello Stato? Per quanto molto indebolito, ma negli anni 1990 c'era ancora chiaro il Patto che aveva costituito lo Stato Italiano, ancora c'era la memoria di questo patto ed tale memoria era un deterrente notevole per la classe dirigente ad agire con cautela.
Ma la sensazione è che oggi non solo si è perso la consapevolezza del Patto sociale che costituiva lo Stato Italiano e, quindi, la portata e l'importanza normativa della Costituzione, ma si è persa anche la memoria di quel Patto, di cosa lo ha costituito, su cosa si fonda. E questa memoria non si è persa solo nell'ambito dei cittadini e delle cittadine sempre più prese a cercare di resistere in un contesto di disfacimento totale, ma si è perso anche in quella cosiddetta “società civile” in quegli ambiti culturali ed intellettuali che erano la punta di diamante della società, in quei movimenti che agivano e si battevano per l'affermazione del diritto integrale della persona.
Avvicinarsi a quegli ambienti è trovarsi di fronte ad ambiti introversi su se stessi ed incapaci di aprire lo sguardo, di assumere quel loro ruolo profetico nell'ambito di una società sempre più dormiente ed anestetizzata dai media e dal populismo dilagante.
Forse sono presuntuosa, ma il fatto di essere una persona transessuale mi rende più attenta a quanto sta accadendo o, semplicemente, proprio perché persona che ha la presunzione di avere un suo proprio pensiero, sento una profonda repulsione per ogni tipo di tifoseria da stadio su questioni che riguardano il bene comune dello Stato. Non nego l'importanza di ogni singola istanza che viene portata avanti, ma mi chiedo quale sia il senso di un portare avanti istanze in un contesto dove il patto sociale non esiste più, dove non c'è neanche più memoria di cosa sia fondativo, dove chi è al governo ha il pieno disprezzo dell'istituzione e delle regole, dove sembra vincere la logica del più furbo e del più arrogante.
Voglio pensare ed agire politicamente, e per tanto rivendico questo MIO diritto di agire e pensare politicamente, nella logica di un discorso politico e di una azione politica che sia autenticamente MIA. Sono stanca di dovermi adeguare a qualcosa che gira intorno a ciò che ritengo determinante e fondativo, sono stanca di discorsi demagogici che si riempiono di proclami ma che servono solo a nascondere il vuoto a perdere di posizioni! Sono stanca di essere considerata solo ed esclusivamente apparato votante di un sistema, perché io sono persona che produce, lavora e tenta con tutte le sue forze di dare il proprio contributo alla crescita di questo Paese, ed è stufa di vedersi tarpata, tartassata di tasse, vessata da apparti di Stato che diventano aguzzini applicatori di leggi e norme ingiuste. Sono stanca di dover sottostare a giochi iniqui determinati da un sistema assoggettato agli interessi di banche e di speculatori che ci vogliono schiavizzare.
Voglio ripartire dalla Costituzione, da quel Patto fondativo dello Stato Italiano, perché io sono Italiana e MIA è questa terra e MIO è questo Stato, e non ho più alcuna intenzione di delegare ad altri le sorti di ciò che per diritto e di MIA competenza. Sono una cittadina e non ho alcuna intenzione di diventare suddita di qualcuno o di un gruppo di potere di cui non conosco le facce né le intenzioni. Sono anche stufa di lamentarmi nel chiuso della mia cameretta o fra quattro amici, perché ritengo che sia arrivato il momento di agire, di riprendere in mano quel Patto e di affermarlo di fronte a chiunque lo voglia nascondere o dimenticare; siano questi i gruppi di potere, siano i governanti, sia la classe dirigente di questo Stato, sia l'Europa!
Se sono in Europa ci voglio essere come Italiana e, quindi, come chi ha dietro di sé un chiaro patto sociale sancito e stabilito dalla Costituzione Italiana. Ad oggi, ancora, non mi trovo di fronte ad un patto sociale che mi costituisce Europa, ma piuttosto mi trovo di fronte ad accordi fra poteri e banche, le quali non hanno ricevuto da me il consenso di gestirmi l'esistenza.
Si deve ri-fondare lo Stato! Parlo di “ri-fondare” perché sono convinta e persuasa che oggi si sia perso il fondamento, e ri-fondare lo Stato significa ri-stabilire il Patto fra cittadini e cittadine che costituiscono lo Stato. Proprio per questo mi chiedo da cosa nasce la nostra Costituzione, e devo ricordare che questa costituzione nasce dal vissuto e dall'esperienza e dalla cultura di persone che avevano vissuto sulla loro pelle la negazione totale di quanto è costitutivo del diritto della persona. Erano persone che uscivano, dopo un ventennio di dittatura e di totalitarismo, da una guerra sanguinosa e folle. Nasce da queste persone le quali avevano ben presente di salvaguardare per le generazioni future e di garantire nel tempo ogni aspetto facente parte del diritto costitutivo della persona.
Nel leggere la Costituzione emerge con chiarezza il patto costitutivo fra i cittadini e che aveva nello Stato quell'organo di servizio deputato a garantire che tale patto fosse mantenuto e rispettato. Proprio per questo i padri costituenti disegnano lo schema normativo sul quale doveva svilupparsi ogni tipo di politica e che tali politiche dovevano trovare la propria origine nel Patto che viene configurato proprio nel cosiddetto Stato Sociale.
Sono profondamente convinta che noi, oggi, non siamo chiamate e chiamati ad “inventarci” un nuovo paradigma di Stato Sociale, quanto piuttosto a rifondarlo su quei principi che costituiscono il fondamento del patto fra i cittadini che costituisce lo Stato, e che trova il suo punto di partenza proprio nella cultura del diritto della persona, poiché come persona collocata nella parte debole della società colgo nella Costituzione quei principi che mi comprendono e che danno senso per ogni persona al Patto Sociale costitutivo dello Stato, il quale si configura come patto fra cittadini e non fra uno Stato padrone ed i suoi sudditi.
Ora mi chiedo se ancora, in questo nostro Paese, c'è qualcuno che sente come prioritario il diritto della persona come elemento fondativo del patto costitutivo dello Stato Italiano.
Proprio per questo io pongo come prioritario il rifondare lo Stato Sociale poiché questo rappresenta il presupposto di ogni scelta ed azione politica, di ogni decisione governativa, di ogni trattativa e patto ulteriore fra gli Stati ed anche all'interno dell'Unione Europea.
Il superamento della crisi, quindi, si ha proprio a partire dal ricollocare nella chiarezza e nella piena condivisione quanto è determinato dal Patto Sociale che trova la sua esplicita traduzione nello Stato Sociale che rappresenta il reale e programmatico investimento per lo sviluppo e la crescita della società e dello Stato nel tempo.
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